Sopravvivere a San Valentino: film NON romantici per la notte più romantica

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San Valentino

«Dal momento che San Valentino fu un vescovo romano del III secolo, che venne flagellato e decapitato, non sarebbe forse più opportuno festeggiare la ricorrenza  accompagnando la tua ragazza ad assistere a un brutale omicidio?» (1) 

L’infinita sapienza di Sheldon Cooper mi ha spinta a riflettere sul significato di questa festa che forse, tra le tante, è quella che maggiormente degenera nel più becero e banale consumismo. Scatole di cioccolatini comprate nei supermercati all’ultimo secondo, mazzi di fiori raccattati al volo dal fioraio in stazione… insomma, a questo trionfo di inutili smancerie c’è chi vuole porre un freno. Quindi, proprio per chi è stanco dei selfie di coppia postati il 14 febbraio su Instagram, ho pensato a un modo per trascorrere questa sera in maniera alternativa, con una bella maratona cinematografica.

Trattandosi di San Valentino, la scelta è ricaduta su film i cui protagonisti sono una coppia ma, volendo trovare un antidoto allo smielato sentimentalismo che aleggia nell’aria, ho scelto delle pellicole molto poco romantiche


Consiglio 1 → The Lobster (2015), regia di Yorgos Lanthimos


Sinossi: in una società distopica le persone single sono obbligate a trovare la loro dolce metà soggiornando in un “piacevolissimo” hotel per 45 giorni. Al termine del periodo, se non avranno trovato qualcuno con cui condividono una caratteristica peculiare, saranno trasformati in un animale. David, il protagonista, per una serie di circostanze riesce a scappare e viene accolto nella comunità dei solitari che combattono contro quest’assurda imposizione. Hanno una sola regola: è vietato innamorarsi. Cosa succede? David s’innamora. Insomma, dalla padella alla brace. 


Perché guardare The Lobster?


Il film ripropone in maniera distopica la pressione a cui si è spesso sottoposti nella società, quando a Natale si riceve l’immancabile commento della zia che chiede: «Ma il fidanzato? Sbrigati, che stai già invecchiando per metter su famiglia». Ma la difficoltà delle relazioni non è data solo dalle aspettative che sentiamo di dover soddisfare a ogni costo, per realizzarci nel ruolo di moglie/marito, madre/padre. Il vero problema sollevato da The Lobster è di natura esistenziale: gli esseri umani sono fatti per amare? David è sicuro di essersi innamorato perché condivide con la donna che ha trovato un difetto di miopia, ma quando i due non avranno più questo in comune, sarà costretto a fare una scelta: fingere/diventare come la propria metà pur di stare insieme o rassegnarsi a trascorrere la vita in solitudine?  

«Ora, il fatto che ti trasformerai in un animale se non ti innamori di qualcuno durante il tuo soggiorno qui, non è qualcosa che dovrebbe turbarti o abbatterti. Ma, anche allora, devi stare attento; devi scegliere un compagno che sia un tipo di animale simile a te. Un lupo e un pinguino non potrebbero mai vivere insieme e nemmeno un cammello e un ippopotamo. Sarebbe assurdo.» (2)


Consiglio 2→ Le onde del destino (1996), regia di Lars von Trier


Sinossi: Bess McNeill vive in un villaggio scozzese calvinista molto chiuso. Nonostante la sua comunità non accetti gli stranieri, Bess s’innamora di Jan e lo sposa, promettendo a Dio, con cui soventemente si fa una chiacchierata, di custodire il dono che le è stato fatto. Fin qui tutto bene. Ma Dio, dall’alto del suo infinito sadismo, vuole testare l’amore di Bess, così Jan rimane paralizzato in un incidente, spingendo Bess a soddisfare i suoi desideri più perversi


Perché guardare Le onde del destino?  


Amare per Bess vuol dire assecondare la volontà del marito così da manifestare a Dio la sua gratitudine. Questa cieca obbedienza non è la conseguenza di una società patriarcale in cui la donna deve preservare la propria immagine di donna-angelo, ma una decisione di Bess che vuole provare di essere buona, prendendosi cura di Jan. La devozione verso il marito malato, però, non si limita a un’assistenza amorevole, come nello struggente Amour di Haneke (3), ma degenera in una progressiva auto-umiliazione che finirà per allontanarla dai propri affetti e ad alienarsi da se stessa.

Il sacrificio che si consuma per soddisfare il marito e dimostrarsi così degna del dono ricevuto, la degrada prima come membro della comunità (che la bandisce e la chiama “puttana”), poi come donna. Bess è l’incarnazione moderna di Abramo, ma anziché sacrificare il figlio per testimoniare la sua fede, lei è costretta a sacrificare se stessa. La donna è dotata di un potere immenso, capace di dare la vita con il proprio corpo e, nel caso di Bess, anche di preservarla. Ma a che prezzo? Fino a che punto è giusto dare senza ricevere, amare incondizionatamente, rinunciare a qualcosa di sé in funzione dell’altro?

«E ti ringrazio per il dono più grande in assoluto: il dono dell’amore. Ti ringrazio per Jan. Sono così fortunata da aver ricevuto questi doni da te. “Ma ora e per sempre sii buona, ricordatelo Bess. Perché tu sai che do e tolgo a mio piacimento.” Cosa? Io non dicevo in quel senso. Certo, sarò buona. Sarò tanto tanto buona.» (4)


Consiglio 3 → La Notte (1961), regia di Michelangelo Antonioni 


Sinossi: Giovanni e Lidia sono una coppia sposata ormai in crisi: incapaci di trascorrere felicemente del tempo insieme e di parlare onestamente dei loro problemi, trascorrono la giornata vagabondando da soli. Annoiati, decidono di andare a una festa e qui la verità finalmente salterà fuori. E non emerge niente di buono, ovviamente.


