
1938.
L’Europa è sempre più stretta dalla morsa del nazi-fascismo: l’Italia di Mussolini approva nell’autunno dello stesso anno le leggi razziali; la Spagna franchista è divisa da una dura guerra civile supportata dai paesi nazi-fascisti; la Germania di Hitler prosegue la sua politica di aggressione e di estensione annettendo al Reich l’Austria. Sono anni di crisi per la politica mondiale: la guerra è ormai alle porte.
Proprio in questo clima di tensione, Virginia Woolf dà alle stampe Le tre ghinee.
Il saggio è stato scritto come risposta a tre lettere che l’autrice immagina le vengano recapitate da tre associazioni che chiedono una sua collaborazione. Le vengono indicate tre opzioni: la prima è quella di sottoscrivere una lettera da inviare alla stampa; la seconda di diventare un associato; la terza e ultima, invece, di elargire un contributo economico a supporto dell’associazione e delle sue iniziative.
Woolf prenderà in considerazione l’opzione pecuniaria. L’offerta in denaro, però, non sarà elargita a cuor leggero, e a tale proposito si impegna a fornire delle spiegazioni accurate sulla sua scelta. L’argomentazione, come si può immaginare, parte dalla reali condizioni in cui versano le donne inglesi, incluse quelle appartenenti alle famiglie agiate.
La prima lettera è spedita da un’associazione antifascista, impegnata a supportare posizioni pacifiste e di ripudio alla guerra. L’avvocato e segretario autore della lettera si rivolge a Virginia chiedendole esplicitamente: «Cosa, secondo Lei, si deve fare per prevenire la guerra?».
Woolf sviluppa, nella sua elaborata risposta, una riflessione lucida e coerente sulle effettive possibiltà offerte alle donne, in campo di influenza e attività politico-sociale:
«Quello che vogliamo sottolineare qui è il fatto che, di fronte a una domanda così importante – quale contributo possiamo dare alla prevenzione della guerra – l’avere o no ricevuto un’istruzione è decisivo. È evidente che per comprendere le cause delle guerre è necessario sapere qualcosa di politica, di rapporti internazionali, avere qualche nozione di economia; anche la filosofia,e persino la teologia possono darci un riferimento» (1).
Virginia, servendosi delle biografie di donne come Josephine Butler, Anne Clough, Gertrude Bell, può offrire alle sue contemporanee una testimonianza attendibile degli sforzi e le sfide affrontate dalle donne al fine di realizzare le proprie ambizioni professionali. Non può nascondere lo stigma della discriminazione che ha fatto della donna un essere inferiore o nei casi più fortunati un angelo del focolare senza ali.
Il primo scarto tra mondo femminile e mondo maschile è visibile fin dall’infanzia, con l’adozione di differenti modelli educativi:
«Tra le due classi esistono ancora enormi differenze. E per dimostrarlo […] basta appellarsi ai fatti. L’educazione è un fatto. La vostra classe viene educata in scuole private e nelle università da cinque e seicento anni, la nostra da sessanta. Un altro fatto è la proprietà privata. La vostra classe possiede, e non attraverso il matrimonio, praticamente tutto il capitale, tutta la terra, tutte le risorse e tutto il potere clientelare d’Inghilterra. La nostra di diritto e non attraverso il matrimonio non possiede alcuna parte del capitale, della terra, delle risorse e del potere clientelare d’Inghilterra» (2).
Di conseguenza, l’effettiva influenza delle donne nella società è alquanto marginale.
La seconda lettera proviene non a caso dalla tesoriera di un fondo onorario per la ricostruzione di un college femminile, che le chiede di contribuire economicamente. Dopo un’analisi dei vantaggi e degli svantaggi Woolf offrirà la sua ghinea.
Per l’autrice la conquista di un’istruzione elevata e dell’indipendenza economica sono indispensabili per potersi emancipare da una visione educativa prettamente patriarcale.
«Ma tutto questo non ci deve far dimenticare che, nell’attuale stato di cose, la maniera più efficace per prevenire la guerra, attraverso l’istruzione, è di contribuire il più generosamente possibile ai college per le figlie degli uomini colti. Perché ripetiamo, se queste donne non riceveranno un’istruzione universitaria, non potranno guadagnarsi da vivere» (3).
