Le intruse

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Le intruse

Ci sono libri che fanno sognare e viaggiare lontano, in luoghi in cui probabilmente non andremo mai. Le vicende dei protagonisti sono spesso emozionanti, tristi, esaltanti. Di solito, questo trasporto avviene con i romanzi, che per quanto realistici, sono spesso inventati o, se ispirati da storie vere, conditi di fantasia. È sorprendente, allora, poter vivere tutto questo con un saggio, scritto benissimo, scorrevole, ma riguardante storie e cose vere. Le intruse: Dalle aule di Oxford ai confini della civiltà: storie di donne che volevano scoprire il mondo (1) di Frances Larson, permette di provare tutto ciò.


Lo fa raccontando le vicende di varie antropologhe: Maria Czaplicka, Beatrice Blackwood, Winifred Blackman, Katherine Routledge, e Barbara Freire-Marreco.


Queste donne, per quanto differenti per provenienza e estrazione sociale, frequentarono Oxford e le sue aule i primi decenni del Novecento, si appassionarono ad una disciplina nuova come l’antropologia e lottarono contro tutto in quel neo-nato mondo fortemente dominato dagli uomini

Le loro vite sono talmente tanto appassionanti da sembrare uscite da un film. Sono, per fortuna o purtroppo, estremamente vere, il loro finale è spesso triste e lo svolgimento molto più faticoso di quanto si possa immaginare. Le vicende raccontante ne Le intruse, sono tutte interessanti così come i loro viaggi, tra mille difficoltà, nei posti più pericolosi della terra.


Ci sono, però, in particolare tre storie esemplari, che mostrano in maniera lampante i disagi incontrati dalle studiose in quegli anni.


La prima e la più straziante è quella di Maria Czaplicka. Maria era una studiosa di origini polacche e fece ricerche sullo sciamanesimo e la cultura dei popoli Siberiani, ottenendo anche numerosi riconoscimenti. Nonostante ciò viveva costantemente in difficoltà economica e alla ricerca di borse di studi e finanziamenti. Dopo l’ennesimo rifiuto, finì per avvelenarsi. Un’altra triste storia è quella della benestante Katherine Routledge, che fece ricerche sull’Isola di Pasqua, che stanca di non essere mai ascoltata e di essere sfruttata economicamente dal marito, finì con il barricarsi in una stanza come segno di protesta a favore delle donne. Katherine venne rinchiusa e morì in un istituto psichiatrico. C’è, poi, la storia di Freire-Marecco, meno straziante apparentemente, ma altrettanto triste. Dopo aver fatto varie ricerche negli Stati Uniti, tra i Pueblo e aver ricevuto vari riconoscimenti, declinò moltissime proposte di lavoro e nuovi inviti per ulteriori spedizioni, perché doveva badare ai genitori e occuparsi del marito (2). 


Per quanto diverse tra loro, le avventure di queste studiose – e i tre esempi brevemente riassunti – permettono di riflettere sulle mille difficoltà incontrate dalle donne e sulla loro forza.


Esse, infatti, si ritrovarono a lottare non solo, durante i viaggi, contro popoli e elementi meteorologici ostili – come i colleghi maschi – ma, in più, contro una società e una famiglia spesso sfavorevoli, se non totalmente avversi. Il libro ci permette, inoltre, di riflettere sul significato delle loro spedizioni e della loro attività sul campo, che rappresentava spesso una liberazione. Come dice Larson: «Tutte le donne degne di nota in questo libro sfuggirono alla loro società in nome del sapere»(3). 


Insomma, Le Intruse non parla di filosofia, ma ci tocca nel profondo, poiché ruota attorno a due argomenti alla base della missione di Filosofemme: la volontà di sapere e la volontà di riscattare chi è troppo a lungo rimasto nell’ombra.


Frances Larson, Le intruse: Dalle aule di Oxford ai confini della civiltà: storie di donne che volevano scoprire il mondo, Utet libri, Milano, 2021.

Grazie a Utet!


(1) Frances Larson, Le intruse: Dalle aule di Oxford ai confini della civiltà: storie di donne che volevano scoprire il mondo, Utet libri, Milano, 2021.

(2) Cfr. Ibidem.

(3) Cfr. Ivi, p.53