Streghe

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Se in epoca contemporanea la critica femminista ha riletto la figura della strega in chiave positiva trasformandola in un simbolo di resistenza e lotta, nella cultura occidentale la sua immagine è ancora generalmente associata al maligno, all’oscuro e al demoniaco.

Infatti, è esistito un periodo in cui la parola “strega” ha rappresentato la peggiore delle infamie, un’accusa che è valsa la tortura e la morte di migliaia di donne innocenti tra il XVI e il XVII secolo. 

La caccia alle streghe è stata un fenomeno del Rinascimento, non del Medioevo come molti pensano: in Streghe (1) Mona Chollet scrive che queste donne sono state vittime dei moderni, non degli antichi. Questa persecuzione sistematica si è concentrata sulle donne appartenenti alle classi popolari che prima di questa esplosione di misoginia (aspetto che molti storici negano ancora oggi) erano considerate membri rispettabili della comunità, soprattutto per il loro sapere esoterico. 

Tuttavia, in un secondo momento questo potere è stato loro tolto e associato a pratiche che avevano a che fare con il diabolico.

Le donne accusate di stregoneria non erano solo quelle che esercitavano attività sospette come la creazione di unguenti e pozioni o la raccolta di erbe mediche, ma tutte coloro che uscivano dal coro, cioè che assumevano atteggiamenti ritenuti inappropriati (2). In altre parole era sufficiente essere donna ed esistere per essere additata come strega. 

Se però chiedessimo a unə bambinə di disegnare una strega, con molta probabilità rappresenterebbe una donna anziana con i capelli grigi e il naso adunco. Lo stereotipo della strega per come lo conosciamo trova la sua spiegazione storica nel fatto che le accuse maggiori venivano rivolte proprio alle donne anziane, cioè a quegli individui indipendenti, non subordinati a un padre o a un marito, che non avevano paura di far sentire la loro voce.

Le vittime predilette di questa caccia erano le donne vecchie per due motivi principali: innanzitutto erano considerate esteticamente ripugnanti, cioè avevano perso ogni attrattiva sessuale con l’arrivo della menopausa (che, nella visione dell’epoca, aveva interrotto la loro unica possibilità di rendersi utili, cioè quella di procreare); in secondo luogo erano ritenute pericolose a causa della loro esperienza e del loro sapere che le mettevano nella posizione di contestare e rifiutare le decisioni prese dagli uomini. La loro conoscenza era soprattutto di tipo medico e per questo motivo sono molti gli storici a credere che durante le caccia alle streghe queste donne sapienti fossero tra le più grandi esponenti della scienza (3). La loro professione medica spesso si concentrava nell’aiutare le donne a evitare o a interrompere la gravidanza, motivo che valse loro l’epiteto di “anti-madre”.

L’anziana è passata così dall’essere una sapiente levatrice a una creatura mostruosa che uccideva bambinə innocentə. 

La vecchiaia è un elemento centrale nel ragionamento di Chollet, perché permette di collegare le streghe antiche a quelle che quotidianamente popolano le nostre vite. L’invecchiamento è tuttora visto negativamente, ma va nascosto solo nel caso delle donne; infatti, con l’avanzare dell’età gli uomini accrescono il loro potere socio-economico, mentre le donne perdono il loro capitale fisico, ovvero la loro bellezza e fecondità.

Tuttavia, la vecchiaia e la perdita di valore delle donne che ne deriva, potrebbe essere l’opportunità per diventare degli individui autonomi che non esistono in funzione della società patriarcale.

Le donne anziane per l’autrice sono di per sé ribelli, perché non rientrano più nel canone che il patriarcato ha deciso per loro. 

È importante ricordare come la caccia alle streghe abbia avuto degli effetti su tutte le donne, non solo su quelle accusate, ma anche su coloro che sono venute dopo e sono state costrette a conformarsi a determinati modelli per non essere additate come diverse.

Quel “tutte” comprende anche chi sta leggendo questa recensione.

Secondo Chollet strega è «la donna libera da ogni dominio, da ogni limitazione; è un ideale cui tendere e ci indica il cammino» (4). L’autrice a questo punto si chiede se il demonio di cui gli uomini hanno tanto parlato in riferimento alle streghe non fosse in realtà la loro autonomia. Quest’ultima, secondo Corinne Maier – una delle tante intellettuali che prende la parola in queste pagine – si scontra inevitabilmente con la maternità che non sarebbe altro che «una gabbia del mondo di oggi, perché obbliga a perpetuare un sistema di vita che conduce al disastro ecologico e obbliga a restare docili» (5). Scegliere di non essere portatrici di vita sarebbe dunque l’equivalente di vivere appieno la propria esistenza senza rendersi uno strumento per la perpetuazione della specie e senza essere costrette a sacrificarsi per gli altri. 

Ma quindi chi sono oggi le streghe?

Chollet nel suo libro prende come riferimento tutte quelle autrici e quelle rappresentazioni di donne nella cultura pop che sono un simbolo di dissenso e che dimostrano come sia possibile realizzarsi al di fuori degli schemi prestabiliti.

«Per me sono delle streghe moderne, che mi spronano con la loro forza e perspicacia, così come aveva fatto Svolazza Beltempo nella mia infanzia, proteggendomi dai fulmini del patriarcato e aiutandomi a districarmi fra tutte le sue restrizioni. Che si definiscano o meno femministe, queste donne rifiutano di rinunciare al pieno esercizio delle loro capacità e della loro libertà, all’esplorazione dei loro desideri, delle loro possibilità e alla loro piena realizzazione» (6) 

Oggi le streghe sono tutte quelle donne che davanti al periodo di crisi sociale, politica e ambientale come quello che stiamo vivendo, lottano contro un sistema discriminatorio fondato sull’odio e  rifiutano di conformarsi al modello patriarcale che le vorrebbe docili.

Perché «la strega esce dal crepuscolo quando tutto sembra perduto. È colei che riesce a trovare barlumi di speranza anche nella disperazione» (7).

Grazie Utet! 

M. Chollet, Streghe. Storie di donne indomabili dai roghi medievali a oggi, trad. E. Marangoni, Milano, Biblioteca Utet, 2025.

Note

(1) M. Chollet, Streghe. Storie di donne indomabili dai roghi medievali a oggi, trad. E. Marangoni, Milano, Biblioteca Utet, 2025.

(2) Poteva essere una strega una donna che andava troppo in chiesa, così come una che non ci andava mai; una donna che si frequentava troppo spesso con i suoi amici era sospetta, ma lo era anche una che trascorreva troppo tempo per conto suo. 

(3) La medicina sembra essere stata il campo su cui si è giocata la guerra della scienza moderna contro le donne. Infatti, quello che ha preso piede è stato un processo di cancellazione delle donne dalla teoria e dalla pratica scientifica che ha contribuito ad alimentare il mito secondo cui esse sarebbero da sempre poco portate per le materie razionali. La storia della scienza è intrisa di casi in cui uomini facoltosi si sono appropriati delle idee e delle scoperte di scienziate sconosciute, spacciandole per loro. L’astio della medicina verso le donne oggi si concretizza anche negli innumerevoli episodi di violenza ostetrica di cui sono vittime e in cui il loro corpo finisce per essere un mero oggetto nelle mani di medici che minimizzano il loro dolore e i loro bisogni. 

(4) Ivi, p.11. 

(5) Ivi, p.90.

(6) Ivi, p. 37.

(7) Ivi, p.29.