La Wonder Woman affamata

Mi siedo a tavola con gli amici, mi verso un bicchiere di vino bianco e apro il menù. Panico. Cosa posso prendere? Accidenti, io nemmeno volevo esserci a questa cena. Dopo aver vagliato ogni ipotesi, contando minuziosamente le calorie di ogni pietanza, mi convinco e prendo un innocente petto di pollo con insalata. Olio e aceto a parte, grazie.

Mi verso un altro bicchiere di vino bianco, che nasconda bene il cibo che sminuzzerò senza mangiarlo, e mentre i miei amici chiacchierano ordinando antipasti, salumi, pane, pizza, vino, birra, io mi sento euforica per la mia capacità di controllo anche fuori dalla mia zona di comfort.


Sorrido e mi tasto le costole prominenti, sono stata proprio brava.


Accidenti però, la pizza che stanno portando a quel tavolo sembra buona, oggi non ho mangiato niente in vista di questa cena imposta, forse potrei concedermelo. No, sii forte, resisti, preferisci una pizza o lo spazio tra le cosce? Resisti, sei in grado, non fare la bambina.

La pizza sembra davvero invitante, troppo invitante, solo alla vista il mio stomaco vuoto si contorce e sembra spalancarsi, la vuole, la brama. Con le mani che tremano cerco il pacchetto di sigarette, mi scuso con gli amici ed esco a fumare, aspirando a pieni polmoni. La fame si calma, sento anzi una sensazione lontana di nausea e la pizza non sembra più invitante; sorrido, ho vinto di nuovo, sono forte.

Durante la cena riesco a mangiare poco e niente, a mascherare il tutto bevendo un bicchiere di vino dopo l’altro, sono felice, sono euforica, il vino mi ha dato alla testa quasi istantaneamente.


Ma io resisto, non mangio, sono invincibile, mi sento Wonder Woman.


Tornata a casa continuo a gongolare per il borbottio del mio stomaco puro, totalmente incontaminato dal cibo, tanto che quando apro la porta di casa, leggermente traballante, e vedo quel piccolo cioccolatino lasciato da un qualche coinquilino, mi sento ormai così potente che decido di poterlo mangiare, che non mi finirà sul fondoschiena. E poi è solo uno.


Tutto si ribalta: io sono forte, ma il mio corpo è stanco e affamato.


Un cioccolatino, poi due, poi tre, poi quattro, poi la scatola intera, poi la pagnotta di pane vecchio lasciata sul tavolo. Ho fame, ho maledettamente fame, il mio stomaco sembra essere diventato una voragine incolmabile, allora apro il frigo, trovo del formaggio e lo addento, poi vedo una vaschetta di salumi e mi avvento anche su di quella.

Rubo i cereali alla mia coinquilina, le mangio perfino le sottilette nel frigo, tanto ormai Wonder Woman è crollata. Mi riempio fino a quando non mi sento scoppiare e mi trascino a letto. Dentro di me so già che mi sveglierò in lacrime, in pieno senso di colpa, che inizierà un nuovo digiuno e che dovrò disciplinare di nuovo me stessa ed essere forte.


Storie come questa si svolgono nella sfera più nascosta della quotidianità di una persona affetta da un Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA).


Oggi si cade spesso nella tentazione di considerare il controllo, o presunto tale, del proprio corpo e dei propri impulsi come un vero e proprio superpotere. In un’ottica di dualismo mente-corpo che da Descartes in poi non è mai stato veramente abbandonato, il superpotere odierno sarebbe la vittoria della mente sul corpo: la zavorra che ci inchioda in questa realtà pesante e mortale. Ma anche controllo sulla frenesia di ciò che ci gira attorno, delle aspettative degli altri, del tempo che scorre.

Parlando del dualismo contemporaneo, scrive Susan Bordo: «il dualismo mente-corpo […] esprime una metafisica pratica che si è dispiegata e socialmente incarnata nella medicina, nella giurisprudenza, nelle rappresentazioni letterarie e artistiche, nella costruzione psicologica del sé, nelle relazioni interpersonali, nella cultura popolare e nei messaggi pubblicitari […]» (1).


Tutti sappiamo come l’alimentazione influisca direttamente sul corpo, come sia in grado di plasmarlo in base al cosa e al come mangiamo.


Allora il cibo diventa la via più immediata per esercitare il controllo ed ecco perché nel momento in cui rifiutiamo un cioccolatino, un’uscita con gli amici, la torta della nonna, ci sentiamo forti, invincibili, in un delirio di onnipotenza apparente, destinato a ribaltarsi all’improvviso nella più totale perdita di controllo sia sul corpo che sulla nostra mente.

Perché il corpo ha fame e prima o poi chiederà ciò che gli spetta. Richiederà il cibo come la mente richiederà ciò di cui si priva: i momenti di serenità in famiglia, con gli amici, ma anche nel privato, tra le aule e la mensa dell’università, nella pausa pranzo a lavoro.

Digiuno, abbuffata, palestra, digiuno, abbuffata: un circolo vizioso nel quale i nostri superpoteri sono solo apparenti, dove Wonder Woman alla fine scompare davanti alla porta spalancata di un frigorifero.


E scomparsa lei, rimane un corpo sfinito dalla smania di perfezione.


Secondo il Ministero della Salute, per 100.000 persone in un anno si registrano dagli 8 ai 9 casi di anoressia nervosa, mentre la bulimia nervosa ne registra fino a 12. Ma i dati sono destinati ad aumentare, poiché oggi i DCA riconosciuti si estendono ben oltre le due forme più note: la crociata contro il corpo può prendere anche la forma di vigoressia, con l’ossessione per la massa muscolare; ortoressia, cioè la maniacale attenzione al cibo “sano” o anche di binge eating disorder, la perdita di controllo totale che porta l’individuo ad abbuffarsi fino a “scoppiare”.

Il 2 giugno, giornata mondiale contro i DCA, è un’occasione per ricordare che non si sceglie di soffrire di un disturbo dell’alimentazione e che essi possono subdolamente colpire chiunque, di qualsiasi età, genere e forma. È l’occasione per ricordare che non siamo in grado di esistere come solo cervello, sola e pura mente e che volenti o nolenti un corpo lo abbiamo e che non è solo un corpo, ma è il nostro corpo e forse è il nostro vero superpotere.



(1) Bordo Susan, Il peso del corpo, Introduzione, p. XXV, Milano, Feltrinelli, 2007.

FONTI:

Hadot Pierre, Il velo di Iside, Biblioteca Einaudi, 2006.
Sito del Ministero della Salute, www.salute.gov.it.


Immagine di copertina: Nessun provento economico è stato realizzato dall’utilizzo dell’immagine di Wonder Woman, che ha lo scopo rappresentativo di un concetto. Tutti i crediti sono riservati all’autore.