
(Attenzione, contiene spoiler!)
In forme (1) di Dolki Min racconta di una forma di vita aliena che, in fuga dal suo pianeta d’origine, precipita sulla Terra. Catapultata in un mondo a lei totalmente estraneo, dove persino la gravità rende la sua esistenza difficile e precaria, essa è costretta a una sopravvivenza complicata e faticosa.
Il romanzo, che prende forma attraverso un dialogo con ə lettorə, ci proietta nei pensieri di questa strana forma di vita capace di mutare aspetto. Caratteristica, questa, che le sarà congeniale, visto che è grazie alla possibilità di modificare il suo aspetto che riuscirà a confondersi tra chi abita il pianeta e assicurarsi il cibo necessario alla sua sussistenza: dell’ottima e fresca carne umana.
Impersonando di volta in volta un umano diverso, donna o uomo a seconda delle necessità, l’alieno mette in scena caratteristiche fisiche e performative che lo rendono sessualmente appetibile alle sue prede. Solo così, dopo aver soddisfatto i desideri sessuali suoi e della sua vittima, può scagliarsi su di essa cibandosene e recuperando le energie necessarie a prepararsi per una nuova trasformazione e recarsi da una nuova preda.
Proprio la capacità di mutare aspetto e assumere le sembianze di ciò che è considerato dalle sue prede piacevole e desiderabile spinge l’alieno, e con esso chi legge, a riflettere sui gusti strani e arbitrari delle bipedi creature umane.
Quella che emerge è un’analisi sottile e acuta del mondo umano, caratterizzato dall’insensatezza di norme sociali e di genere, dalla solitudine e dalla repressione del desiderio e della sessualità, restituendoci un’immagine ironica, a tratti sarcastica, ma tuttavia profonda dell’esistenza umana.
1) Il romanzo, oltre che un racconto e un dialogo, prende anche l’aspetto di resoconto di un viaggio, che si configura nel duplice aspetto di spaziale e di crescita. Lei sfrutta il mostruoso, incarnato nella sua apparenza orribile costretta a mutare e a prendere sembianze umane: mi è parso che fosse il mezzo per svelare l’insensatezza delle regole e delle norme sociali. Come mai ha scelto la prospettiva di un alieno mutaforma? Che significato ha per Lei il mostruoso?
Credo che paragonare le minoranze sociali o gli emarginati a forme di vita aliena sia una vecchia convenzione. Rifacendomi a questa consuetudine anche io ho ideato un personaggio che fa fatica a integrarsi nella società umana. Mi ha sempre affascinato il tema del “mimetismo, del fingersi qualcuno o qualcos’altro, dell’illudere gli altri o dell’essere illusi, provocare confusione, creare caos (amo soprattutto Mystique, tra i personaggi del film X-Men). Che lo si voglia o meno, il corpo veicola costantemente informazioni agli altri, così come gli altri interpretano il corpo in maniera arbitraria, basandosi su norme e convenzioni sociali. L’azione di interpretare rapidamente la voce, l’apparenza, il fisico, l’abbigliamento, l’andatura e così via di una persona permette di comprendere molto delle persone. Anche prima di scambiarsi una singola parola. Ma ogni norma nel mondo ha la sua scappatoia, cioè c’è sempre la possibilità di essere fraintesi, a prescindere da ciò e chi si è realmente, o di infrangere il sistema di percezione di qualcun altro. Mumu è un personaggio che incorpora e fa propria la possibilità, come un parassita che si annida nelle lacune delle norme sociali (mi affascina molto scoprire anche le tecniche di sopravvivenza dei numerosi organismi parassitari). Ho sperato che i lettori seguissero la prospettiva di Mumu e scoprissero le lacune in norme come il binarismo di genere e l’abilismo. Il corpo “mostruoso” di Mumu, che può essere considerato il nucleo della sua identità, rappresenta le parti di noi che non vogliamo che gli altri vedano quando ci esibiamo in spazi pubblici; quelle parti che vorremmo mostrare ma che non vengono mai viste a dovere dagli altri; quelle che cerchiamo di nascondere ma che inevitabilmente riveliamo a sprazzi. Non diventiamo forse tutti mostri nelle nostre case, dove possiamo sentirci veramente a nostro agio? Quando usciamo, fingiamo semplicemente di non essere mostri. La mostruosità di Mumu è, in effetti, una sfaccettatura dell’umanità: sembra essere l’umanità stessa.
2) La prospettiva dell’alieno, in quanto sguardo esterno, dal fuori, ci permette di mettere in discussione non solo l’arbitrarietà di alcune credenze, ma anche i limiti del nostro modo di vivere. Penso, ad esempio, alla solitudine, alla diffidenza e alla paura che abitano il mondo umano e che si riflettono anche nella creatura aliena, in modi diversi a seconda del genere dell’umano che sceglie di incarnare. Se le differenze nel modo di abitare il mondo a seconda del genere che si performa emergono subito, sono invece le somiglianze a emergere in maniera più sottile. Esistono limiti, o semplicemente caratteristiche, che ha tentato di mostrarci e che si infrangono su tutte le forme di vita?
