Prostitute in rivolta: la lotta per i diritti delle sex worker

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Nell’immaginario collettivo il ruolo della prostituta si annovera ancora fra quei mestieri che fanno storcere il naso, che riempiono di indignazione e fanno domandare a moltə: che genere di donne sono quelle che svolgono questo lavoro?

Juno Mac e Molly Smith, autrici di Prostitute in rivolta, danno vita a un vero e proprio saggio politico, il cui scopo è proprio quello di amplificare la voce delle sex worker, forti del fatto che le autrici stesse hanno vissuto direttamente tale esperienza. Non si tratta quindi di un’analisi esterna o moralistica, ma di una riflessione costruita a partire dalle loro storie e vicende personali che, come rivendicano, non le rende meno femministe di altrə.

Uno dei principali obiettivi del libro è smontare le narrazioni dominanti che riducono la prostituzione a due immagini opposte e semplicistiche: da un lato la “donna vittima” da salvare, succube del proprio “pappone” ed estirpata dalla propria terra; dall’altro la “sex worker libera e felice” (1), fautrice dell’opportunità di fare soldi facili.

Mac e Smith rifiutano infatti queste rappresentazioni, sottolineando come la realtà sia molto più complessa e attraversata da contraddizioni.

Il lavoro sessuale viene analizzato secondo una visione più ampia, volta a mettere in luce tutte le disuguaglianze, precarietà e rapporti di potere, ma soprattutto il dominio del patriarcato.

«Spinta dalla necessità economica, la sex worker infelice sceglie ripetutamente la sopravvivenza rispetto a un’uscita di scena nobile, ricordandoci che il capitalismo non scompare per magia con soluzioni carcerarie o liberali. Per questa persona, il lavoro sessuale potrà anche essere sesso, ma è principalmente lavoro, in un mondo che non lascia alternative. Comprendere appieno cosa significhi lavoro, però, è più facile a dirsi che a farsi.» (2) 

Un nodo centrale del saggio riguarda la criminalizzazione del lavoro sessuale: le politiche che intendono contrastare la prostituzione – inclusi i modelli legislativi che penalizzano i clienti – vengono messe sotto accusa per i loro effetti non sempre positivi, in quanto, invece di proteggere lə sex worker, spesso ne aumentano la vulnerabilità.

La repressione spinge il lavoro sessuale verso la clandestinità, rendendo più difficile accedere a forme di tutela e aumentando l’esposizione a violenze e abusi. In questo senso, sottolineano le autrici, il problema non è tanto il lavoro sessuale in sé, quanto le condizioni in cui viene esercitato.

«Alcune femministe temono che la depenalizzazione renda più difficile combattere lo sfruttamento e punire i criminali. Al contrario: è la criminalizzazione che costringe le sex worker a nascondersi dalla polizia per paura di essere punite con arresti, sfratti o espulsioni.  Gli aggressori sono consapevoli che le sex worker non possono chiedere aiuto allo stato e che, nelle poche occasioni in cui lo facciamo, non veniamo prese sul serio. La criminalizzazione della prostituzione alimenta la violenza nei confronti di tutte le donne; le lavoratrici criminalizzate si trasformano in «campi di addestramento» su cui gli uomini violenti possono sperimentare la propria brutalità» (3)

Ampliando invece lo sguardo verso una dimensione più globale, non si può tralasciare l’associazione che in automatico ci sovviene tra sex work e immigrazione.

Le autrici evidenziano come le persone migranti siano spesso le più colpite dalle politiche repressive e come le misure contro la tratta possano trasformarsi, di fatto, in strumenti di controllo dei confini. In Prostitute in rivolta si intende promuovere un femminismo radicale che abolisca queste frontiere e che dia maggior attenzione anche al tema della povertà.

«Questo è perché il fattore che ne influenza la grandezza non è il diritto penale, ma la povertà e il grado di accesso delle persone alle risorse di cui hanno bisogno. Quando a un paese manca una rete di sicurezza sociale, o quando quella rete esclude qualcunə, le persone che rischiano di rimanere senza un tetto o che non possono permettersi di pagare per l’assistenza sanitaria potrebbero cominciare a vendere sesso per ottenere un alloggio o cure mediche. Le persone senza documenti fanno fatica sia a entrare nel mercato del lavoro regolare che a esercitare i propri diritti lavorativi. In contesti simili, alcunə decidono di vendere sesso – spesso in condizioni che sono, in mi- sura minore o maggiore, di violenza e sfruttamento. Ma la soluzione non è criminalizzare il sesso commerciale; se così fosse, negli Stati Uniti non esisterebbe la tratta. È piuttosto assicurarsi che la gente abbia accesso alle risorse di cui ha bisogno, incluso il diritto a una migrazione sicura e il diritto a lavorare e godere di diritti sul lavoro anche da migrante, senza il timore dell’espulsione.» (4)

Ci si potrebbe chiedere come una sex worker possa essere considerata femminista.

Già tra gli anni ’80 e ’90, la corrente più radicale del femminismo si scontrava con le posizioni “pro-sex” su temi come la pornografia e la prostituzione. Il lavoro sessuale veniva infatti interpretato come una forma di violenza patriarcale sulle donne, uno “stupro retribuito” (5), in cui la sex worker era ridotta a oggetto sessuale al servizio del piacere maschile. 

Pur riconoscendo il merito di partire dall’intento di contrastare lo sfruttamento, Juno Mac e Molly Smith accusano queste posizioni di ignorare la voce delle dirette interessate e di contribuire a politiche che, nei fatti, peggiorano le loro condizioni di vita.

Le autrici elogiano invece quella parte del movimento che vede questo lavoro come una liberazione sessuale e sovversiva contro il patriarcato, difendendo anche campi come la pornografia, evidenziandone gli aspetti educativi e anticonformisti.

Occorre un dialogo tra queste posizioni: la possibilità di autodeterminazione e il diritto delle sex worker di partecipare attivamente al dibattito che le riguarda, al fine di proporre alternative consone a chi questo mestiere lo vive tutti i giorni.

In conclusione, Prostitute in rivolta è un testo che invita a mettere in discussione le nostre convinzioni radicate e a confrontarsi con la complessità del lavoro sessuale.

Non ci vengono fornite risposte definitive, ma la libertà di riflettere e capire – attraverso lo sguardo di due ex lavoratrici del settore – come la realtà delle sex worker sia differente e quotidianamente stigmatizzata, che ci piaccia o meno.

Grazie Tamu Edizioni!

Molly Smith, Juno Mac, Prostitute in rivolta: la lotta per i diritti delle sex worker, trad.it. di C. Flaminio, Tamu Edizioni, Napoli, 2022. 

(1) Molly Smith, Juno Mac, Prostitute in rivolta: la lotta per i diritti delle sex worker, trad.it. di C. Flaminio, Tamu Edizioni, Napoli, 2022, p.9.

(2) Ivi, pp.73-74.

(3) Ivi, p.338.

(4) Ivi, pp.277-278.

(5) Ivi, p.30.