Mad in Italy. Manuale del trash italiano.

Sfogliate questo libro, soffermatevi su un paragrafo in modo casuale.
Leggete.
Non rimarrete delusi.
Che sia C’è posta per te, l’arresto di Wanna Marchi e Stefania Nobile o l’attacco ischemico di Andreotti di fronte a Paola Perego — Mad in Italy, di Gabriele Ferraresi, edito da Il Saggiatore, vi regalerà grandi soddisfazioni

Avete presente il Grand Tour, quel viaggio stratosferico che gli intellettuali del XVIII secolo intraprendevano per toccare con mano le meraviglie italiane ed europee? Ecco, la stessa cosa. Questo, però, è un viaggio nel tempo — dal 1980 al 2020 — e l’itinerario è, sì, tutto italiano, ma non coinvolge la Cappella Sistina o il Colosseo, bensì lo spazio intangibile della cultura bassa.


Televisione, riviste patinate, dichiarazioni che diventano meme: Ferraresi passa in rassegna gli eventi trash degli ultimi quarant’anni, restituendoli ai lettori in una narrazione ironica che da sola vale la lettura del saggio.


Non bastasse l’ironia, però, ecco che tra un Pippo Franco con annessa svolta mistica e il trafugamento della salma di Mike Bongiorno, si riesce a tracciare un ritratto dell’Italia così com’è — splendidamente nazionalpopolare, “meravigliosamente mediocre” (1). 

«Perché perdere così tanto tempo ed energie per focalizzare cosa vuol dire essere italiani – cosa sono, cosa pensano, cosa vogliono davvero? Perché riuscirci permetterebbe di vivere la quotidianità con un minimo di chiarezza in più e ci offrirebbe una mappa – per quanto incompleta e in continua stesura – con cui orientarci nell’esistenza.» (2)

La lettura di questo saggio compiacerà quanti aprono le orecchie sui mezzi pubblici a caccia di dialoghi drammatici, quanti ballano con gioia sfrenata le canzoni di Raffaella Carrà, quanti apostrofano gli amici con il «Mai più!» che Antonio Zequila diresse ad Antonio Pappalardo. Che evento grandioso! Orgoglio ferito, accuse di nepotismo, la Mamma, zia Mara Venier che fa da moderatrice: una storia italiana in scena in tv, così come, il sabato mattina, all’ufficio postale

Tommaso Labranca, che vi invito ad approfondire se già non lo conoscete, avrebbe chiamato i lettori ideali di Mad in Italy i Giovani Salmoni del Trash:

«[Coloro i quali], privi del pregiudizio estetico, usufruiscono del prodotto trash senza tale pregiudizio e senza porsi al di sopra del fenomeno stesso: non ne ride o ne ne prende le distanze con sdegno, ma trae reale godimento dal fenomeno.» (3)


Il Giovane Salmone del Trash si getta nel torrente impetuoso del pregiudizio estetico dettato dall’establishment e risale la corrente, crogiolandosi nel godimento delle cose «brutte, basse e sottoculturali che però brutte, basse e sottoculturali non sono realmente […]». (4)


Se scorgete un certo paradosso poetico in Fabrizio Corona che, mentre canta «La libertà, la libertà, la libertà…», vola giù dalla sua bicicletta, incastratasi tra le rotaie del tram, questo manuale fa per voi. 

E beh, oggi è venerdì. 

L’avete guardato, ieri sera, Temptation Island?



G. Ferraresi, Mad in Italy. Manuale del trash italiano. 1980-2020, Il Saggiatore, Milano, 2020.

Grazie a Il Saggiatore!





(1) G. Ferraresi, Mad in Italy. Manuale del trash italiano. 1980-2020, Il Saggiatore, Milano, 2020. 

(2) Ibidem. 

(3) T. Labranca, Andy Warhol era un coatto. Vivere e capire il trash, Castelvecchi, Roma, 1994. 

(4) Ibidem.

Martina Peruzza

Author: Martina Peruzza

Laureata triennale in Filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore con una tesi in Storia dell’Estetica e laureanda magistrale presso la stessa università. Scrive di quello che capita, ma la sua grande passione è la letteratura. (Non si prende tanto sul serio e spera un giorno di poter realizzare la sua più grande ambizione intellettuale: sceneggiare Un posto al sole.)