
Quando mi definisco una sex worker spesso la prima domanda è: «Ma è legale?».
Dipende.
In Italia, è parzialmente lecito: ovvero è un’attività non legislata, come scaccolarsi. Per cui io posso vendere servizi sessuali e il cliente può comprarli – ma non può esserci nessuna terza parte coinvolta, che sia un’amica e collega o un pappone.
Il balletto delle norme ruota proprio su questi tre attori: sex worker, cliente e terzi.
Cambiano i gradi di criminalizzazione, in comune rimane l’impatto devastante che queste leggi hanno sulle nostre vite – e su quelle di chi ci sta accanto.
«Se un cliente è pericoloso, devi gestirlo tu fino alla fine. Chiami la polizia soltanto se pensi di stare per morire. Perché se chiami la polizia, rischi di perdere tutto.» (1)
Se dovessi indovinare, sotto quale modello legislativo che regola la prostituzione ti aspetteresti di sentire una frase così raggelante? Nella criminalizzazione totale, in cui prostituta, cliente e terze parti commettono un reato? Nel modello nordico, dove solo i clienti e terze parti sono perseguibili? O nell’abolizionismo parziale, dove solo le terze parti lo sono? Nella legalizzazione, che consente di prostituirsi solo nei bordelli, registrandosi come sex worker? O nella decriminalizzazione, in cui il lavoro sessuale è un lavoro come ogni altro?
Partiamo dalle distinzioni tra questi modelli.
La criminalizzazione totale, in cui nessuno può vendere né comprare sesso in alcuna circostanza, è il modello legislativo più diffuso al mondo. Lo abbiamo visto nelle serie americane: poliziotte che si travestono da sex worker, poliziotti che si fingono clienti – consumando il rapporto prima di procedere all’arresto, legalmente se “sotto copertura” (2) (3) (4).
Essere scoperte a prostituirsi, in un regime di criminalizzazione totale, significa avere la fedina penale macchiata in modo irreversibile (5) – in un Paese in cui si viene controllate anche per girare hamburger da McDonald’s (6).
Significa poter essere arrestate per avere troppi preservativi nella borsa.
E chi vengono fermate e perquisite dalla polizia più spesso? Le donne trans e le donne razzializzate, o chiunque abbia un’espressione di genere non conforme (7). E tu, se dovessi rischiare di farti arrestare o fare sesso senza preservativo, cosa sceglieresti?
Se il tuo padrone di casa scoprisse il tuo mestiere, rischiando l’arresto in quanto “facilitatore”, esiterebbe prima di buttarti fuori? Dove andrai a vivere e lavorare?
Gli unici che si addossano il rischio di violare la legge sono quelli che ne hanno fatto un mestiere: i criminali. Così ti trovi in mano a loro, a pagare un affitto fuori mercato.
All’opposto c’è la legalizzazione, presente in Germania, Olanda, Svizzera, Turchia e altri Paesi (8), che sembrerebbe la soluzione ideale. Chi vuole svolgere questo mestiere può farlo in modo controllato dallo Stato, con l’obbligo dei controlli sanitari.
Ma se sto attraversando un divorzio difficile e non posso rischiare di registrarmi come prostituta? Se non ho i documenti per restare legalmente nel Paese? Se ho già un altro lavoro, o sto studiando, ma non arrivo a fine mese e voglio arrotondare temporaneamente? Cosa succede se mi registro?
E se non volessi lavorare dal mio appartamento, o raggiungere i clienti a casa o in albergo perché voglio vederne pochi e in condizioni igieniche che posso controllare? Non lavorando in un bordello, commetterei un reato. Ed essere costretta a visite mediche invasive non è lesivo dei miei diritti umani?
L’abolizionismo parziale si pone come soluzione intermedia.
Prostituirsi è lecito: si possono sia vendere che comprare servizi sessuali, ma le terze parti che facilitano lo scambio commettono un reato. È il modello in vigore in Italia, Spagna, Inghilterra e Scozia. (9)
In Italia venne introdotto dalla senatrice socialista e Madre Costituente Lina Merlin nel 1958 (10). Questa legge pose termine al sistema delle case chiuse, i cosiddetti bordelli di Stato. Favoreggiamento e sfruttamento ne sono i reati chiave: vengono sanzionati il facilitare in qualsiasi modo il meretricio altrui; e il trarne benefici di qualsiasi natura, non solo economici. La giurisprudenza italiana ha però interpretato queste fattispecie con estrema severità: anche per le sex worker stesse lavorare insieme in un appartamento, affittarselo a vicenda, scambiarsi supporto, può configurare favoreggiamento.
Questo significa lasciarci sole in un lavoro stigmatizzato e pericoloso.
