Animali non umani

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Animali non umani

Per la collana Animalia di Adelphi torna il biologo americano Carl Safina che, dopo il successo di Al di là delle parole (1), in questo libro ci porta a conoscere alcune delle culture animali che ci circondano: capodogli, are e scimpanzè saranno il ricettacolo di questo apprendimento che ci condurrà alla messa in discussione dell’antropocentrismo.

«Le storie di questo libro riguardano le culture animali. Ciò che è naturale non sempre viene naturale: molti animali devono apprendere dai loro anziani come diventare ciò che sono destinati ad essere». (2)

L’attenzione di Safina sta tutta nel porsi dinnanzi gli altri animali da pari, con la consapevolezza che: 

«[…] moltissime persone, specialmente nelle culture occidentali, hanno assimilato inconsciamente la scala naturae […] di conseguenza crediamo che il mondo sia per noi, lo consideriamo nostro, convinti che potremo agire su di esso impunemente evitando di assumerci qualsivoglia responsabilità. Il secondo problema sta nel nostro dare per scontato che gli altri esseri siano tanto migliori quanto più sono simili a noi.»(2)

La scala di cui parla l’autore è un costrutto metafisico che fin dall’antichità ha visto l’uomo al vertice di una piramide comprendente tutte le forme di vita nella quale la nostra specie rappresenta l’eccellenza in termini di evoluzione, morale, intelligenza, forza e virtù.


Ma Safina ci ricorda che, molto prima che la nostra specie comparisse sulla Terra, altri animali avevano una vita propria piena di sfide ed emozioni, una vita guidata da legami e necessità.

«Quando smettiamo di considerare antropomorfe, pappagalli e delfini come «modelli» delle origini umane primitive – quando ci togliamo i nostri paraocchi umani –, allora riusciamo a vedere che sulla Terra esistono altri esseri, interessati alla propria vita e che sanno qualcosa su chi sono, dove si trovano, con chi sono e cosa stanno facendo. Nella loro esperienza condivisa, queste creature, seminano e raccolgono la propria cultura» (3)

Un approccio, questo, che solo recentemente ha preso piede nel mondo accademico e che potrebbe aiutarci non solo ad apprezzare le altre forme di vita ma anche a salvare il pianeta che condividiamo con loro, un pianeta fino ad oggi considerato solo nostro e stremato dall’antropocentrismo:

«[…] la specie umana si è resa incompatibile con il resto della Vita sulla terra. […] La vita ha sempre avuto a che fare con margini stretti e scarse probabilità. Forse anche la lotta per conservarla dovrà giocarsi sempre così». (4)


Tra le righe non mancano accenni alla questione ambientale, alla conservazione delle specie e del pianeta, in una ferrea difesa della diversità tutta.


E Safina conduce la sua arringa trasportandoci dentro le vite degli animali, chiamandoli per nome, descrivendoci le loro singolari peculiarità di individui.

«Qualcuno dirà che sto attribuendo emozioni umane a creature non umane, che mi sto macchiando di antropomorfismo. Io non attribuisco: osservo» (5)

Citando le parole dell’autore “La cultura è casa” (6) e, dati alla mano, non siamo gli unici detentori di una qualche forma di cultura, anzi ce ne sono a migliaia, tante quante sono i gruppi di individui che vivono insieme; perché «Umana o meno che sia […] una cultura è un insieme di soluzioni al problema di come sopravvivere» (7)

Così, ci ritroveremo a tendere l’orecchio mentre leggiamo del canto dei capodogli, rideremo sentendo dell’amore di alcune are per il panettone e saremo stupiti delle dinamiche passionali delle antropomorfe. Aneddoti che non hanno intenzione di umanizzare questi animali, al contrario, cercano di mostrarci le loro peculiarità, i loro modi di vivere, le loro preferenze e le loro scale di valori e necessità.


Nella consapevolezza che la cultura può essere una prerogativa tutta umana solo se, arbitrariamente, escludiamo molte altre specie dall’avere esperienza di sé.

«Dare per scontato che gli altri animali non abbiano una cultura perché non hanno una cultura umana è come pensare che le altre creature non comunichino perché non dispongono della comunicazione umana. In realtà, hanno la loro comunicazione. E hanno le loro culture». (8)

«Sul fatto che gli altri animali «abbiano» o meno una cultura sono state scritte migliaia di pagine – in larga misura sprecate. Non c’è nulla di reale in quella domanda, o in quella parola: dipende tutto dalle definizioni, ed esistono molte definizioni di «cultura». […] Una definizione che limiti la cultura agli esseri umani non ha nulla da offrire. […]  non è forse ovvio che gli altri animali non hanno una cultura umana? I capodogli hanno una cultura da capodogli. […] La questione non è se abbiano il tipo di cultura che abbiamo noi. Il punto è: quali sono le culture delle diverse specie?» (9)


Per scoprire le culture altre non resta che immergerci nella lettura, chiara e avvincente, del libro di Safina. Un testo adatto a tutti, ma soprattutto a chi crede che la diversità sia la chiave per nuovi orizzonti futuri, per il pianeta e per noi stessi.


Carl Safina, Animali non umani. Famiglia, bellezza e pace nelle culture animali. Adelphi edizioni, Milano, 2022.

Grazie ad Adelphi!




(1) Carl Safina, Al di là delle parole. Che cosa provano e pensano gli animali, Adelphi edizioni, Milano, 2018.

(2) Carl Safina, Animali non umani. Famiglia, bellezza e pace nelle culture animali. Adelphi edizioni, Milano, 2022, p.12.

      (3) Ivi, p.200.

      (4) Ivi, p.424.

          (5) Ivi, p.167.

            (6) Ivi, p.227.

              (7) Ivi, p.122.

                (8) Ivi, p.175.

                  (9) Ivi, p.15.

                    (10) Ivi, p.65.