L’amicizia tra Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini

L’incontro e le affinità

Morante e Pasolini furono due scrittori ed intellettuali di enorme sensibilità, due anime creative, ma instabili: due anime affini, nel bene e nel male. L’amicizia tra i due nacque per una comune appartenenza a coloro che avevano «come ideale della vita, quello di svuotare con un ditale il mare» (W. Siti, Elsa Morante nell’opera di Pier Paolo Pasolini, in Vent’anni dopo La Storia. Omaggio a Elsa Morante, Pisa, Giardini Editori e Stampatori p. 134).

Essi si incontrarono verso la metà degli anni Cinquanta attraverso Alberto Moravia. Pasolini rimase  molto colpito da Lo scialle andaluso, uscito nel 1953 e tra questo anno e quello successivo si collocò il loro incontro, testimoniato dall’epistolario di Pasolini. Anche Elsa Morante aveva letto Pasolini e aveva trovato molti punti di contatto con lui: entrambi sentivano una particolare attrazione per il primitivo e il barbarico, per il mondo degli emarginati in opposizione al mondo borghese. Subito tra loro scattò una vera amicizia, fatta di stima reciproca, ma anche di critiche e biasimi; si frequentarono sempre di più e si scrissero lettere in modo assiduo quando erano lontani. Nel 1961 decisero di organizzare un viaggio in India con Alberto Moravia. Del viaggio ci rimangono le testimonianze di Pasolini che scrisse L’odore dell’India e di Moravia con Un’idea dell’India. Le due opere sono nettamente diverse, gli autori assumono atteggiamenti quasi opposti: Moravia è molto più cinico, scettico e realista, mentre Pasolini ha una visione caritatevole più vicina a quella di Elsa. Entrambi erano interessati ai ragazzini e ad una società sottoproletaria, ancora non cosciente dei cambiamenti radicali della società capitalistica. Tutto ciò essi lo chiamavano barbarico, termine con cui indicavano la vitalità, la sacralità dell’esistenza e il rifiuto delle leggi storiche borghesi. L’interesse caritatevole, ma anche quasi antropologico per i ragazzini, trovava dimostrazione negli atteggiamenti che essi assumevano nei confronti delle generazioni giovani: basti, ad esempio, pensare al rapporto di Pasolini con Ninetto e gli altri ragazzi di vita e a quello tra la Morante e Bill Morrow, morto suicida nel ’62.

La loro amicizia inizialmente si consolidò sempre di più e diventò un’adulazione reciproca, tanto che Pasolini celebra l’amica dedicandole La religione del mio tempo (1961).

Come la Morante vedeva Pasolini

Lo scrittore si presenta alla Morante come un nuovo Rimbaud, come un geniale rivoluzionario precoce in grado di denunciare il nuovo capitalismo e di dare una scossa alla società borghese, che stava soffocando il mondo del sottoproletariato.

Già in Poesia in forma di rosa, però, Elsa inizia a scorgere in lui populismo, narcisismo e mania di protagonismo e, a modo suo, lo comunicherà nell’ultima parte di Madrigale in forma di gatto:

[…] Il ragazzo che si intende protagonista del mondo
(protagonista anche se bandito, anzi di più perché bandito…
starà sempre beato al centro della rosa.
E lui beato ignorerà gli altri peccatori al bando della rosa
e al bando di se stessi
non protagonisti del mondo
non leggenda di se stessi
soli senza nessun addio.


Da queste scherzose ma graffianti parole capiamo che, per la scrittrice, l’amore di Pasolini per il sottoproletariato potrebbe essere falso. Morante, però, rimase ulteriormente delusa quando l’Arca Film non pagò alcuni amici personali e Pasolini non fece nulla perché ciò non avvenisse. Lei arrivò ad accusarlo di complicità con i padroni e incapacità di opporsi al capitalismo: parole pesantissime per un intellettuale che dedicò tutta la vita a denunciarne i crimini. L’immagine che Elsa si era costruita di quel rivoluzionario Rimbaud iniziò a sgretolarsi e a crollare ma, nonostante ciò, negli anni Sessanta il legame rimase ancora molto forte perché erano entrambi in disarmonia col mondo.

Nel 1969 i due smisero di parlare e discutere in maniera stimolante: prima si provocavano a vicenda, si mettevano in discussione, ma continuavano a sentire il bisogno di uno scambio reciproco. A fine anni Sessanta non fu più così perché la Morante era profondamente delusa: Pasolini era diventato insopportabile nella sua angoscia di sentirsi sempre messo sotto accusa.

