Leonora Carrington, musa di nessuno

Leonora carrington

La Debuttante

Nel racconto scritto da Leonora Carrington nel 1937 La debuttante, la protagonista racconta della sua amicizia con una iena. Visitante assidua dello zoo, la ragazza stringe un accordo con l’animale affinché la sostituisca nel ballo organizzato dalla madre in suo onore. Per portare a termine l’incarico, la iena strappa il volto alla domestica della famiglia e se lo pone come maschera. Nonostante l’inganno inizialmente funzioni, la iena alla fine non può dissimulare il suo essere selvaggio. Si disfa del travestimento e scappa dalla finestra, inorridendo la famiglia della protagonista.


Leonora Carrington (1917-2011) nasce a Lancashire, Inghilterra, nel seno di una famiglia abbiente della borghesia industriale.


Fin da bambina si distingue per la sua vivida immaginazione e un comportamento ribelle. Insieme al correlativo autoritratto, questo racconto esprime la sua protesta verso l’alta società. La iena – un animale fetido e peloso associato alla stregoneria e all’androginia – pare combaciare con la sensibilità di Carrington. «Sono come una iena, mi metto nei contenitori del pattume» disse in una intervista nel 1999, «ho una curiosità insaziabile» (1). Questa curiosità ispirò la creazione artistica di tutta la sua vita, che potrebbe descriversi come una ricerca delle storie occulte e perdute che spiegavano ciò che lei credeva mancasse nel mondo (2). Come afferma la scrittrice Elena Poniatowska «Leonora è il surrealismo. Vale a dire una donna che cerca di creare qualcosa di più reale che la realtà stessa» (3).


Il movimento Surrealista


Originariamente non sono presenti donne in questa avanguardia. Esse entrano a far parte del gruppo per via delle relazioni personali che instaurano con i componenti e non per il proprio talento. Le si riconosce come muse e ispiratrici dei loro mentori (4). Una considerazione che il collage Je ne vois pas la (femme) cachée dans la forêt, realizzato da René Magritte traduce in immagine-manifesto. Sedici uomini dai volti sognanti incorniciano un corpo nudo femminile (5). Questa illustrazione rimanda a uno dei tanti ruoli magico-salvifici che il Surrealismo attribuisce al femminile: ponte per l’irrazionale, un tramite per accedere al mistero. La donna viene rappresentata vergine, bambina, creatura celeste e, al contempo, strega, oggetto erotico, femme fatale. Al di fuori dell’immaginario maschile non esiste come soggetto autonomo (6).


Leonora Carrington entra in contatto con il movimento surrealista nel 1937.


Dal 1936 aveva iniziato ad assistere alla prestigiosa scuola d’arte di Amédée Ozenfant a Londra. Quello stesso anno si celebra la prima Esposizione Internazionale del Surrealismo e casualmente coincide con Max Ernst. L’anno successivo fuggirà con lui a Parigi dove avrà modo di conoscere il circolo surrealista di André Breton. L’arrivo in Francia di una fantasiosa artista di diciannove anni, dall’aspetto aristocratico, innamorata di un uomo molto più maturo di lei, che ha rifiutato la classe alta da cui proviene e ha rotto con il padre, magnate dell’industria tessile, nonché primo azionista della Imperial Chemicals Industries, dovette sorprendere tutti.

Delle donne, spiega Chadwick «si esaltava la bellezza, l’immaginazione fertile e sovversiva, la capacità di indurre nei loro uomini un amore “folle”». Breton affermava che la follia è uno stato proprio della donna, della sua funzione di intermediaria dell’irrazionale. Tuttavia una cosa era fare arte ispirata alla follia e cosa molto differente era convivere con essa


La follia


Leonora Carrington fu mandata in un ospedale psichiatrico da suo padre, in un’epoca in cui non vi erano limitazioni per l’ingresso involontario dei pazienti. Nel 1940 il suo compagno Max Ernst fu dichiarato nemico del Regime di Vichy e trasportato a un campo di concentramento. Carrington, con evidenti segni di esaurimento nervoso, si vide obbligata a fuggire in Spagna. Arrivata a Madrid iniziò a scorgere simboli occulti dappertutto, sentiva di stare connessa con il mondo attraverso lo stomaco. Dopo falliti tentativi di rimediare un salvacondotto per Ernst e dopo aver subìto uno stupro da parte di militari requetés, venne coattamente inviata, per istanza del padre, a una clinica psichiatrica a Santander.

Dopo un anno passato in questa clinica, sedata a più riprese con Cardiazol, un farmaco che provoca convulsioni epilettiche, viene trasferita a Lisbona per essere imbarcata verso un nuovo centro psichiatrico in Sudafrica. Nel trasbordo riesce a fuggire e prendere un volo per New York. Successivamente si trasferirà in Messico, da cui non farà più ritorno. Quest’anno di grande sofferenza marcherà tutta la sua opera posteriore, simbolica e visionaria. L’artista ha lasciato una narrazione autobiografica estremamente dettagliata di questa reclusione: Down Below (7).


