Choices matter: l’importanza di una scelta

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In quantə di voi hanno sentito parlare del videogioco Detroit: Become Human

Sviluppato da Quantic Dream (gli stessi di Heavy Rain) e presentato nel maggio del 2018, tratta nello specifico la storia di tre androidi all’interno di una realtà distopica: Connor (un agente di polizia), Markus (un assistente familiare) e Kara (una domestica tuttofare). 

La realtà raccontata vede l’avvento degli automi nella quotidianità, volti a svolgere ogni tipologia di lavoro, al fine di migliorare le prestazioni umane, ma al contempo generando malcontento e un alto tasso di disoccupazione. Gli androidi sono stati programmati per non provare sentimenti, ma per svolgere unicamente la loro disposizione di fabbrica, ma la presenza dei, cosiddetti, devianti (1) porterà a nuove scoperte e risvolti impensabili.

Il motivo per cui questo gioco ha avuto un riscontro tanto positivo tra il pubblico è dovuto alla creazione di un’impalcatura fondata sulla scelta, il tutto per mezzo del Quick-Time-Event (QTE): una modalità di azione secondo cui chi gioca deve essere sveltə nel selezionare una scelta al fine di procedere con la storia.

Questo porta al non avere un unico finale: secondo gli utenti di Reddit ne esistono almeno una quarantina (2), proprio a sottolineare la vastità del gioco e di movimento all’interno dello stesso, potendo addirittura decidere se portare avanti tutti e tre i personaggi o meno.

Un ventaglio di possibilità che ci apre all’infinità dei mondi possibili: secondo il pensiero del filosofo tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz, difatti, noi viviamo all’interno di uno dei tanti mondi possibili immaginati da Dio, il più bello e il più perfetto fra tutti, frutto delle idee divine. 

«Secondo una concezione radicata nella tradizione cristiana, alla quale Leibniz si uniforma, Dio, alla stregua di un architetto che costruisce una casa, quando si accinge a creare il mondo attuale se ne forma un modello nella propria mente. Leibniz ritiene che siffatto modello si componga dei concetti completi di tutti gli individui (sostanze individuali) che potrebbero farne parte e che Dio, al fine di poter scegliere liberamente il mondo da creare, costruisca nella propria mente una pluralità infinita di mondi possibili.» (3)

Nella sua Teodicea, pubblicata nel 1710, Leibniz espone questa sua celebre teoria, secondo cui, seguendo la conformazione di una piramide, al vertice vi troviamo il mondo migliore, per poi scendere verso la molteplicità di quelli via via più imperfetti.

E ancora:

«Il mondo perfetto è unico, perché se ce ne fosse più d’uno, Dio dovrebbe scegliere in base a un puro atto di volontà, senza poter giustificare la sua scelta sulla base delle proprietà intrinseche del mondo. D’altra parte i mondi possibili devono essere più di uno poiché, se vi fosse un solo mondo, qualora Dio decidesse di crearlo, sarebbe costretto a creare quel mondo (la sua scelta cadrebbe soltanto tra crearlo oppure no).» (4)

Secondo Leibniz il mondo in cui esistiamo è il migliore pensato da Dio, in virtù della semplicità delle leggi che lo governano e della molteplicità delle sostanze individuali che vi popolano.

Inoltre, risulta il solo ad esistere, la molteplicità che ne consegue è puramente ideale. L’esistenza è dettata dal fatto che Dio ha volontariamente scelto di generare gli esseri corrispondenti a quel determinato insieme, e null’altro di differente: «l’atto creativo di Dio si limita a far passare un determinato insieme di individui possibili dalla mera possibilità alla realtà, senza niente aggiungere o togliere all’intero meccanismo, una volta messo in moto.» (5) 

Nei cosiddetti giochi “Choices matter”, dove, difatti, ogni scelta conta – come il termine stesso suggerisce – ci si pone come le divinità del nostro micro-cosmo, volti a ricercare tra le migliori possibilità di azione quella più performante e completa; quella che nel limitare del nostro agire e all’interno della nostra stessa scelta, ci permetta di percorrere la complessità degli scenari presenti nel gioco – riscontrabile al termine di ogni livello tramite una sorta di quadro complessivo delle varie decisioni – per poi raggiungere uno dei tanti finali, a nostra detta il migliore.

La bellezza di questo gioco è l’importanza dettata nella scelta, come ciascuna di essa pre-determini un finale e sia concatenata al prosieguo. 

E voi? Quale scenario avete raggiunto?

Note

(1) Un fenomeno in cui gli androidi si discostano dal loro comportamento programmato e acquisiscono il libero arbitrio.

(2) https://www.reddit.com/r/DetroitBecomeHuman/comments/dful1y/how_many_endings_are_there/?tl=it

(3) Eco U., Fedriga R., La filosofia e le sue storie. L’età moderna, Editori Laterza, Bari-Roma, 2017, p. 377.

(4) Ibidem. 

(5) Ibidem.