Nonostante questa rottura, la grande scrittrice ci dà una bellissima testimonianza di come quel legame l’avesse profondamente segnata e intellettualmente colpita nella sua ultima opera del 1982 Aracoeli. Per quanto non espressamente detto, chiunque conosca Pasolini non può che riconoscerlo, celato dietro il protagonista Manuele. Entrambi hanno un legame morboso con la madre e un rapporto distante con il padre; sia Pasolini, che Manuele sono omosessuali e accettano a stento la propria condizione, disperandosi per i propri amori impossibili. Inoltre, tutti e due hanno una certa predisposizione per i ragazzi giovani e li amano senza essere ricambiati. Non solo: sia Pasolini, che Manuele si sentono ancora bambini, incompleti, in uno stato arcaico, larvale. Pasolini si definiva un feto adulto e richiamava l’idea espressa dalla parola, semplice ma potente niñomadrero. L’atteggiamento di Manuele e di Pasolini è simile, poiché entrambi leggono la realtà filtrata dalla propria condizione, che li porta a deformare alcuni elementi e a vivere tutto con rassegnazione e pessimismo. L’elemento, però, più commovente è il fatto che l’inizio del viaggio verso Almendral, la terra della madre di Manuele, passaggio fondamentale di questo bellissimo romanzo, corrisponde esattamente al giorno della morte di Pasolini: come se la Morante volesse farlo rivivere.

Come Pasolini vede la Morante

Pasolini ammirò molto Elsa sia come persona, che come scrittrice e sentiva una grandissima affinità mentale con lei: fu tra le donne più importanti della sua vita.Quando iniziò a deluderla, cominciò ad interpretare a tutti i costi il ruolo che Morante gli aveva assegnato all’inizio: pur non essendolo, cercò di essere quel Rimbaud che tanto lei vedeva in lui e le attribuì il ruolo di “Regina Esigente” da cui, però, lei cercò di difendersi.

Nel 1971 Ninetto decise di sposarsi e fu in quell’anno la rottura definitiva con la Morante, iniziata a fine anni Sessanta. Pasolini ebbe una crisi profondissima, si sentì abbandonato e tradito. Confessò la propria disperazione solo a pochissime persone, tra cui Elsa stessa, che si dichiarò dalla parte di Ninetto. Il grande scrittore, allora, iniziò a proiettare su Morante il ruolo della “Madre consolatrice”. Sapeva che, come una madre, la donna aveva ragione, ma proprio come un figlio ribelle non voleva accettarlo.

In Petrolio, Pasolini fece un suggestivo ritratto di Elsa, che ci fa capire il suo attaccamento all’autrice e la sofferenza che l’abbandono gli provocò. Elsa viene descritta con «il viso di giovane gatta» (P.P. Pasolini, Petrolio, Milano 2005, p. 27),  e con i caratteri psicologici che le appartenevano: «padrona del proprio pensare, per quanto il suo fondo potesse essere passionale, viscerale e tempestoso» (P.P. Pasolini, Petrolio, Milano 2005, p.27). Nel romanzo la troviamo tutta impegnata, tanto che non sta a sentire l’amico, nella sua opera di carità nei confronti di un ragazzino brutto, ma che a lei sembrava bellissimo.

Questo fu il principale rimprovero dal figlio Pier Paolo ad Elsa: lei non lo ascoltava mai e non si era schierata al suo fianco nelle battaglie sostenute contro la società e la politica.

Nonostante queste dimostrazioni di risentimento, nell’ultimo Pasolini c’è un recupero di Rimbaud, come se egli volesse dimostrare ad Elsa che l’immagine che lei aveva sempre dipinto di lui fosse vera. Come in un vero e proprio rapporto madre-figlio, Pier Paolo accusava e negava la “madre”, ma allo stesso tempo le ubbidiva, volendole dimostrare il proprio amore verso di lei.

FONTI

Bazzocchi M.A., Pier Paolo Pasolini, Mondadori, Milano 1998.

Morante E. , Aracoeli, Einaudi, Torino 1982.

La biografia di Elsa Morante sull’Enciclopedia delle donne

http://www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it/molteniblog/la-regina-esigente-e-la-madre-consolatrice-laura-morante-e-ppp/

http://pasolinipuntonet.blogspot.com/2012/06/il-rapporto-tra-pier-paolo-pasolini-e.html?view=classic