Le italiane e la sessualità

manifestazione 1962 le italiane e la sessualità filosofemme articolo elena magalotti

Gabriella Parca è stata una giornalista e scrittrice italiana che avuto il merito di aver condotto le prime inchieste sui rapporti tra i sessi nell’Italia del dopoguerra, prestando particolare interesse alla condizione della donna. È stata fondatrice del mensile Effe, rivista femminista autogestita, e di uno dei primi consultori laici d’Italia, il Centro problemi donna a Milano.

Nel 1959 decise di raccogliere nel libro Le italiane si confessano centinaia di lettere di donne che avevano dei problemi o delle domande su questioni sessuali e amorose. Le autrici delle lettere erano principalmente operaie, contadine, casalinghe, domestiche, impiegate e studentesse, ovvero un insieme di differenti categorie appartenenti al ceto medio-basso, che rappresentavano oltre il 60 per cento della popolazione femminile in Italia negli anni Sessanta.(1)

Le lettere provenivano da ogni regione – principalmente dal meridione –, ma alcune giunsero anche da paesi stranieri in cui risiedevano emigranti italiane. Erano per lo più scritte a mano e raramente battute a macchina, utilizzando il linguaggio tipico della cultura popolare, poco raffinato, spesso contornato da errori grammaticali. Nelle lettere era riscontrabile sia la semplicità della mentalità popolare, individuabile nell’accentuata ostentazione dei sentimenti, che l’ideologia delle persone con cui le donne vivevano e che condizionavano il loro modo di agire e pensare.

Su questa raccolta si basa il film realizzato nel 1961 Le italiane e l’amore, (2) che si ispirava a casi reali trattati nelle lettere, analizzando in diversi episodi le tematiche principali scelte da Gabriella Parca.

Le italiane parlavano volentieri di loro stesse, soprattutto dal momento in cui veniva loro offerto la possibilità di essere ascoltate, di ricevere consigli e sostegno, senza ripercussioni né giudizi.

Ciò ha dato origine a un fenomeno molto vasto e a un’abbondante partecipazione, che ha saputo rivelare la diffusione di una generale incertezza e incomprensione circa i temi sessuali.

L’educazione che le donne ricevevano in famiglia, nelle scuole e nella società era di mentalità profondamente patriarcale: gli insegnamenti che venivano impartiti riguardavano solo come esse dovessero ricoprire determinate posizioni e ruoli di complementarietà rispetto all’uomo, per sentirsi realizzate come persone.

La questione sessuale, quindi, si presentava sotto forma di problema sociale causato da un conformismo tipico della cultura di massa, legato a una mentalità maschilista.

Quest’ultima era tale da giudicare in modo del tutto differente una stessa azione, a seconda che venisse compiuta da un uomo o da una donna. L’esperienza matrimoniale spesso non faceva che aggravare la situazione della donna che, sottraendosi alle regole del padre, accettava e rispettava le nuove regole imposte dal marito, del tutto analoghe alle precedenti. Molte donne soffrivano a causa del consorte che si rivelava egoista, autoritario e violento.

[…] Lui si rivelò di carattere un po’ difficile, proibendomi di affacciarmi, di parlare con alcuno, di uscire, magari con lui. Niente, carcerata dentro come una colpevole! Io credendo che fosse gelosia lo assecondavo credendomi amata. Dopo tre mesi di questa vita cominciò a torturarmi dicendo che ero una buona a nulla, che non sapevo fare niente, neanche i bambini. […] Dopo che gli avevo annunciato che aspettavo un bambino, non mi dava più bastonate, ma forse per non perdere l’allenamento dopo due mesi ricominciò, non pensando che poteva essere fatale a me e a suo figlio.(3)


Gabriella Parca non riscontrava un’unica mentalità omogenea in tutta Italia. La morale e le tradizioni variavano molto da regione a regione, e il distacco era ancora maggiore tra nord e sud Italia, nonostante ci fosse una sostanziale uniformità nazionale riguardante i pregiudizi.

