L’età dei Barbari

Riscoprire la modernità in Vico ma anche – e forse soprattutto – la modernità di Vico. 

Questo è l’intento sicuramente ambizioso di L’Età dei Barbari, di Maria Donzelli. 

Il punto di partenza del testo, con il quale è difficile essere in disaccordo, è che l’opera di Giambattista Vico sia rimasta troppo a lungo argomento per soli addetti ai lavori, e che abbia finito così per essere relegata ad un ambiente puramente accademico, lontana dalla dimensione politica e sociale che animava il filosofo nella propria ricerca.  

Donzelli intende muoversi in controtendenza, proponendo un testo che, sebbene non sia certamente alla portata di chiunque (qualche nozione di filosofia moderna è necessaria per comprendere il contesto storico e culturale in cui Vico si colloca), si propone come un ponte tra chi non ha familiarità con il filosofo napoletano e quest’ultimo.

Il testo si propone dunque come un’edizione critica della Scienza Nova, opera vichiana che qui viene presentata integralmente in una “traduzione” attualizzante, con l’esplicito scopo di avvicinare all’opera anche il lettore che non ha familiarità con il peculiare linguaggio di Vico. La scelta del testo a fronte consente da un lato di comprendere con maggiore agilità il contenuto dell’opera, e dell’altro di confrontare con il testo originale, salvaguardando un atteggiamento critico nei confronti delle scelte di “traduzione” che, anche se fatte con rispetto sincero dell’originale, portano a privilegiare alcuni significati e interpretazioni rispetto ad altri. 

Coerentemente con questo proposito, Donzelli propone diversi capitoli di contestualizzazione storica e culturale, in modo da preparare il lettore all’incontro con l’opera in sé. Nel far questo, l’autrice si concentra in particolare su due nuclei tematici fondamentali: il rapporto di Vico con Descartes e il cartesianismo, caratterizzato da punti di continuità ma anche da un approccio critico originale; e il percorso dalla sagesse dei moderni al concetto vichiano di sapienza.


Quest’ultimo concetto rappresenta forse il contributo più attuale ed interessante del criticismo vichiano alla conoscenza intesa in senso cartesiano e strettamente scientifico.


Vico infatti contrappone ad essa un’idea di sapienza intesa come una forma di conoscenza dell’agire umano e della storia, la quale fa tesoro del passato e della saggezza degli antichi per indirizzare azioni future e guidare gli uomini attraverso il ritorno dell’età dei barbari, una fase di decadimento della società dalla quale l’umanità può risollevarsi soltanto facendo i conti con il proprio passato e con la responsabilità delle azioni compiute. 

In un periodo come quello attuale, in cui sempre più spesso si sentono gli echi di una certa storia passata con la quale forse non abbiamo fatto i conti fino in fondo, la sapienza vichiana e l’invito del filosofo napoletano a riflettere sul nostro passato sono davvero elementi di straordinaria attualità. 


M. Donzelli, L’Età dei Barbari: Giambattista Vico e il nostro tempo, Donzelli editore, Roma, 2019.

GRAZIE A DONZELLI EDITORE!

Cecilia Bucci

Author: Cecilia Bucci

Laureata in Scienze Filosofiche presso l’Università di Ferrara con una tesi sulla Teoria e Istituzione dell’Arte di George Dickie, si occupa di attivismo femminista ed LGBTQ+. È insegnante di Storia e Filosofia alla Smiling International School di Ferrara.