Shanzhai

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Byung-Chul Han, filosofo e professore alla Universität der Künste di Berlino, nel suo Shanzhai. Pensiero cinese e decreazione propone un confronto tra il pensiero occidentale e quello cinese tramite quattro categorie comuni: Quan (diritto), Zhenji (originale), Fuzhi (copia) e Shanzhai (falso).

Il saggio si sviluppa attraverso un dialogo dell’autore con le idee e le opere di grandi nomi della tradizione occidentale come Hegel, Freud, Platone, Adorno, Benjamin e ammirando i dipinti di Gauguin, Hiroshige, Van Gogh, Delacroix, Cézanne e Wang Fu. Attraversando questo percorso ricco di spunti assistiamo ad un gioco di specchi nel quale ogni concetto occidentale si riflette nella sua decostruzione attraverso il pensiero cinese.

«L’estremo oriente non conosce grandezze predeterminate come l’originale, l’origine o l’identità. Forse il suo pensiero inizia con la decostruzione.» (1)

Ed è proprio a partire dalla decostruzione di ogni categoria o principio supposto come immutabile e definitivo che il filosofo sudcoreano analizza i diversi approcci delle due filosofie in varie materie come il diritto, l’arte, la produzione e la politica.

Ad un occidente legato all’immutabilità dell’essere viene contrapposto il perpetuo mutamento caro alla tradizione buddhista, al concetto di “sostanza” viene affiancato quello di “cambiamento”, all’ “autenticità” viene preferita la “trasformazione” arrivando fino alla categoria cardine del libro, quella di Shanzhai.

Shanzhai significa letteralmente “falso” – o “fake” (2) per usare una parola ormai entrata nel nostro vocabolario e usata in tutto il mondo per contraddistinguere oggetti, comportamenti e fatti non corrispondenti al vero – eppure ha un significato più complesso. Uscendo dalle nette dicotomie del vero e del falso, possiamo piuttosto leggere questa parola come “variazione” “cambiamento”, “mutamento” e apprezzarne il significato alla luce del pensiero cinese poco avvezzo a vedere le copie – di opere, di oggetti ecc. – come plagi o falsi in senso stretto.

In questo contesto, esse non sono infatti considerate come corruzioni di un prodotto originale, bensì come suoi rimaneggiamenti entro un processo senza fine di variazioni che investono ogni vita o produzione.

«Il pensiero cinese «non conosce l’identità fondata su un unico evento isolato. […] poiché l’originalità presuppone un inizio nel senso enfatico del termine, il pensiero cinese non accetta l’idea di originale. A caratterizzarlo non è la creazione con un inizio assoluto, bensì un processo continuativo senza inizio né fine, senza nascita né morte.» (3)

È il continuo mutamento, la trasformazione, ciò che caratterizza il mondo e quindi anche ogni pratica in esso presente: arte, economia, lavoro, identità, tutto è sempre in costante cambiamento, senza un vero inizio né una vera fine. E se tutto è eternamente un rimaneggiamento di qualcosa che a sua volta non era altro che una variante di ciò che già esisteva prima, allora, parlare di originali e di relativi falsi non ha più alcun senso.

La creazione diventa decreazione, termine con cui Byung-Chul Han descrive proprio questo perpetuo rielaborare l’esistente per farne altro da sé.

Nato per connotare le contraffazioni dei telefoni cellulari Nokia e Samsung – venduti come Nokir e Samsing –, il termine Shanzhai si è fatto categoria filosofica ed è diventato cultura: si parla infatti di “cultura shanzhai” ad indicare come tutto al giorno d’oggi sia costantemente replicato e modificato senza sosta.

Ci si affaccia ad una nuova concezione dell’imitazione, descritta qui come mezzo attraverso il quale dare nuova vita ai prodotti in un ciclo eterno di mutamenti.

Un esempio, ben descritto nel libro, è la pittura tradizionale cinese: i maestri vengono copiati per apprendere le loro tecniche mentre i collezionisti appongono sopra le opere che stimano i loro sigilli lasciandone evidenti impronte sulle tele. Copiare e apporre sigilli: due azioni tese a modificare l’opera nella convinzione che essa sia sempre qualcosa di vivo che muta nel tempo e, proprio per questo, porta evidenti segni di chi e cosa l’ha maneggiata.

Shanzhai è un testo breve e piacevole.

Con il parallelismo tra le due culture e tantissimi esempi ci invita a mettere in discussione la metafisica su cui poggia il nostro pensiero comune, nel tentativo di farci cogliere aspetti chiave del contemporaneo.

Lo consigliamo a tuttə coloro che vogliano impegnarsi in una lettura densa, che richiede attenzione ma che sa coinvolgere e aprire nuove prospettive.

Grazie Nottetempo!

Byung-Chul Han, Shanzhai. Pensiero cinese e decreazione, Milano, nottetempo, 2025.

(1) p.19

(2) Fake: parola di lingua inglese ormai di uso comune anche in italiano che, letteralmente, significa “falso”, “contraffatto”.