Terre di confine: la frontera di Gloria Anzaldúa

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È possibile rivendicare un’appartenenza legata al concetto più ampio di “comunità” che non sia limitata alla sola nozione di nazione?

L’identità transnazionale sembra essere l’alternativa alla cittadinanza tradizionale che esclude radicalmente gli individui che si definiscono apolidi (1), ovvero senza-città.

L’essere apolide risulta essere una condizione estremamente vulnerabile, poiché priva il soggetto di diritti statali e della possibilità di rivendicare un’appartenenza politica e sociale.

Questa condizione diventa più complessa se riguarda le persone migrantipoiché, pur vivendo in più Stati, non si sentono riconosciute pienamente come membri di nessuna delle loro “comunità”. La nascita di gruppi transnazionali e di attivismo, come ColorY* (2), Black Lives Matter (3), Balkan People in Italy (4) e altri, ci consentono di riflettere quale sia ‒ e se vi sia ‒ un modo per oltrepassare i confini della cittadinanza statale.

Essi rappresentano un tentativo concreto di superare questa divisione, promuovendo una solidarietà basata su diritti universali e su un senso di appartenenza condivisa, la cui legittimità all’identità collettiva è data da una rete di relazioni ed esperienze concrete e non necessita di un riconoscimento giuridico-formale. 

Questo tentativo di ri-significazione identitaria è ben esposto da Gloria Evangelina Anzaldúa, che introduce il termine “nuova mestiza” (5), nuova meticcia, ovvero colui/colei che abita lo spazio di mezzo. Amplia così i concetti di mestizaje e raza cósmica (6), teorizzati dal filosofo messicano José Vasconcelos.

La razza cosmica è anche il titolo dell’opera di Vasconcelos: La raza cósmica (7). Questa necessità di mescolarsi e riadattarsi a nuovi eventi e nuove colonizzazioni, trasforma la “frontera“, ovvero il confine, in un punto di partenza che non è solo geografico, ma anche ontologico, filosofico e spirituale. Questo luogo «vago e indefinito» (8) risulta essere un processo di decostruzione che porta a una nuova forma di conoscenza (9) che nasce dal trauma, dalla ferita, da una lacerazione. Il solo modo per abitare le terre di frontiera è forgiare nuovi miti e «diventare una nahual» (10).

Se le terre di confine sono anche psicologiche, sessuali, spirituali e se esistono sempre e ovunque ci siano contatti tra persone di razze, classi e tessuti sociali diversi, allora le frontiere non sono una barriera invalicabile, ma un terreno fertile di scambio e di mutamento individuale e collettivo.

Sono il terreno ideale in cui l’individuale si fa collettivo e l’alieno diventa accolto e accogliente.

Dove «è possibile unire ciò che è separato» (11) e in cui potersi reimmaginare e ri-marginare, perché ciascuno è posto contemporaneamente fuori e dentro al margine.

Solo così si può vivere la cittadinanza non più come diritto esclusivo, ma come qualcosa che oltrepassa i confini e garantisce diritti e riconoscimenti per tutt*. 

«In quanto mestiza non ho terra, la mia patria mi ha scacciata; eppure, tutte le terre mi appartengono, perché di ogni donna sono sorella o amante potenziale (in quanto lesbica non ho razza, il mio stesso popolo mi rinnega; ma sono di tutte le razze, perché in ogni razza c’è il queer che è in me)» (12).

NOTE BIBLIOGRAFICHE

(1) Hannah Arendt ci parla dell’essere apolide nello scritto Le origini del totalitarismo. Interrogandosi su tale nozione, che riprende dalla tradizione classica, stabilisce che chi vive fuori dalla città può essere solo o bestia o dio e se assume sembianze umane, non può che essere barbaro.

(2) ColorY* nasce nel 2020 da un’idea di Tia Taylor, scrittice statunitense  che, dopo l’omicidio di George Floyd, si è resa conto che in Italia non esisteva uno spazio inclusivo in cui si spiegasse cosa significa e cosa si prova a essere una persona razzializzata in Italia.

(3) Movimento attivista internazionale nato nel 2013 all’interno della comunità afroamericana in risposta all’assasinio di Trayvon Martin. Da allora il movimento si impegna nella lotta contro il razzismo verso le persone nere protestando contro gli abusi di potere da parte della polizia.

(4) Nasce nel 2021 con l’intento di smontare gli stereotipi e i pregiudizi che si hanno nei confronti dell’est Europa e principalmente i balcani.

(5) G.E. Anzaldúa, Terre di confine. La frontiera, tr. it P. Zaccaria, Black Coffee, Firenze, 2022, p. 105.

(6) Detta anche quinta razza che, secondo José Vasconcelos, abbraccia le quattro grandi razze del mondo.

(7) J. Vasconcelos, La raza cósmica: misión de la raza iberoamericana. Argentina y Brasil, Espasa-Calpe Argentina, 1948. 

(8) G.E. Anzaldúa, Terre di confine. La frontiera, cit., p. 22.

(9) Anzaldúa parla di una filosofia del conocimiento che non scinde la razionalità dal sentimento.

(10) Ivi, p. 112.

(11) Ivi, p. 108.

(12) Ivi, p. 109.

BIBLIOGRAFIA

G.E. Anzaldúa, Terre di confine. La frontiera, tr. it P. Zaccaria, Black Coffee, Firenze, 2022.

H. Arendt, Le origini del totalitarismo, tr. it A. Guadagnin, Einaudi, 2009.

J. Vasconcelos, La raza cósmica: misión de la raza iberoamericana. Argentina y Brasil, Espasa-Calpe Argentina, 1948. 

SITOGRAFIA

Colory: https://colorycommunity.it/
Black lives matter: https://blacklivesmatter.com/