Le ragazze al nord erano tendenzialmente più libere, anche se a volte solo in apparenza, rispetto a quelle del sud. Alcune ragazze meridionali che vivevano in piccoli paesi di campagna non potevano nemmeno parlare e confrontarsi liberamente con i ragazzi.

Soprattutto in Sicilia e in Sardegna si verificava il fenomeno dell’“amore a prima vista”, in cui si iniziava ad amare una persona nonostante non ci fosse mai stata possibilità di conoscerla. Un semplice saluto o il ripetuto “passaggio” di un ragazzo davanti alla casa di una ragazza veniva interpretato come una normale dichiarazione d’amore.

Altro elemento da prendere in esame è l’eventuale opposizione dei genitori, in quanto si considerava la situazione sentimentale dei figli come una questione familiare. Di conseguenza capitava che gli innamorati decidessero di ricorrere alla fuga, la cosiddetta “fuitina”.

[…] Noi ci vogliamo, ma ci sono i miei genitori che non vogliono sentire ragioni; mi hanno dato botte, mi hanno punito in tutti i modi possibili ed immaginabili, ma io sono irremovibile e loro come ultima prova mi tengono chiusa in casa, per non farmi vedere con lui. Adesso sono quattro mesi che non lo vedo, anche se ogni giorno la cameriera mi porta una sua lettera. In quella di oggi mi diceva di fuggire con lui, costringendo così i miei a darmi il consenso. (4)


Argomenti sessuali che nella famiglia venivano considerati dei tabù diventavano invece nelle lettere materia di confessione e di interrogativi. Le giovani sentivano l’esigenza di una nuova morale più adeguata al contesto sociale in cui vivevano, che potesse superare la rigidità delle generazioni passate.

Uno dei problemi che emergeva nelle lettere riguardava il fatto che le donne spesso giungevano al matrimonio facendosi credere illibate, nonostante avessero avuto comunque rapporti prematrimoniali.

Questo tema costituiva uno degli episodi del film Le italiane e l’amore intitolato Viaggio di nozze, in cui venivano trattati i problemi di una coppia appena sposata: il marito scoprì che la moglie non era vergine, poiché aveva già avuto dei rapporti sessuali in età giovanile con un ragazzo che successivamente l’aveva abbandonata.

Il pensiero di dover confessare l’accaduto all’attuale fidanzato o marito, era spesso motivo di disperazione e di grandi sensi di colpa. In alcune lettere si arrivava a parlare persino di suicidio.  

Adesso lui, il mio fidanzato, vuole venire in casa a parlare con la mia famiglia, ma io non posso fare un passo avanti perché non posso sposare un gentiluomo che si merita una vera vergine e io non sono come le altre. (5)


La civiltà patriarcale aveva conformato la donna alla castità, a differenza dell’uomo di cui si riconosceva, più o meno apertamente, il diritto di soddisfare i suoi desideri sessuali.


La donna era relegata nel matrimonio, e i suoi atti sessuali diventavano colpa e debolezza, quando non erano santificati dalla legge civile e dal sacramento religioso.

Il matrimonio era considerato la condizione ideale per la donna e costituiva l’obiettivo principale da raggiungere, le sue ambizioni e i suoi progetti. Essa era cresciuta nell’attesa di questo evento, e l’abbandono da parte del proprio fidanzato rappresentava un dramma, spesso si continuava ad amarlo e aspettarlo nella speranza di un ripensamento.

FONTI

G. Parca, Le italiane si confessano,  Feltrinelli Editore, Milano, 1964, p. 14.

2 Le italiane e l’amore, diretto da Gian Vittorio Baldi, Marco Ferreri, Giulio Macchi, Francesco Maselli, Lorenza Mazzetti, Gianfranco Mingozzi, Carlo Musso, Piero Nelli, Giulio Questi, Nelo Risi, Florestano Vancini, 1961.

3 G. Parca, ivi, p. 239.

4 G. Parca, ivi, p. 109.

5 G. Parca, ivi, p. 54.