La figura femminile e la sua sessualità: riscoperta della donna clitoridea. 

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Parlare di sessualità femminile in maniera chiara e, soprattutto, non determinata da stereotipi e credenze legate al sistema patriarcale è molto complesso, anche ai giorni nostri.

Ritengo, data questa difficoltà, fondamentale studiare e diffondere le opere del movimento femminista che lo hanno fatto. 

Tra le figure di spicco del movimento femminista italiano che hanno consentito la diffusione di una visione, spoglia di stereotipi e miti, della sessualità femminile c’è sicuramente Carla Lonzi, nata a Firenze nel 1931 e morta a Milano nel 1982.

La studiosa italiana è conosciuta principalmente per il suo femminismo radicale e per le sue opere di stampo femminista, di cui ricordiamo sia Sputiamo su Hegel, saggio del 1970 che ha fatto particolare scalpore per il suo titolo irriverente, che La donna clitoridea e la donna vaginale, testo pubblicato l’anno successivo.

Nel primo saggio, la studiosa critica sia la filosofia di Hegel che il marxismo sostenendo che entrambi hanno subordinato la donna alla storia maschile; nel secondo, invece, si focalizza su quanto mi interessa in quest’occasione.

Lonzi, infatti, esplora in maniera esplicita e innovativa la sessualità femminile.

Ritengo sia degno di nota il fatto che negli anni Settanta sia stato pubblicato un testo che affronta in maniera così concreta il tema, considerando soprattutto che la sessualità, e soprattutto quella femminile, sono un tabù ancora nella nostra contemporaneità. 

Il titolo dello scritto fa riferimento a due diversi tipi di sessualità femminile: quello clitorideo, tramite la clitoride, e quello vaginale.

Nonostante l’esistenza di questi due diversi tipi di sessualità, sono convinta che la maggior parte di noi, quando parla di sessualità, si riferisce quasi sempre solamente al secondo tipo. La riduzione della sessualità femminile alla sola funzione vaginale è infatti un prodotto della cultura patriarcale e del controllo che quest’ultima ha avuto, e ha ancora, sul piacere femminile, oltre che sulla figura femminile in toto.

La clitoride è infatti stata ignorata, o poco considerata, sia dalla scienza che dalla cultura maschile, nonostante sia il centro del piacere femminile.

Questo disinteresse, voluto e ricercato dalla società patriarcale, verso il vero centro del piacere femminile fa parte di un più ampio sistema di controllo. La sessualità femminile, attraverso l’interesse esclusivamente rivolto alla sessualità vaginale, è stata subordinata ai bisogni e ai desideri maschili ed è stata associata alla sola procreazione, funzione principale della donna in una società patriarcale. 

Un’altra autrice che si è focalizzata sul ruolo della clitoride è la filosofa francese Catherine Malabou, nata in Algeria nel 1959. Nel 2020 pubblica in Francia Le Plaisir effacé. Clitoris et pensé (Il piacere rimosso. Clitoride e pensiero in italiano), un’opera che si focalizza sui miti diffusi nella società sulla clitoride, organo che in Francia non era neppure menzionato nei libri di testo scolastici fino all’anno precedente. (1)

Tra le prime affermazioni che l’autrice fa nell’opera vi è quella per cui sarebbe meglio considerare “clitoride” un sostantivo femminile e non maschile, come, invece, spesso si fa.

Questo è da farsi per compiere una presa di posizione femminista, ma anche perché, come spiega Jennifer Guerra nella prefazione al testo, le attestazioni del termine più antiche lo indicano come femminile. (2) È interessante sottolineare come sia la figura femminile che il suo organo principale del piacere, ovvero la clitoride, siano stati a lungo considerati solamente in relazione al corrispettivo maschile. Un esempio chiaro e lampante di ciò si ha nelle opere di Freud: secondo lo psicoanalista austriaco, la donna è un essere inferiore all’uomo che, durante la sua esistenza, vorrebbe essere o diventare un uomo e ciò è dimostrato dalla cosiddetta “invidia del pene” che prova in età infantile. (3)

Anche la clitoride è l’equivalente di un organo maschile in quanto viene descritto come “un pene interno”, ovvero un organo maschile non sviluppato. A questo si aggiunge il fatto che, nei mammiferi, la clitoride sia vicino alla vagina e, dunque, venga sia stimolata durante la penetrazione che abbia un ruolo diretto nella riproduzione.

Nelle donne, invece, data la posizione eretta, essa ha assunto una funzione di puro piacere e non ha, quindi, alcuna funzione riproduttiva. 

Oltre alla questione biologica, Lonzi, che viene citata anche dalla filosofa francese, ha aggiunto che bisogna considerare la clitoride un organo sessuale a pieno titolo e non solo funzionale alla masturbazione e/o ai rapporti omosessuali.

Questa nuova visione della clitoride rende la donna autonoma nella sua sessualità, senza demonizzare, come alcun* penserebbero, la penetrazione e i rapporti eterosessuali.

Semplicemente trovare la propria libertà sessuale consente di raggiungere un’emancipazione anche spirituale. Un’ulteriore conseguenza concreta di questa nuova consapevolezza è la seguente: possiamo concepire una sessualità che vada oltre i rapporti di dominazione e forza e, soprattutto, oltre lo stereotipo di uomo e di virilità e di donna come sesso debole procreatore.

Il pensiero, dunque, clitorideo è un pensiero libero da qualsiasi tentativo di dominazione e di imposizione della forza.

NOTE

  1. Introduzione di Jennifer Guerra a Il piacere rimosso. Clitoride e pensiero di Catherine Malabou (2022), pag. 7.
  2. Ivi, pag. 8.
  3. Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi (1978), p.527.

BIBLIOGRAFIA 

  • Carla Lonzi (2023), Sputiamo su Hegel. E altri scritti, a cura di Annarosa Buttarelli, La Tartaruga, Milano.
  • Carla Lonzi (1971) La donna clitoridea e la donna vaginale e altri scritti, Editoriale grafica, Roma. 
  • Catherine Malabou (2022) Il piacere rimosso. Clitoride e pensiero, Mimesis, Milano.
  • Sigmund Freud (1978) Introduzione alla psicoanalisi, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Sigmund Freud (1989) Tre saggi sulla teoria sessuale e altri scritti 1900-1905, Bollati Boringhieri, Torino.