L’anno che verrà

CAPODANNO FILOSOFEMME

Si sta avvicinando la fine dell’anno e di conseguenza l’inevitabile domanda “cosa facciamo a Capodanno?”, la ricerca del vestito a pailettes, l’intimo rosso e tutto un rigoroso rituale affinché la fortuna sia dalla nostra parte.

Tutte le società umane, nel corso della storia, hanno sempre festeggiato con cerimonie particolari l’inizio di un nuovo anno, attraverso tradizioni e riti propiziatori, il tutto per celebrare una nuova rinascita della natura e dell’uomo e in nome di una rinnovata speranza di felicità.


Molte sono le usanze e le abitudini che i popoli del mondo hanno maturato nel tempo per segnare il passaggio dal vecchio al nuovo anno.


Le più antiche testimonianze di festeggiamenti del Capodanno risalgono alla civiltà babilonese di circa 4.000 anni fa. Per i babilonesi il Capodanno cadeva all’inizio della primavera e ricordava una divinità di nome Marduk, in onore della quale si svolgevano numerosi riti che duravano diversi giorni. Gli egizi, invece, accendevano dei fuochi nei templi e davanti alle porte delle case (1).

Nell’antica Grecia l’anno nuovo era rappresentato come un bambino in fasce e si celebrava a fine inverno con innumerevoli culti dedicati a Dioniso.

Il Capodanno fu fissato dai romani il 1° gennaio, mese dedicato a Giano, arcaica divinità bifronte, rappresentata con due volti che guardano in direzioni opposte: l’inizio e la fine, dal cui nome deriva Gennaio. Il dio celebrato a fine anno era però Saturno, durante le festività dei Saturnalia, caratterizzate da danze e scoppi di petardi (2).


Possiamo dunque affermare che il rito arcaico del passaggio a un tempo nuovo è chiaramente un’esigenza umana, se fin dall’antichità e in tutti paesi del mondo, si festeggia l’inizio dell’anno con celebrazioni particolari.


Allo scoccare della mezzanotte un ciclo si conclude e un altro ha inizio, un istinto ancestrale induce gli uomini ad appellarsi alla fortuna attraverso una serie di consuetudini: uvetta, nocciole, zampone, lenticchie, agrifoglio, tutti simboli di opulenza e di prosperità, e poi i botti e il brindisi per accogliere l’anno nuovo.

Dunque numerosi rituali di buon auspicio sono da sempre in auge insieme alla sacralità di alcuni cibi e bevande, tutti elementi propiziatori per ingraziarsi l’anno in arrivo.

Ma oltre ai festeggiamenti e ai rituali di passaggio, il cambio d’anno è sempre vissuto come un momento di catarsi, come una trasformazione che prepara l’inizio di un periodo rinnovato.


Quello del cambiamento è un desiderio molto diffuso. È cosa rara che di noi stessi e della nostra vita ci piaccia ogni aspetto.


C’è chi vorrebbe essere più forte e determinato, più propositivo o meno pessimista. Fiducia, entusiasmo e speranza invadono il nostro animo e segnano il passaggio da un anno all’altro.

La consapevolezza che la nostra esistenza non è compiuta ma è da fare, si deve ancora affermare, genera speranze e progetti, e il Capodanno è una fenomenologia di questa umanissima tensione verso un imminente futuro traboccante di buoni propositi.

L’entusiasmo dell’1 gennaio ci porta a sperare in un rinnovamento della nostra vita e delle nostre consuetudini in previsione di un’esistenza migliore. Di grande aiuto è il libro di Leo Babuta Power of Less, in cui l’autore illustra il cosiddetto “metodo delle 6 modifiche” da lui elaborato. Secondo questo metodo bisognerebbe concentrarsi solo su un cambiamento di abitudine per volta, insomma procedere a piccoli passi. Babuta ci esorta a fare posto all’essenziale, perché solo eliminando il superfluo potremmo migliorare noi stessi (3).


Un evergreen in merito ai propositi di rinnovamento, è sicuramente la visione filosofica di Seneca.


Il grande pensatore, nella sedicesima epistola a Lucilio, scrive sulla difficoltà ma anche sul valore nel riuscire a mantenere i propri propositi.

«Ma è questo principio, che è lampante, da stabilizzare e da costruire con più fermezza con la quotidiana meditazione: c’è più sforzo nel mantenere i propositi che nel farsene di onesti» (4). 

E ancora: «È necessario perseverare e aumentare la forza d’animo con assiduo impegno, fino al momento in cui il buon pensiero diventi buona volontà» (5).

L’insegnamento che ci fornisce il filosofo è quello di perseguire con fermezza i nostri obiettivi, in questo modo supereremo ogni ostacolo e giungeremo dritti alla meta.

Dunque l’attesa di un anno nuovo è sempre emozionante, ma è fondamentale imparare a vivere ogni giorno dell’anno come un Capodanno, con energia e coraggio inesauribili, senza pretendere troppo dai nostri limiti ma guardando con entusiasmo alle opportunità che la vita ha in serbo per noi.





(1) www.treccani.it/enciclopedia/capodanno_%28Enciclopedia-Italiana%29/
(2) www.treccani.it/enciclopedia/capodanno_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/
(3) L.Babauta, The Power of Less: The Fine Art of Limiting Yourself to the Essential, Hyperion, 2009,169.
(4) www.poesialatina.it/_ns/Greek/tt2/Seneca/Lucil016.html
(5) www.poesialatina.it/_ns/Greek/tt2/Seneca/Lucil016.html

BIBLIOGRAFIA:

L.Babauta, The Power of Less: The Fine Art of Limiting Yourself to the Essential, Hyperion, 2009,169. 
G.Cossard, Storia e riti di Capodanno, Rizzoli, Milano, 1999,154.
L.A. Seneca, Lettere a Lucilio, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Milano, 1993, 1100

Simona Parisi

Author: Simona Parisi

Laureata in Filosofia presso l’Università di Palermo con una tesi sulla teoria critica di Horkheimer, ha poi conseguito un master in management e comunicazione. Abilitata all’insegnamento secondario della filosofia e delle scienze umane. Attualmente sta conseguendo un dottorato di ricerca sulle filosofie di genere. Ama curare le piante per coltivare se stessa, innaffia i suoi sogni e colleziona libri e sorrisi.