Fede e scienza: la filosofia di Ildegarda

La storia di Ildegarda inizia come quella di tante altre donne che, come lei, sono state indirizzate verso una vita di devozione e profonda religiosità fin dalla primissima infanzia. 

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Nata nel 1098 in una famiglia nobile, viene mandata giovanissima nel monastero benedettino dedicato a San Disibodo, nella diocesi di Magonza, dove viene cresciuta e istruita dalla badessa Jutta Von Sponheim. Alla morte della badessa nel 1136, Ildegarda ne assume l’incarico svelando il proprio dono profetico, che si manifesta attraverso le visioni e che sarà la base sulla quale si svilupperà tutta la sua filosofia. Si hanno notizie della sua fama di terapeuta ed oracolo intorno al 1147 e del riconoscimento del suo dono dal pontefice Eugenio II l’anno successivo.

L’approvazione del capo della Chiesa garantisce a Ildegarda un periodo fiorente, durante il quale sovrani e pontefici le richiedono interpretazioni di passi biblici e consigli su faccende private. Questi sono anni di pellegrinaggio dediti alla predicazione della Luce, che vengono tuttavia interrotti dall’insorgere di una profonda crisi nel 1150. La Luce ordina a Ildegarda di fondare un nuovo monastero presso Rupertsburg, un luogo squallido e ben lungi dall’essere il più indicato per compiere quanto ordinato nella visione. Nonostante l’iniziale conflitto interiore, segue quanto suggeritole dalle visioni e rimarrà a Rupertsburg fino al 1165, quando aprirà un nuovo monastero a Eibingen. Fino al 1179, anno della sua morte, Ildegarda viene considerata una vera e propria autorità pubblica, la cui produzione scritta conta innumerevoli libri.

Pensiero e opere

Nonostante il fenomeno delle visioni profetiche fosse abbastanza diffuso tra i pensatori di epoca medievale, Ildegarda di Bingen è stata per lungo tempo considerata una mistica (o visionaria) nell’accezione negativa moderna. Tuttavia, una revisione del suo apparato scritto ha permesso agli studiosi di contestualizzare il suo pensiero con il linguaggio di contemporanei come Abelardo e il maestro di Chartres, facendole guadagnare l’accezione filosofica.

Alla base del suo pensiero vi sono la visione e l’estasi, che trasfigurano e investono tanto le tematiche filosofiche, quanto quelle teologiche. Il misticismo visionario e teologico di Ildegarda traspone nel linguaggio simbolico delle immagini i concetti della filosofia del tempo ancora fortemente influenzati dai pensatori ellenistici. Un esempio è l’opera Scivias, nella quale la badessa ripercorre la storia dell’uomo dalla Caduta fino all’incarnazione e alla conseguente nascita della Chiesa riprendendo la tematica delle virtù: Ildegarda le considera opere umane e segni della grazia divina. L’uomo, in sintesi, è collaboratore attivo dell’opera di Dio.

Tuttavia, lo scritto nel quale emerge a gran voce quanto Ildegarda sia stata una figura di transizione tra una tradizione filosofica e l’altra è il De operatione Dei. Qui emerge il connubio tra il cosmo simbolico, che ripropone temi centrali dell’Alto Medioevo, e le nuove teorie della filosofia naturale che stavano emergendo in quegli anni. Il mondo – macrocosmo, e l’uomo – microcosmo, sono due mondi in armonia che hanno profonde corrispondenze. Ciò che regola il mondo e l’intero universo è la Sapienza, attività divina che pervade il cosmo e lo muove in perenne moto circolare.

Sempre sulla stessa scia è Causae et curae, opera nella quale riprende il tema della creazione, ma senza l’elemento visionario che caratterizzava i precedenti scritti. In quest’opera convivono diversi elementi, primi tra tutti le nuove teorie scientifiche e la metafisica platonica – che era ancora presente nella filosofia medievale – che insieme danno vita a due livelli di realtà: una immobile e silenziosa antecedente alla Caduta e una successiva mobile e degradata.

In un’epoca erroneamente considerata buia come il Medioevo, Ildegarda di Bingen si è posta come figura ponte che è riuscita a far convivere la filosofia antica profondamente metafisica e quelle nuove teorie filosofiche, già volte verso una certa scientificità, che avvieranno una rivoluzione nella storia del pensiero europeo che durerà fino ai giorni nostri.

FONTI

De Martino, Bruzzese M., Le filosofe. Le donne protagoniste nella storia del pensiero, Liguori Editore, Napoli 1994.

Fumagalli Beonio Brocchieri M., Luoghi e voci del pensiero medievale, Encyclomedia Publishers, Milano 2010.

Un’altra biografia sull’Enciclopedia delle donne

Monica Cattabriga

Author: Monica Cattabriga

Redattrice di Filosofemme. Si laurea due volte in Filosofia (perché una non le bastava) presso l’Università di Bologna, prima in Storia della Scienza, poi in Filosofia del Diritto, sulla filosofia di Mary Wollstonecraft. È redattrice anche dell’Enciclopedia delle donne. Attualmente frequenta il Master in Editoria presso la Fondazione Mondadori a Milano.