
Durante il mio tour della Sicilia occidentale che si è concluso (già!) più di un mese fa, oltre a voler visitare la Cappella Palatina a Palermo, la Valle dei Templi ad Agrigento e altri meravigliosi posti turistici, mi sono posta l’obiettivo di vedere alcuni luoghi simbolici per l’antimafia.
Una tappa che non volevo assolutamente perdermi era passare per Cinisi e visitare la Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato. Non a caso: uno dei miei film preferiti della vita è I Cento Passi di Marco Tullia Giordana.
La pellicola si interrompe con i funerali di Giuseppe Impastato e lo sguardo commosso della madre Felicia che constata che, a differenza di come dicono i familiari mafiosi, gli amici, Peppino no, non se lo sono dimenticato.
La storia di Giuseppe Impastato e la sua lotta, però, in realtà, non si interruppero lì: con il fratello Giovanni e la madre Felicia la sua memoria ha continuato a risuonare per anni.
Perché parlare di questa storia su Filosofemme?
Perché vogliamo ricordare il coraggio di Felicia Bartolotta. Si parla (giustamente) tanto di Peppino Impastato, ma molto meno di sua madre Felicia, che ha giocato un ruolo fondamentale per la lotta contro la mafia e, in particolare, contro l’uomo che mandò a morte suo figlio: ‘Tano Badalamenti.
Parliamo allora di lei, perché non è stata semplicemente la madre di Peppino Impastato, ma è stata lei stessa un’attivista, che, invece di accettare passivamente la “vendetta” della famiglia mafiosa del marito per la morte del figlio, ha voluto rompere questa catena, chiedendo una giustizia giusta.
Felicia Bartolotta nasce a Cinisi il 24 maggio del 1915 in una famiglia della piccola borghesia. Frequenta la scuola primaria di Cinisi ma arriverà fino alla quarta, non proseguirà gli studi perché non c’era in paese una scuola secondaria.
Si fidanza con un giovane, scelto dal padre, come dirà lei stessa:
«Prima si stava all’obbedienza… e mi feci fidanzata con uno onesto… ma non lo volevo. Arrivai ad esporre il corredo ma quando dovevo andare a sposarmi dissi: Non lo voglio sposare» (1). Sfidando la volontà del padre, si sposa, quindi, con un altro uomo, Luigi Impastato, appartenente a una famiglia di allevatori legati alla mafia.
Il 5 gennaio 1948 nasce Giuseppe e, dopo la tragica perdita del secondo figlio, nel 1953 nasce Giovanni. La vita con il marito Luigi non è semplice.
Lei stessa afferma: «Appena mi sono sposata ci fu l’inferno. Attaccava lite per tutto […]» (2).
Felicia non sopporta l’amicizia del marito con Gaetano Badalamenti, detto ‘Tano, boss della mafia di Cinisi e, per questo, litiga spesso con Luigi perché vuole portarla a visitarlo. I contrasti con il marito causati da Badalamenti si acuiranno quando Peppino inizierà la sua attività politica e la sua denuncia pubblica, con nomi e cognomi, nei confronti dei traffici mafiosi a Cinisi. Luigi inizierà a cacciare continuamente il figlio Peppino di casa, ma Felicia imperterrita persisterà a prendersi cura di lui quando il marito non c’è.
Dopo la morte di Luigi, dovuta a un presunto incidente stradale (non casuale, ovviamente) la donna capisce che il figlio sta rischiando sempre più grosso: senza il padre, non ha più alcuna protezione.
Il figlio Peppino, infatti, morirà tra l’8 e il 9 maggio 1978 in un presunto atto di terrorismo suicida. Questo dicono, ma Felicia, ovviamente, non ci crede nemmeno per un secondo. Non solo perché tutte le prove, ignorate volutamente dalla polizia, dicono altro: ma soprattutto perché lei lo sa, ne è certa.
