
Alessandra Minello, scrittrice e ricercatrice in Demografia presso l’Università di Padova, con Senza figli. Scelte, vincoli e conseguenze della denatalità, edito da Laterza, ci proietta nel futuro imminente – o sarebbe meglio dire nel presente – contraddistinto da una “glaciazione demografica” (1).
Dagli Anni Sessanta il tema della natalità inizia a circolare in Occidente ma, lungi dall’avere i toni pronatalisti (2) di oggi, in quel contesto le Nazioni Unite pianificarono misure di controllo della fecondità (spesso coercitive) per l’America latina, l’Africa e l’Asia, considerando la sovrappopolazione come una minaccia concreta: sterilizzazioni, aborti selettivi e infanticidio femminile furono portati avanti per decenni come conseguenza, anche se spesso indiretta, di queste politiche.
Ad oggi il quadro s’è decisamente ribaltato: l’Asia orientale risulta la regione più colpita dalla denatalità, seguita dal Sud-Est asiatico, l’America Latina, il Nord Africa, il Medio Oriente, l’Europa, la Russia e – meno colpiti ma costantemente in declino – gli Stati Uniti e l’Africa subsahariana.
Non si parla più quindi di politiche tese a scongiurare un sovraffollamento, ma si osserva un calo globale delle nascite che, lungi dall’essere politicamente imposto, pare riflettere un insieme di problematiche non solo economiche, ma anche sociali, sanitarie, ecologiche e ideologiche.
Siamo infatti di fronte a una trasformazione demografica che vede l’età della popolazione mondiale crescere portando con sé tutti i timori legati ad un forza lavoro giovanile sempre minore, un aumento delle spese sociali e possibili tensioni tra generazioni.
A queste problematiche oggettive si aggiungono le paure identitarie e ideologiche tipiche dei periodi di crisi: povertà, migrazione, crollo dei privilegi occidentali.
In questo quadro fatto di incertezze, il discorso mediatico e quello politico hanno assunto toni drammatici, spesso apocalittici e polarizzanti, che non hanno fatto che aggravare le già ingombranti paure di chi, oggi, pensa e progetta di diventare genitore.
Ma quali sono – davvero – le cause della denatalità?
Minello non vuole darci rassicurazioni o risposte semplici, anzi, ci invita a ripensare al problema in modo incarnato, attraverso le vite di chi quotidianamente si trova a dover fare i conti con politiche discriminatorie, lavoro precario, turni massacrati e relazioni instabili senza poter contare su un welfare progettato per incentivare davvero non solo nuove nascite, ma anche la vita – personale e professionale – dellə genitorə.
«a ben guardare, c’è anche la possibilità di comprendere il presente e prefigurare il futuro piuttosto che cambiarlo secondo i piani di chi vorrebbe imporre una via, riconoscendo che l’oggi demografico, nella sua complessità, offre delle possibilità, Sperimentare la bassa fecondità può essere uno strumento per riflettere su questo futuro che è ormai alle porte. Non un problema, una crisi, ma un’opportunità» (3)
Ed è di opportunità che parla questo libro, l’opportunità di scegliere come determinare la propria vita, con o senza figlə, l’ opportunità di abbandonare vecchie ideologie discriminatorie, l’opportunità di non farci cogliere impreparatə da un futuro che è già tutto davanti ai nostri occhi.
Non manca un’analisi delle posizioni politiche dei governi attuali, nostrani ed esteri, né una storia delle lotte femministe per l’autodeterminazione della donna, temi che si intrecciano e radicano su chi – le donne – sono ancora oggi il terreno vivo dei dibattiti sulla natalità.
«Le donne oggi non solo hanno il desiderio di controllare la propria fecondità, ma possiedono anche i mezzi per farlo […] questa convergenza tra desiderio e capacità rappresenta una rivoluzione silenziosa ma profonda che sta ridisegnando il tessuto sociale e demografico delle nostre società. È un atto di emancipazione che va ben oltre la semplice decisione di avere o meno figli: è l’affermazione del diritto delle donne di definire il proprio ruolo nella società, indipendentemente dalle aspettative tradizionali legate alla maternità. In questo senso il calo della fecondità non è un problema da risolvere, ma il sintomo di un cambiamento sociale fondamentale e potenzialmente positivo, che richiede una nuova comprensione e nuove risposte da parte della società e delle istituzioni» (4)
«Questo è, quindi, un libro su cui si riflette su due questioni: il “vero” problema è la denatalità o la nostra incapacità di adattarci a accogliere i cambiamenti sociali con mente aperta e senza pregiudizi? Come ci possiamo preparare ad accogliere un mondo senza figli?» (5)
Con Senza figli. Scelte, vincoli e conseguenze della denatalità, Minello ci offre un saggio essenziale per capire il contemporaneo, uno strumento utile per immaginare il futuro e una mappa per non ricadere in ideologie passate. È un libro alla portata di tuttə e di facile lettura, consigliatissimo.
Grazie Laterza!
(1) Alessandra Minello, Senza figli. Scelte, vincoli e conseguenze della denatalità, Laterza, Bari-Roma, 2025, p. 20, con tale termine si vuol fare riferimento a una diminuzione della natalità per un prolungato lasso temporale; è implicito in questo sostantivo un accento negativo e catastrofista.
(2) Con “pronatalisti” s’intende persone o movimenti che sostengono l’aumento della natalità, considerandolo favorevole e auspicabile.
(3) Ivi, p. 41
(4) Ivi, p. 18
(5) Ivi, p. 19
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