Orobori spaziali

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In pochə di voi avranno sentito parlare di Outer Wilds, videogioco sviluppato da Mobius Digital, pubblicato nel 2019 da Annapurna Interactive e nominato tra i miglior giochi indipendenti.(1)

La trama narra di un viaggiatore spaziale che naviga all’interno di un peculiare sistema solare, piuttosto banale se non fosse che quest’ultimo, ogni ventidue minuti, vede il Sole collassare ed esplodere in una supernova, resettando il gioco all’inizio, ma lasciandone intatti i ricordi. 

A questo punto il nostro eroe si sveglia di soprassalto, come da un sogno, e può ripartire per una nuova avventura, bloccato in un loop infinito tra morte e rinascita. 

Ogni risveglio è una nuova chance per salvare i pianeti dall’autodistruzione, la chiave sta nell’esplorare i satelliti e i mondi circostanti, i quali formano una vera e propria polifonia interagendo tra loro e permettendo di avere una visione a 360 gradi dell’ambiente circostante in continuo movimento. 

Giocare a Outer Wilds significa sfidare questo loop, sfidare le leggi temporali di questo universo, che non rappresenta una collana di perle à la Bergson, quanto più una sorta di gomitolo, il quale si snoda e si riannoda su se stesso, permettendoci di ripescare via via indizi, ricordi e segreti conquistati all’interno di questo viaggio senza fine e visionabili tramite il nostro diario di bordo. 

Abbiamo scomodato Bergson, ma Friedrich Nietzsche sembra essere il miglior compagno per il nostro protagonista spaziale.

«Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione […]. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!»(2)

Se con il filosofo tedesco vediamo una causalità fissa, circolare e riversa su se stessa, come un oroboro (la peculiare immagine del serpente che si morde la coda), in Outer Wilds assistiamo a una via di scampo: ogni giorno è un baffo che facciamo al passato, ogni risveglio è nuova linfa che ci permette di imparare qualcosa di nuovo, di cambiare i nostri errori e commetterne altri.

Non vi è un’unica linea temporale e fattuale che si contrae e si riversa su se stessa, impedendoci di identificare dove inizia e dove finisce, ogni momento non è propriamente uguale all’altro.

Outer Wilds è piuttosto come un punto fermo, rappresentato dal nostro continuo risveglio accanto al falò, e da cui si dipanano mille altre linee che convergono sempre nello stesso punto iniziale, come in una sorta di fiore, sino a che uno di questi petali non si distacca, finalmente, permettendo al nostro viaggiatore di farsi vincitore del tempo e dello spazio.

«La misura della forza del cosmo è determinata, non è “infinita”: guardiamoci da questi eccessi del concetto! Conseguentemente, il numero delle posizioni, dei mutamenti, delle combinazioni e degli sviluppi di questa forza è certamente immane e in sostanza “non misurabile”; ma in ogni caso è anche determinato e non infinito. È vero che il tempo nel quale il cosmo esercita la sua forza è infinito, cioè la forza è eternamente uguale ed eternamente attiva: fino a questo attimo, è già trascorsa un’infinità, cioè tutti i possibili sviluppi debbono già essere esistiti. Conseguentemente, lo sviluppo momentaneo deve essere una ripetizione, e così quello che lo ha generato e quello che da esso nasce, e così via: in avanti e all’indietro! Tutto è esistito innumerevoli volte, in quanto la condizione complessiva di tutte le forze ritorna sempre.» (3)

Se con Nietzsche la morte di Dio e la conseguente vittoria della insensatezza della nostra esistenza sono i punti di partenza per il nostro salto verso l’Oltreuomo, in Outer Wilds si è già consci di questo potere, della nostra possibilità di farci “signorə” della nostra vita, delle nostre leggi e soprattutto del nostro tempo, un elogio al cosiddetto homo faber, fautore del proprio destino. 

Siate allora padronə della vostra vita e rovesciate ciò che è perpetuo. 

Note

  1. https://www.spaziogames.it/articoli/the-game-awards-2019-ecco-tutti-i-vincitori
  2. F. W. Nietzsche, La gaia scienza e idilli di Messina, Adelphi, Milano, 1977, aforisma 341
  3. F. W. Nietzsche, Idilli di Messina, La gaia scienza e Frammenti postumi (1881-1882), versioni a cura di F. Masini e M. Montinari, Opere di Friedrich Nietzsche, Mondadori, Segrate, 1971, volume V tomo II, 11[316].

Sitografia

https://www.pensierofilosofico.it/articolo/Eterno-ritorno-e-Amor-Fati-in-Friedrich-Nietzsche/213