La Turchia torna indietro

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Sono migliaia le donne turche che sono scese in piazza per protestare contro la decisione del Presidente Erdoğan, che, tramite un decreto presidenziale comunicato il 19 marzo 2021, ha deciso di far uscire la Turchia dalla Convenzione di Istanbul. Questa è una notizia molto triste che segna di fatto un notevole passo indietro non solo per la questione di genere, ma anche, in un discorso più ampio, per la tutela dei diritti umani, ed è grave che proprio la Turchia, che è stata la prima a ratificare tale Convenzione, sia anche la prima a ritirarsi


La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, più semplicemente nota come Convenzione di Istanbul, è stata aperta alle firme l’11 maggio 2011 e nasce con lo scopo di prevenire, in maniera giuridicamente vincolante per gli Stati che aderiscono, qualsiasi forma di violenza perpetrata ai danni delle donne (1).


Ciò vuol dire che gli Stati aderenti sono obbligatoriamente chiamati a inserire nel loro Codice Penale una serie di reati come stupro, maltrattamenti familiari, stalking e violenza fisica e altri che tutelano le vittime in caso di tortisoprusi. La scelta di uscire dalla Convenzione sottende implicitamente, ma nemmeno troppo, l’idea di una depenalizzazione di reati simili allentando, in questo modo, le maglie della tutela a un diritto inalienabile delle donne e dei bambini vittime di violenza. 

Finora la Convenzione è stata ratificata solo da trentaquattro Paesi, alcuni dei quali, come la Gran Bretagna, l’hanno solo sottoscritta, ma non ancora ratificata (2). Non sono mancate le polemiche da parte di stati come la Polonia che lo scorso luglio ha minacciato di volerne uscire perché secondo il Ministro della Giustizia Ziobro essa favorirebbe «l’ideologia gender», in quanto al suo interno sarebbero contenuti «elementi di natura ideologica dannosa» (3) e inoltre la Convenzione creerebbe confusione su quella che dovrebbe e deve essere una naturale e ovvia distinzione dei ruoli uomo-donna.


Purtroppo la Polonia non è il solo Stato Europeo che utilizza “argomentazioni” di questo tipo per minare i contenuti della Convenzione: vi sono anche l’Ungheria di Orbán, la Repubblica Ceca, la Lettonia, la Lituania, la Slovacchia e la Bulgaria.


E queste sono state anche le stesse argomentazioni che hanno portato Erdoğan, con il benestare dei conservatori e degli integralisti, a prendere questa drastica decisione: è stato dichiarato che le donne turche godono di leggi a sufficienza per la loro tutela e che non ci sarà tolleranza verso femminicidi e violenze (4). Eppure questa forte presa di posizione guarda in senso totalmente opposto alle promesse fatte. Infatti, nonostante le parole, la Turchia non si distingue di certo per lotta e prevenzione del femminicidio: l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il tasso delle donne turche vittime di violenza è al 38%, il 13% in più rispetto all’Europa, e sono state 300 le vittime del 2020, con una media di ben tre femminicidi al giorno (5).

L’uscita della Turchia dalla Convenzione di Istanbul è il segno di una posizione politica ben definita, perché significa mostrare indifferenza verso una tematica troppo importante e girarsi dall’altra parte ogni qual volta si parli di violenza di genere, un problema che non si può ignorare perché purtroppo resiste e persiste in tutte le parti del mondo.


Significa negare alle donne il diritto alla tutela, che dovrebbe essere ormai un principio sul quale non si indugia e né si discute più, e significa inoltre negare alle donne la loro inviolabilità come esseri umani aventi dignità. 


Scelte politiche come queste non guardano all’uguaglianza e all’inclusione sociale, in quanto, di fatto, si limitano ad accettare e riaffermare lo status quo delle cose, la famiglia tradizionale e il patriarcato, la ragione culturale fondamentale per cui le donne sono state lasciate indietro e relegate ai margini delle società. Davvero non ci può essere alternativa a questo retaggio culturale, obsoleto e che contrasta con le realtà plurali che esistono nel mondo, che ci accompagna da secoli?

Dopo questo gesto da parte della Turchia, non sono mancate le reazioni di indignazione e condanna da parte di molti esponenti politici: l’Europa invita Erdoğan a un ripensamento delle sue posizioni; ma anche dagli United States Joe Biden si è mostrato molto critico verso questo oltraggio ai diritti civili e umani. Tuttavia, sorge spontaneo chiedersi se siano sufficienti parole di condanna o degli inviti a ripensare le proprie decisioni.


Condannare a parole qualcuno o qualcosa è sempre la soluzione più facile, perché riflettere sull’altro non ci porta a pensare a tutte le contraddizioni di fondo che esistono anche nella nostra società, perciò, forse, al di là delle parole, occorrerebbe una forte riflessione critica che ci porti ad assumere posizioni, anche politiche, più decise.


L’Italia, per fare un esempio che ci tocca da molto vicino, nonostante la dura condanna al gesto turco, continua comunque ad essere tra i principali fornitori di armi della Turchia e quando non può vendere armi, vende le licenze per fabbricarle; di queste il governo turco si serve per combattere il “terrorismo” curdo, ma spesso e volentieri miete vittime tra la popolazione civile fatta di uomini, donne e bambini che da anni ormai vivono nel costante terrore delle bombe. Anche l’Egitto compra le armi e i mezzi bellici italiani, e infatti anche questo Paese non si distingue per rispetto dei diritti umani: il caso Regeni e quello attuale dello studente dell’Università di Bologna, Patrick Zaki, ne sono inquietanti esempi (6). 


Purtroppo per le donne, la strada per il raggiungimento della piena parità, non solo giuridica, ma anche e soprattutto culturale, è ancora tristemente lunga e in salita, ed è degradante in un mondo che dovrebbe volgere sempre più verso il progresso constatare quanto le donne facciano fatica a far valere dei diritti così fondamentali per loro e per l’umanità. Per questo motivo è essenziale una lotta femminista che alzi ancora di più la voce contro le ingiustizie sociali.





(1) Cfr. all’url: https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DOSSIER/0/750635/index.html?part=dossier_dossier1-sezione_sezione2-h2_h22 

(2) https://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_del_Consiglio_d%27Europa_sulla_prevenzione_e_la_lotta_contro_la_violenza_nei_confronti_delle_donne_e_la_violenza_domestica#/media/File:Istanbul_Convention_2011_participation_map.svg 

(3) Cfr. all’url: https://www.ilpost.it/2020/07/27/polonia-convenzione-istanbul/ 

(4) Cfr. all’url: https://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/Turchia_esce_convenzione_Istanbul.html 

(5) Cfr. all’url: https://www.aljazeera.com/news/2021/3/20/turkey-pulls-out-of-treaty-protecting-women-from-violence

(6) A questo proposito si consiglia la visione dell’inchiesta di Presa Diretta andata in onda lunedì 22 Marzo 2021 e disponibile al link: https://www.raiplay.it/video/2021/03/Presa-diretta—La-dittatura-delle-armi-502f4b5a-cc46-4870-88b4-426d028bec91.html#:~:text=Presadiretta%20La%20dittatura%20delle%20armi&text=A%20PresaDiretta%20un’inchiesta%20dedicata,testimonianze%20esclusive%20e%20traffici%20illegali

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