
E se all’improvviso scoprissimo che la biologia ha sempre avuto un pregiudizio maschile?
«La mitologia sessista è riuscita a infiltrarsi nella biologia e a distorcere il modo in cui vengono percepite le femmine». (1)
Proprio come per la storia, anche la scienza per secoli è stata dominata dagli uomini. In questo viaggio nella biologia che mescola osservazioni sul presente e analisi di scoperte del passato, troviamo un occhio differente – un punto di vista che dovrebbe essere scontato ma purtroppo non lo è mai.
Femmine di Lucy Cooke ci porta in questo percorso di scoperta: siamo con lei a vedere i rituali dei galli cedroni (2), nel Maasai Mara a «rubare la fidanzata a un leone» (3), in Perù con un cucciolo di scimmia (4), ma anche nelle conversazioni telefoniche con altre importantissime studiose, scienziate che non hanno avuto il successo meritato per le loro scoperte.
«(Patrizia Gowaty in conversazione, ndA) «Ho ricevuto un sacco di critiche per questo studio», mi ha detto al telefono. «È stato terribile, Lucy. Era come se avessi scoperto qualcosa di così sensazionale ma offendeva così tante persone che nessuno voleva crederci»» (5).
Nonostante le dimensioni corpose del libro, la lettura è scorrevole e avvicinabile anche da chi di biologia alla fine non ne mastica tanto (per ora).
Cooke si caratterizza per un linguaggio schietto e diretto, unito ad una coinvolgente – ma delicata – ironia. Fondamentale sottolineare la nota introduttiva in cui viene esplicitata la scelta relativa all’uso della terminologia.
«Gli stereotipi della passività femminile e della forza maschile sono vecchi come la zoologia. Il fatto che abbiano resistito nel tempo ci fa capire che diverse generazioni di scienziati li hanno trovati «giusti» ma questo non significa che lo siano davvero» (6).
Anche Darwin tra una scoperta incredibile, un passo avanti e uno sgambetto della società (si veda L’origine dell’uomo e la selezione sessuale (7)), si è appoggiato alle analisi di Aristotele. Forse il primo grande campanello d’allarme ci suona proprio qui.
Come sempre è doveroso ricordare che è inutile fare un processo agli antichi, ma non possiamo nemmeno coprirci gli occhi davanti all’evidenza che Aristotele non fosse certo un campione di parità – di qualunque specie.
Quando consideriamo come unico campione di riferimento il maschio, quando alla fine non ci interessiamo particolarmente di analizzare comportamenti e strutture della femmina, quando diamo per scontato il ruolo secondario di questa, è proprio lì che deve sorgere il dubbio.
E se all’improvviso ci trovassimo di fronte all’evidenza che i maschi sono il sesso derivato? Che la linea di demarcazione tra ciò che è femmina e ciò che è maschio è così sottile da scomparire a volte? Che la promiscuità sessuale non è un appannaggio prettamente maschile? Che la genetica come la conosciamo ora sarà rimescolata tra qualche secolo?
Saremo ancora dispostə ad accettare l’idea di queste femmine sottomesse, miti, docili, fedeli e passive?
Grazie Edizioni Sonda!
L.Cooke, Femmine. Ribelli, per natura, trad. it D. Di Lisio, Edizioni Sonda, Milano, 2025.
- p.14;
- p.60;
- p.77;
- p.161;
- p.89;
- pp.17-18;
- Si trovano approfondimenti sulla questione nel testo.
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