Perché guardare La Notte


Antonioni esplora la difficoltà delle relazioni coniugali, spesso tenute insieme dalla forza dell’abitudine e dall’incapacità di comunicare. Soprattutto quest’ultimo è il tema principale del film (secondo della “Trilogia dell’incomunicabilità”) che evidenzia come la complicità possa svanire anche quando si sta insieme da tanto tempo. E allora, cosa resta da fare? Giovanni e Lidia si riempiono la vita con eventi, persone e storie estranee alla coppia e quindi inutili perché non fanno altro che separarli, senza lasciare tempo e spazio a un dialogo onesto. Ma anche quando, spinti da dinamiche esterne, un confronto finalmente sopraggiunge, la possibilità di risoluzione è un miraggio perché l’amore è un atto che richiede pazienza e cura costante.

«Tutte le volte che ho cercato di comunicare con qualcuno, l’amore è andato via» (5)


Ho rivisto questa tripletta per scrivere l’articolo e mi ero preparata psicologicamente a entrare in uno stato di disincanto e rassegnazione.


Invece, riguardando i film, sono rimasta sorpresa di una cosa che li accomuna, seppur in modi diversi. Queste sono storie in cui l’amore rivela tutta la sua potenza e non smette di essere protagonista anche quando non c’è più, viene forzato o preservato ostinatamente. Altrimenti, perché Lidia conserverebbe una lettera che Giovanni le ha scritto tanto tempo fa? O ancora come farebbe David a trovare l’amore pur vivendo in una società che annichilisce il più spontaneo dei sentimenti?

Se da un lato non si può ridurre l’immensità dell’amore a una scatola di Baci Perugina, dall’altro lato classificare come stupido un giorno che lo omaggia non ci aiuta a comprendere a fondo questo sentimento misterioso di cui tanto si è scritto, cantato e visto. E allora quello che ci resta da fare è continuare a scrivere, cantare, vedere film sull’amore e mangiare cioccolatini nella speranza che forse, un giorno, ci capiremo qualcosa


Post scriptum


Di film sull’amore ce ne sono davvero tanti e fare una selezione è stato molto difficile. Dato che le mie scelte hanno avuto il matrimonio come filo conduttore, vi suggerisco altri tre film da recuperare, se non li avete visti:

  • Marriage Story (trad. it. Storia di un Matrimonio, 2019), regia di Noah Baumbach

 È la storia di un divorzio. Sembra assurdo, ma parlare della fine di un matrimonio, non vuol dire forse ripercorrerlo per capire cosa è andato storto?

  • Malcolm & Marie (2021), regia di Sam Levinson 

106 minuti in bianco e nero con soli due protagonisti che portano avanti il film in maniera eccelsa: John David Washington e Zendaya (che abbiamo già avuto modo di lodare parlando di Euphoria).

  • Vivarium (2019), regia di Lorcan Finnegan.

Una giovane coppia in cerca della casa dei sogni, si ritrova a vivere prigioniera in un angosciante quartiere color pastello, in compagnia di un inquietante bambino di cui doversi prendere cura.


Post scriptum 2


Se avete bisogno di una dose di dolcezza dopo aver visto qualcuno di questi film, leggete la lettera d’amore che il giovane Giovanni ha scritto a Lidia. Una lettera romantica è sicuramente un cliché al pari dei cioccolatini e delle rose, ma non facciamo in modo che ciò intacchi la bellezza di queste parole.

Stamane tu dormivi ancora quando mi sono svegliato.

A poco a poco uscendo dal sonno, ho sentito il tuo respiro leggero e attraverso i capelli che ti nascondevano il viso ho visto i tuoi occhi chiusi. […]

Oltre il tuo volto vedevo qualcosa di più puro, di più profondo in cui mi specchiavo: vedevo te in una dimensione che comprendeva tutto il mio tempo da vivere, tutti gli anni futuri e tutti quelli che ho vissuto prima di conoscerti, ma già preparato a incontrarti.[…]

Per un attimo ho capito quanto ti amavo, Lidia; è stata una sensazione così intensa che ne ho avuto gli occhi pieni di lacrime: era perché pensavo che questo non dovrebbe mai finire, che tutta la nostra vita doveva essere come il risveglio di stamane.

Sentirti non mia, ma addirittura parte di me, una cosa che respira e che niente potrà distruggere se non la torbida indifferenza di un’abitudine, che vedo come l’unica minaccia.

E poi ti sei svegliata e sorridendo ancora nel sonno mi hai baciato e ho sentito che non dovevo temere niente, che noi saremo sempre come in quel momento: uniti da qualcosa che è più forte del tempo e dell’abitudine.






(1) The Big Bang Theory, 3×15, regia di Chuck Lorre e Bill Prady (2007-2019).

(2) The Lobster (2015), regia di Yorgos Lanthimos.

(3) Amour (2012), regia di Michael Haneke.

(4) Le onde del destino (1996), regia di Lars von Trier.

(5) La Notte (1961), regia di Michelangelo Antonioni