Senza il raggiungimento di questi obiettivi le «figlie degli uomini colti» non fanno che sostenere e giustificare le cause dei loro padri e dei loro fratelli.
La terza lettera, invece, ha come mittente un’altra tesoriera, appartenente a una fondazione impegnata a sostenere l’inserimento delle donne nelle libere professioni. Nel saggio Woolf chiarisce le condizioni in cui l’ipotetica tesoriera potrà usufruire dell’offerta di una ghinea:
«La potrete avere, cioè, a condizione che aiutate a trovare lavoro nella vostra professione le persone in possesso dei requisiti necessari, di qualunque sesso, classe o colore esse siano; e a condizione inoltre che nell’esercizio della vostra professione rifiutate di abbandonare la povertà, la castità, la derisione altrui, e la libertà da fittizi legami di fedeltà» (4).
La castità a cui fa riferimento è quella intellettuale: rifiutare di vendere le proprie idee, il proprio cervello.
Infine, nel terzo e ultimo capitolo del saggio, Woolf assegna la sua terza ghinea all’associazione pacifista, che realmente, pur essendo la lettera fittizia, le aveva chiesto aiuto – ricordiamolo ancora una volta – nella campagna di prevenzione della guerra.
Prima di fornire il suo consenso all’opzione pecuniaria, chiarisce perché le donne non dovrebbero partecipare attivamente alla suddetta associazione e sottolinea la necessità di crearne una ex novo, della quale facciano parte «le figlie degli uomini colti»: La Società delle Estranee. Oltre a dare un nome all’associazione, Virginia ne fornisce anche le linee fondamentali.
La società delle Estranee bandisce l’uso delle armi ed è il cuore pulsante della nuova associazione che l’autrice immagina.
Alla fine del saggio, Woolf suggerisce delle indicazioni alle donne qualora decidano di intervenire in prima persona in azioni di prevenzione della guerra:
«Il modo migliore per aiutarvi a prevenire la guerra non è di ripetere le vostre parole e seguire i vostri metodi, ma di trovare nuove parole e inventare nuovi metodi. Non è di entrare nella vostra associazione ma di rimanere fuori pur condividendone il fine. […] Affermare il “diritto di tutti […] a vedere rispettati nella propria persona i grandi principi della Giustizia, dell’Uguaglianza e della Libertà”» (6).
La speranza di Woolf è riposta nelle abilità e nell’intelligenza delle donne, al fine di costruire un linguaggio e un modo di operare del tutto nuovi, lasciandosi alle spalle secoli di sudditanza e di discriminazione.
In conclusione, il saggio rappresenta un testo indispensabile per lo studio della condizione femminile dell’Inghilterra vittoriana.
Woolf suggerisce un percorso di emancipazione intrecciando le questioni cruciali e inseparabili di prevenzione della guerra, istruzione e accesso a una professione, accomunate dall’essere assoggettate a un potere violento «che produce il patriarcato e il fascismo, che fa l’uomo protagonista di un contesto sociale e isola la donna nella sfera privata, alienando entrambi» (7).
Come ci ricorda l’autrice nell’ultimo capitolo il fine è il medesimo per entrambi i sessi: giustizia, uguaglianza e libertà per tutti e per tutte.
(1) V. Woolf, Le tre ghinee, trad. It. di Adriana Bottini, Feltrinelli, Milano, 2025, pp. 24-25.
(2) Ivi, pp. 40-41.
(3) Ivi, p. 66.
(4) Ivi, p.125.
(5) Ivi, pp.161-162.
(6) Ivi, pp. 209-210.
(7) Quarta di copertina dell’edizione citata.
La rivoluzione al punto zero
13 Novembre 2025La gioia come resistenza
9 Novembre 2025C’era una volta il corpo
6 Novembre 2025
-
La responsabilità dietro al nostro linguaggio
30 Marzo 2020 -
Scusi per la pianta
5 Febbraio 2021
Filosofemme è un progetto che nasce dal desiderio di condividere la passione per la filosofia tramite la figura delle filosofe.

Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Privacy PolicyCookie Policy




