Quale nuovo tempo per Notre-Dame de Paris

Ho un ricordo preciso – e forse non si dovrebbe iniziare un articolo così – di quel 15 aprile 2019: pomeriggio tardi, un calice di vino in un bar e la notifica sul telefono di quell’incendio fuori controllo. Gelo, panico, lacrime e rabbia. Ricordo di essermi arrabbiata tantissimo. E di essermi ritrovata a tremare mentre la guglia crollava divorata dalle fiamme


E poi ne ho un altro, di ricordo: quando la mia Professoressa di Estetica ha affermato esserci un vero e proprio dibattito sulle ricostruzioni di strutture artistiche andate distrutte o rovinate.


Un po’ come il sito archeologico di Palmira, devastato dall’Isis, e che ora si sta ricostruendo con la stampante 3D (1): perfetta copia dell’originale ma, appunto, copia

E questo dibattito sta investendo oggi il progetto di rifacimento del tetto e della guglia della Cattedrale parigina: ci si chiede se sia meglio ricostruirla identica alla struttura precedente l’incendio – magari con materiali moderni e ignifughi, ma riproducendo esattamente le stesse forme – o se non sia più sensato lasciare un segno della nostra epoca, nella sua progettazione. L’architetto Philippe Villeneuve, responsabile della manutenzione dei monumenti storici francesi, appoggia l’idea di un restauro che rispetti la tradizione – idea condivisa dalla maggioranza dell’opinione pubblica parigina –, mentre il presidente Macron si dice non contrario alla ricostruzione in chiave contemporanea della struttura (2).

Sono diverse, al momento, le proposte avanzate da numerosi studi di architettura per rendere il tetto di Notre-Dame una struttura contemporanea, un’opera artistica e architettonica della nostra epoca: il designer Lehanneur propone una grande fiamma di carbonio e rivestita in lamina d’oro, simbolo permanente di quella tragica nottata; lo studio slovacco Vizum Atelier ha ideato una torre di cristallo dalla quale esce un fascio luminoso che arriva fino in cielo – quasi sul modello dei fasci di luce che proiettano oggi al posto delle Twin Towers – mentre l’architetto brasiliano Alexandre Fantozzi vorrebbe ricostruire il tetto e la guglia con vetri colorati, creando delle immense vetrate gotiche.


Ma ci sono anche progetti che vogliono dare un significato più radicato alla nostra epoca, che meglio esprimono il sentire, le esigenze e le urgenze della nostra contemporaneità.


Lo studio NAB vorrebbe infatti creare, sul tetto della cattedrale, delle serre con degli alveari, dove le api potrebbero trovare rifugio, riappropriandosi degli spazi cittadini; mentre Clément Willemin, direttore dell’architettura paesaggistica francese, propone di rendere il tetto un giardino aperto alla cittadinanza

Willemin spiega anche la sua scelta, sostenendo che si tratterebbe di un giardino dedicato a tutte le specie animali e vegetali alla quale estinzione abbiamo contribuito: sarebbe per lui uno spazio democratico, che faccia riferimento alla natura come vera religione universale (3). Uno dei maggiori templi del cattolicesimo sposerebbe così un concetto di religione secolare: esprimerebbe il sentire della nostra epoca, la sempre crescente preoccupazione e attenzione verso la natura e la fragilità degli ecosistemi; nonché la volontà di essere un simbolo inclusivo e non divisivo, che non faccia riferimento a un singolo credo religioso, ma accolga gli uomini in quanto tali.

E sono proprio questi gli aspetti che più vengono sottolineati dai fautori di un restauro in chiave contemporanea. La ricostruzione fedele vedrebbe, infatti, Notre-Dame solo da una prospettiva materiale e non simbolica.


La si vedrebbe come un semplice edificio che, danneggiato, ha bisogno di riparazioni e non come il simbolo di un’umanità che muta e si stratifica. 


La cattedrale parigina è stata conclusa nel 1163, sancendo un momento di rinascita politica, economica e culturale dell’Europa: nascevano e si sviluppavano le città, la cultura cominciava ad uscire dalle celle monastiche per includere anche cittadini facoltosi – e non solo. Luigi XIV vi apportò uno dei primi e più importanti interventi di modifica, commissionando un nuovo altare in stile barocco da sostituire a quello gotico; durante la Rivoluzione Francese tutte le statue della facciata vennero distrutte così come la guglia e poco dopo la Cattedrale divenne il Tempio della Ragione.

A seguito di diverse denunce, tra le quali quella dello scrittore Victor Hugo, sulla situazione di degrado e rovina in cui versava la struttura, a metà dell’Ottocento si intraprese la prima grande opera di restauro, che vide anche uno spostamento della parte centrale dell’intelaiatura del rosone della facciata. Risparmiata durante le due guerre mondiali, negli anni Novanta si ebbero diversi restauri sia interni che esterni. Notre-Dame si mostra quindi come progettata dell’architetto tempo, un edificio corale traccia ed espressione dell’umanità, della storia e dei mutamenti culturali. 

Quasi fosse un terreno su cui scavare e trovare testimonianze del passato, antichi edifici su cui poi se ne sono costruiti altri: nuove strade da percorre, nuove stanze da abitare, nuove tradizioni da praticare.


Perché, quindi, non diventare parte di questa stratificazione, di questo ricco patrimonio a noi lasciato e che noi lasceremo?


L’incendio è stato certo una tragedia, che potrebbe essere resa occasione. Riprodurre fedelmente la Cattedrale, significherebbe consegnare ai posteri una copia che vuole cancellare quella terribile notte di fiamme, che vuole cancellare la storia. Cogliere, invece, l’opportunità nella distruzione significherebbe rendere omaggio alla storia e farsi parte attiva di questo progetto che dalla fine del XII secolo è passato per tante mani e tante menti fino ad arrivare a noi. Significherebbe farsi carico dell’eredità e renderle omaggio, lasciando ai posteri qualcosa che parli della nostra epoca. Del nostro bisogno di inclusione, di sensibilità, di attenzione per la natura e di tutela delle specie a rischio. 


La sottile differenza che corre tra la riproduzione e la produzione, fra l’essere di passaggio e l’essere abitanti. 





(1) https://www.lastampa.it/viaggi/mondo/2018/09/01/news/dalla-devastazione-dell-isis-alla-rinascita-il-sito-archeologico-di-palmira-riapre-ai-turisti-entro-il-2019-1.34042304?refresh_ce

(2) https://www.ilpost.it/2020/02/29/notre-dame-architetto-restauro/

(3) https://www.nytimes.com/2019/05/10/arts/design/notre-dame-spire-designs.html

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https://pixabay.com/it/photos/cattedrale-3599931/