Sembra che questa domanda sia posta tenendo in considerazione il fatto che Mumu, non molto dopo il suo arrivo sulla Terra, abbia trovato difficile distinguere l’umanità in due generi. In poche parole, credo che entrambe le argomentazioni siano valide: cioè che le esperienze di donne e uomini siano plasmate in maniera diversa dalle norme sociali e che il confine tra uomo e donna sia altamente precario, con piccole fondamentali differenze tra le due concezioni. Com’è ampiamente noto, i criteri per dividere gli esseri umani in due generi non solo variano da Paese a Paese, ma sono anche estremamente arbitrari all’interno di una singola sfera culturale. Potrebbe persino essere meglio usare l’altezza come solo criterio. Ad esempio: gli umani al di sotto i 170 cm come maschi e quelli al di sopra dei 170 cm come femmine. Naturalmente, dato che l’altezza cambia a seconda dell’età e della salute, probabilmente ci saranno una marea di persone che cambierebbe genere in continuazione. Ad ogni modo, se si eliminano tutte le caratteristiche utilizzate per classificare gli esseri umani, ciò che importa alla fine dei conti è probabilmente il fatto che gli esseri umani sono animali. Gli umani come esseri che mangiano, defecano, dormono e si muovono; che si affannano a raggiungere qualche scopo. Da questa prospettiva, gli esseri umani visti attraverso gli occhi di Mumu non appaiono forse come vermi aggrovigliati che si contorcono in un bidone della spazzatura? Ovviamente, anche Mumu è un animale e quindi possiede queste stesse caratteristiche.
3) Tra i vari temi che il romanzo accoglie, emerge anche quello del sesso, raccontato come bisogno di tutti, anche del mostro-alieno. Il sesso per l’alieno ha molti significati: come lavoro, ossia come un mezzo attraverso il quale procacciarsi cibo, come piacere, ricerca del godimento, come necessità, bisogno naturale. Oltre al sesso c’è un altro bisogno che prende forma e che muove tutti i personaggi, umani e non: quello dell’essere accolti, dell’essere amati, di creare comunità. Che rapporto ha l’umano con il sesso? Il sesso, quindi, è in un certo senso anche un modo per essere visti, per rispondere forse anche al bisogno dell’essere riconosciuti?
Ad essere onesto, in qualche modo mi pento dello scenario che ho creato otto anni fa quando ho scritto il romanzo, in cui Mumu, una forma di vita extraterrestre, ricerca un rapporto sessuale così come fanno gli esseri umani. Mi sembra di aver raffigurato Mumu come troppo “umano”. Comunque, in quanto essere umano, anche io assegno vari significati e scopi al sesso, così come Mumu. Dato che il sesso non è fondamentale per tutti gli esseri umani, parlando puramente dalla mia prospettiva personale, per me, il sesso più che un atto riproduttivo, o di piace sessuale, è un modo per riaffermare constantemente l’utilità, il valore, la bellezza, la giovinezza e l’attrazione sessuale del mio corpo, o per confermare la stabilità del rapporto tra me e il mio partner. Probabilmente la penso in questo modo perché sono un uomo che fa sesso con altri uomini e faccio parte di una comunità gay che attribuisce molto valore a un aspetto presentabile. Il significato di “posso fare sesso con te” sembra essere quello di “Tu sei abbastanza attraente per me, almeno, da valere la pena di vivere”. In questo senso, il sesso sembra essere uma questione direttamenrte collegata alla sopravvivenza per molte persone. Tuttavia, credo che l’attrazione sessuale sia una questione condizionata e temporanea, diversa da una sincera accoglienza.
4) Nel penultimo capitolo si mette in scena l’incontro tra l’alieno-mutaforma con un’altra entità mutaforma anch’essa in cerca di cibo. Proprio questo incontro però si trasforma in una tragedia: sono entrambi alieni, non-umani… eppure i due lottano tra loro per la sopravvivenza e, alla fine, il protagonista muore. Nonostante chi legge individui le somiglianze (sono entrambi mostri-mutaforma, sono entrambi non-umani) le due forme di vita non si riconoscono e non viene a crearsi tra loro una sorta di solidarietà, un tentativo di co-esistenza. Forse questo finale vuole spingerci a riflettere sull’importanza della comunità? A prescindere da ciò che è considerato o no mostruoso, se non si riconosce l’alterità, se non si vede l’altro come diverso ma soprattutto come simile, c’è solo la lotta per la sopravvivenza, la solitudine e la morte?
Da una prospettiva umana, sia Mumu che l’altro alieno sono entrambi mostri, quindi è comprensibile chiedersi perché combattano invece di empatizzare, di confortarsi e di coalizzarsi. Mumu, che aveva desiderato un suo simile per così tanto tempo, avrebbe potuto desiderare di essere amico di quell’alieno, anche se non era della sua stessa specie. Ma per quell’alieno Mumu non era altro che una preda. Cacciava Mumu nello stesso modo in cui Mumu caccia gli esseri umani. Mumu è un personaggio dualistico: si sforza di incarnare le norme umane mentre le deride, desidera amicizia e amore profondi dagli umani mentre li divora costantemente. E pure l’altra forma di vita che incontra Mumu nella scena finale potrebbe essere semplicemente un essere capace di uccidere qualsiasi forma di vita diversa dalla sua. “Quanto simile o diverso sei da me” non è un elemento fondamentale per creare solidarietà e comunità. Non è forse davvero importante la volontà di trovare uguaglianze nella differenza e differenze nell’uguaglianza? Quanto siamo simili o diversi non conta. Possiamo percepirci a vicenda come simili o diversi a nostro piacimento. Mumu, alla fine, non potrebbe essere amico di nessuno sulla Terra, ma noi sì, se abbiamo volontà, l’apertura emotiva e l’energia per farlo.
Grazie DOLKI MIN e grazie ADD EDITORE!
(1) Dolki Min, In forme, Trad. Lia Iovenitti, Ill. Lucrezia Viperina, add editore, Torino, 2025.
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