Immagina di non avere colleghe con cui sfogarti, né amici a cui raccontare la tua giornata. Immagina di dover nascondere il tuo lavoro, vivere una doppia vita. E di farlo mentre rischi violenza fisica, psicologica, stalking, outing. Senza poter dichiarare i soldi che guadagni, rischiando rapine e senza poter affittare un appartamento perché non hai buste paga.
E allora “tuteliamo le prostitute” e penalizziamo anche i clienti, questi sporchi maiali sciovinisti. È questa la risposta “femminista” del modello nordico, presente in Norvegia, Svezia, Francia, Irlanda del Nord e Israele (11).
Cosa succede però se i clienti rischiano?
I più ricchi vanno all’estero, e chi rimane ha più potere contrattuale. Con meno compratori l’offerente deve abbassare i prezzi e offrire di più. Che nel nostro caso significa offrire servizi che prima avremmo potuto rifiutare, come il sesso anale, oppure non usare il preservativo. I clienti non forniranno i loro dati: non posso quindi dire a un’amica con chi sono, lavorare negli alberghi diventa impossibile, e i padroni di casa non esiteranno a cacciarci. La comunità si sgretola, e nella solitudine e nello stigma aumenta la violenza e il potere dei criminali.
Le parole raggelanti citate in apertura sono proprio di una sex worker norvegese. Perché chiamare la polizia significa perdere tutto: la casa, i figli, il lavoro.
C’è una soluzione?
Sì.
Si chiama decriminalizzazione. È il modello vigente in Nuova Zelanda dal 2003, in diversi stati australiani dal 1995 e in Belgio dal 2022 (12). Decriminalizzare significa equiparare il lavoro sessuale a qualsiasi altro, permettendoci di essere autonome, organizzarci in cooperative e sindacati. È il modello che più riduce la violenza sulle sex worker e la diffusione dell’HIV. Per questo è promosso da organizzazioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, Amnesty International e UNAIDS ed è il modello rivendicato dal movimento internazionale delle sex worker. Questo è il modello che più facilita l’emersione e la lotta alla tratta di esseri umani.
Ci sono mille motivi per cui ci si può trovare a scegliere di fare lavoro sessuale: dalla curiosità al bisogno, dalla libido all’urgenza economica – spesso per un mix di fattori.
Deve essere possibile farlo in sicurezza, con diritti civili e lavorativi, facendo parte di una comunità.
Sitografia delle fonti:
(1) https://www.amnesty.org/en/wp-content/uploads/2021/05/EUR3641302016ENGLISH.pdf
(5) https://decriminalizesex.work/why-decriminalization/briefing-papers/the-collateral-consequences-of-arrest-on-sex-workers/
(6) https://edition.cnn.com/2024/06/28/business/criminal-record-chance-of-being-hired
(7) https://www.gladlaw.org/cases/stop-profiling-transgender-people-and-low-income-women/
(8) https://www.nswp.org/sites/default/files/guide_to_legal_models_english_prf04.pdf
(9) https://iris.unive.it/retrieve/e4239ddc-64ad-7180-e053-3705fe0a3322/Micromega_Garofalo.pdf
(10) https://left.it/2018/10/03/cara-senatrice-merlin-sono-una-prostituta-mi-salvi-lettere-dalle-case-chiuse-sessantanni-dopo-la-legge/
(11) https://www.eswalliance.org/myth_busting_the_swedish_model
(12) https://www.eswalliance.org/decriminalisation_improves_health_wellbeing_2022_scoping_review
Approfondimenti:
[IT e EN] Video che raccontano il sex work: https://associazioneswipe.it/cose-il-sex-work/
[EN] Differenza tra legalizzazione e decriminalizzazione: https://www.nswp.org/sites/default/files/guide_to_legal_models_english_prf04.pdf [EN] I miti del modello nordico: https://www.eswalliance.org/myth_busting_the_swedish_model [EN] Swarm su modello nordico: Everything You Ever Wanted To Know About The Swedish Model (aka The Nordic Model) — SWARM Collective [EN] Perché il femminismo ha bisogno delle sex worker: Feminism needs sex workers, SEX WORKERS NEED FEMINISM [EN] Femminismo e sex work: dubbi e risposte di un sex worker Drag show at the brothel [EN] Femminismo intersezionale per sex workers e alleate Intersectional Activism Toolkit For Sex Workers And Allies [IT] Sex work e colonialismo Linda Porn – Sex Work e colonialismo (Ed. Digitale) — EDIZIONI MINORITARIE [EN] Conseguenze delle leggi anti-tratta: Collateral Damages Of Anti-trafficking Laws And Measures On Sex Workers
[EN] Le conseguenze collaterali dell’arrestare le sex worker The Collateral Consequences of Arrest on Sex Workers – DSW
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