Messico e la fioritura artistica


Come molti altri emigrati del surrealismo europeo, Carrington si trasferì a Città del Messico verso la fine della guerra. In questa terra adottiva ritornano alla luce i miti celtici della sua infanzia tramandati dalla nonna e dalla madre, entrambe d’origine irlandese. Fondamentale è la lettura che fa nel 1948 de “La Dea Bianca” di Robert Graves. Di questo libro, che si ispira alla mitologia celta per proporre l’idea di una religione matriarcale articolata attorno a una dea, Leonora affermó che probabilmente fu il più importante che avesse mai letto. Carrington traduce leggende, che mescola a visioni personali dando così vita a opere pittoriche ambientate in atmosfere misteriche (8).

In questi anni produce la maggior parte delle sue opere, sviluppando una poetica propria, che la allontana dalle rappresentazioni e assegnazioni tracciate dagli uomini del movimento. Allo stesso modo che la contemporanea Frida Kahlo, la sua pittura riflette la vita sotto il prisma dell’esperienza femminile.


Chadwick ricorda che quando intervistò una Carrington già anziana riguardo al tema surrealista della donna-musa, la risposta che ricevette fu: «Non avevo tempo di essere la musa di nessuno. Ero troppo occupata a ribellarmi contro la mia famiglia e a imparare ad essere un’artista» (9).


Se in un primo momento manifestò la propria protesta al ruolo secondario assegnato alla donna nel mondo aristocratico da cui proveniva attraverso dipinti e racconti come quello de La debuttante con cui abbiamo aperto questo articolo, in una seconda fase della sua vita è dall’ambiente maschilista del circolo parigino da cui si discosta profondamente. All’inizio degli anni Settanta la sua pittura complessa e visionaria si affiancherà al nascente movimento femminista messicano. Per sostenere l’affermazione dell’identità femminile realizza un manifesto che intitola Mujeres Conciencia (Donne coscienza, 1972). Come afferma Joanna Moorhead, Carrington fu ecofemminista prima ancora che questo termine venisse coniato. «Era femminista di una forma istintiva e inflessibile e sentiva una preoccupazione naturale verso l’ambiente e per il fatto che il pianeta fosse maltrattato dalla chiamata “specie intelligente”, gli esseri umani (10)».

Leonora Carrington oltre che pittrice e prolifica scrittrice, negli ultimi anni della sua vita si dedicò alla scultura e al disegno di gioielli.


Visse la sua vecchiaia come culminazione di un viaggio, ricreandosi con gli elementi visuali dell’età.


La protagonista di uno dei suoi tanti racconti ha una barba corta e grigia «che molte persone convenzionali troverebbero repulsiva. Personalmente la trovo galante» (11). Muore nel 2011 all’età di 94 anni presso casa sua nella colonia Roma di Città del Messico.






(1) https://books.google.es/books?id=WplJDAAAQBAJ&dq=leonora+carrington+I%27m+like+a+hyena&q=i%27m+like+a+hyena&redir_esc=y#v=snippet&q=i’m%20like%20a%20hyena&f=false.

(2) https://www.vice.com/es/article/a3we4a/leonora-carrington-historia (traduzione mia).

(3) L. Carrington, Memorias de abajo, Alpha decay, Barcelona, 2017, p. 14 (traduzione mia).

(4) C.G. Juncal, Mujer y Surrealismo, Asparkía, Castellón: Servicio de Publicaciones de la Universidad Jaime I, 1995, 5, pp. 71-80 (traduzione mia).

(5) A. Buccheri, G. Ingarao, E. Valenza, Archetipi del femminile. Rappresentazioni di genere, identità e ruoli sociali nell’arte dalle origini a oggi, Mimesis, Milano-Udine 2017, p.86.

(6) Ivi., pp. 87-88.

(7) «Non so quanto tempo rimasi legata e nuda. Giacetti diversi giorni e notti sui miei propri escrementi, urina e sudore, torturata dalle mosche, le cui punture mi lasciarono un corpo orribile. Credevo fossero gli spiriti di tutti gli spagnoli schiacciati, che mi rimproveravano il mio internamento, la mia mancanza d’intelligenza e la mia sottomissione». L. Carrington, Memorias de abajo, Alpha decay, Barcelona, 2017, p. 43 (traduzione mia).

(8) A. Buccheri, G. Ingarao, E. Valenza, Archetipi del femminile. Rappresentazioni di genere, identità e ruoli sociali nell’arte dalle origini a oggi, Mimesis, Milano-Udine 2017, p. 100.

(9) W. Chadwick, The Militant Muse. Love, War and the Women of Surrealism, Thames & Hudson, 2017, Kindle, p. 10 (traduzione mia).

(10) J. Moorhead, Leonora Carrington. Una vida surrealista, Turner Noema, Madrid, 2017, p. 181.

(11) J. Moorhead, Leonora Carrington. Una vida surrealista, Turner Noema, Madrid, 2017, p. 194.

Crediti foto di copertina:
The Pierre and Maria-Gaetana Matisse Collection, 2002
© 2020 Artists Rights Society (ARS), New York
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/492697
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