Sei una donna alpha?

La considerazione più ovvia non è stabilire se esiste cosiddetta una “donna alpha” o una “donna sfigata”, ma se e come la società definisce questa distinzione.

Gli stessi mezzi di comunicazione, quali il cinema, la tv, Youtube, Instagram, Facebook, ci mostrano modelli di donne decisi e creati dagli uomini:

nei film le “donne alpha” sono dominanti, coraggiose e, a volte, senza scrupoli, ma è il mondo maschile a volerle disegnare e descrivere così.

Non le si osserva nella loro vera natura umana, ma in quella ideale.


Ecco che scaturisce la differenza tra una donna alpha e una che non lo è e si etichettano secondo il modo in cui la società le vede e non per come si vedono loro.


Viene considerata “donna alpha” colei che domina sugli altri, comanda il gruppo di persone intorno a lei, sa farsi valere in un confronto di forza con l’uomo, detta le regole della sua vita senza condizionamenti altrui;

al contrario, colei che soccombe alle disparità nei luoghi di lavoro o di socializzazione, non apprezza se stessa fisicamente e mentalmente e apparentemente vive influenzata dai sistemi definiti da altri, viene considerata “donna beta”.

La sentenza che decreta se una donna è “una donna vera” viene decisa dalla società o da altri individui che si pongono sulla scia dei modelli maschili di forza ed è proprio questo il lato oscuro dell’umanità:

la negazione di essere semplicemente se stesse, senza artifici; negare la libertà di essere umano; negare la libertà di esprimersi secondo il proprio carattere, le proprie inclinazioni.

Solo un’accettazione universale della donna può abbattere questi pregiudizi che generano divisioni e non unione; solo un ascolto delle voci di donna potrà liberare il mondo dalla tempesta mediatica che dipinge e genera caos.

All’effettivo si delinea la pura e semplice autodeterminazione, cioè la capacità di rappresentare se stessi secondo i propri principi morali ed etici e secondo modi di fare che sono unici di ciascun individuo.

Ogni donna deve avere la possibilità di autodeterminarsi secondo la propria natura, senza cadere vittima di stereotipi o pregiudizi.

Nella realtà dei fatti ogni donna è diversa, con caratteristiche uniche, con valori differenti, con un’educazione che varia da luogo a luogo e che molto spesso decreta la poca o molta apertura mentale.

Ogni donna dovrebbe far valere la propria individualità senza dover essere per forza una capobranco: il bello di essere donna sta nella capacità di cogliere sfumature nascoste, di adattarsi con facilità ad ogni situazione, di essere donne realizzate con e senza figli e famiglia, di essere guerriere che lottano con le unghie e con i denti per raggiungere i propri obiettivi e realizzare i propri sogni, di sapersi rialzare quando la vita e i pregiudizi la buttano a terra, di essere Wonder Woman, di amare in modo incondizionato stabilendo un rapporto di parità e non di supremazia, di girare il mondo andando incontro all’orizzonte.

Insomma la donna – fragile o forte che sia – è una meravigliosa rivoluzione che porta scompiglio, novità, passione, coraggio, valore ed è vittima ancora di un mondo che la vede come un essere strano, indefinito, imprevedibile, un mondo che per secoli l’ha educata all’obbedienza e all’ignoranza, senza però rendersi conto di far crescere un fuoco che, una volta divampato, non avrebbe più smesso di ardere.


Essere donna significa non rinnegare mai se stessa, la propria storia, i propri sogni, la propria vita e la propria umanità.   



foto in copertina: Massimo Cavezzali

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