«Dopo la morte di Peppino, davanti ai resti del figlio, decide di rigettare ogni idea di vendetta e si apre al modo di essere del figlio» (3).
Ricaccia la sacrosanta paura e si pone un unico obiettivo nella vita: avere giustizia per Peppino. Facendo ciò, Felicia continua la rivoluzione del figlio.
Si costituisce parte civile in un processo di mafia (la seconda donna dopo Francesca Serio, madre di Salvatore Carnevale) e decide di restare in vita fino a che non vedrà incarcerato Badalamenti per quello che ha fatto a suo figlio.
Invece di chiudersi nel dolore, lei inizia a fare nomi e cognomi, proprio come aveva fatto Peppino.
Ammette di aver avuto paura all’inizio, in alcune interviste, ma il coraggio non le manca (4).
Rompe con i parenti del marito e inizia a parlare: nelle scuole, con procuratori e magistrati, tra cui Rocco Chinnici, che a sua volta muore per mano mafiosa nel 1983.
Fa un’altra cosa meravigliosa: apre la propria casa per far conoscere la storia del figlio. La sua volontà è chiara: la mafia ci vuol zitt* e buon* e sulle nostre, ma noi zitt* e buon* e sulle nostre non restiamo.
Il suo esempio, come quello di Peppino, è un enorme “botta di coraggio” per la Sicilia e i/le sicilian*, che sempre più iniziano a parlare e a denunciare.
Finalmente, dopo ventidue anni, la PM Franca Imbergamo riuscirà a condannare ‘Tano Badalamenti. Felicia testimonierà a processo e con coraggio punterà il dito contro il mafioso, guardandolo in faccia (5). Dopo che giustizia è stata fatta e che viene anche constatato l’insabbiamento compiuto dalla polizia sul caso del figlio, muore il 7 dicembre del 2004.
La sua casa è ancora aperta a tutt* e sta lì, accogliente, tra una bandiera della pace e una della Palestina a cento passi dalla casa di Badalamenti, ora una biblioteca, a ricordarci il coraggio di Peppino Impastato e della madre Felicia Bartolotta e, tra la stanza di lei e quella di lui, con la sua macchina da scrivere, non è possibile non commuoversi.
«Peppino era figlio di suo padre, ma era figlio di sua madre» (6) e certamente possiamo capire da chi ha ereditato la costanza e il coraggio che lo hanno contraddistinto.
(1) Felicia Bartolotta Impastato (a cura di Anna Puglisi e Umberto Santino), La mafia in casa mia, Palermo, La luna, 2003, p. 23.
(2) https://www.enciclopediadelledonne.it/edd.nsf/biografie/felicia-bartolotta-impastato
(4) https://www.youtube.com/watch?v=LsNyDpURQag
(6) Citazione tratta dal film RAI Felicia Impastato, con una Lunetta Savino pazzesca.
La foto di copertina è un’immagine di casamemoria.it https://www.casamemoria.it/biografia-di-felicia/. Il copyright della suddetta è pertanto loro proprietà. L’immagine è stata utilizzata per identificare il contesto dell’articolo e non esula da tale scopo – nessun provento economico è stato realizzato dall’utilizzo di questa immagine. / The cover photo is an image from casamemoria.it https://www.casamemoria.it/biografia-di-felicia/ and is therefore their property. The image has been used solely to identify the context of the article and does not extend beyond this purpose – no economic gain has been made from its use.
La rivoluzione al punto zero
13 Novembre 2025La gioia come resistenza
9 Novembre 2025C’era una volta il corpo
6 Novembre 2025
-
Storie dal mondo delle formiche
8 Ottobre 2021 -
Femmine
17 Luglio 2025 -
Effetto Matilda
13 Settembre 2021
Filosofemme è un progetto che nasce dal desiderio di condividere la passione per la filosofia tramite la figura delle filosofe.

Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Privacy PolicyCookie Policy





