Il significato di un “grazie”

Gratitudine (gra-ti-tù-di-ne): dal latino gratitudo, sentimento di affettuosa riconoscenza per un beneficio o un favore ricevuto e di sincera completa disponibilità a contraccambiarlo (1).


Colui che è grato è quindi memore di una cortesia di un altro, e il più delle volte pronto a “restituire il favore”. Cosa significa essere grati?


Probabilmente da una riflessione di questo tipo è nata la Giornata Mondiale della Gratitudine che si festeggia proprio oggi, il 21 settembre. È stata istituita nel 1965 in occasione di un incontro internazionale svoltosi alle Hawaii (2), durante il quale si è stabilito che sarebbe un’ottima idea avere un giorno all’anno per esprimere gratitudine e apprezzamento per le molte cose meravigliose che si trovano nel mondo. Non di certo un pensiero rivoluzionario, in quanto già Cicerone ha definito la gratitudine come la madre di tutte le virtù.

La gratitudine è aprirsi all’altro, offrire la possibilità di fare e ricevere del bene. 

Ma il suo significato va molto oltre. Tommaso d’Aquino insegna che la gratitudine è una realtà umana estremamente complessa, tanto da doverla articolare su tre livelli: “La gratitudine si compone di diversi gradi. Il primo consiste nel riconoscere (ut recognoscat) il beneficio ricevuto; il secondo consiste in lodare e render grazie (ut gratias agat); il terzo consiste in retribuire d’accordo con le possibilità e secondo le circostanze più opportune di tempo e luogo”.


Si tratta quindi di un sentimento che presuppone anche l’azione dell’individuo che lo prova in quel momento, ma soprattutto che richiede un linguaggio per poterlo esprimere correttamente.


A tal riguardo lo studioso L. Jean Lauand, durante una conferenza tenuta all’Università di Barcellona, ha dimostrato che ogni lingua accentua un livello differente della gratitudine

Alcune lingue esprimono la gratitudine del primo livello, concentrandosi sulla riconoscenza di chi ha ricevuto la grazia

In questo senso è estremamente interessante verificare l’etimologia della parola “riconoscenza”: l’espressione inglese to thank (“ringraziare”) e to think (“pensare”) hanno origine dalla stessa radice.

Altre lingue si focalizzano maggiormente sul secondo livello: l’espressione araba di ringraziamento, shukran, shukran jazylan, richiama subito il significato di lode del benefattore e del beneficio ricevuto

Il termine più curioso per dire “grazie” appartiene al portoghese: obrigado. Esso è l’unico a racchiudere chiaramente il più profondo livello di gratitudine di cui parla S. Tommaso, il terzo (che naturalmente riassume in sé i due anteriori): quello del vincolo (ob-ligatus), obbligo, dovere di restituire il beneficio ricevuto.


Eppure è un’altra la forma più incantevole di ringraziamento esistente sulla terra, il giapponese arigatô.


Essa porta con sé alcuni significati estremamente antichi, come ad esempio “l’esistenza è difficile”, “rarità”, “eccellenza”, o più precisamente “eccellenza della rarità”. Cosa vogliono significare questi concetti, ripiegati l’uno sull’altro all’interno di una parola di sole sette lettere? In un mondo in cui la tendenza generale è concentrarsi esclusivamente (ed egoisticamente) su se stessi, eccellenza e rarità divengono subito caratteristiche del favore, del riconoscimento e della volontà di tentare una restituzione della bellezza racchiusa in un gesto d’altruismo (3).

Il linguaggio è da sempre stato per l’essere umano lo strumento più funzionale all’espressione del proprio pensiero: le parole distinguono l’uomo dal resto degli esseri viventi, consegnandogli un mezzo rivoluzionario e prezioso, ma anche una grande responsabilità. 

La parola permette di dare forma alle idee, alle sfumature dell’esistente che la mente di ognuno di noi è in grado di percepire. É grazie al linguaggio che il pensiero si forma: di conseguenza, è tramite esso che possiamo assimilare le varie accezioni che un semplice “grazie” assume nel mondo. 


Quanti altri significati può avere la parola “gratitudine”?


Il linguaggio umano, in particolar modo quello verbale, può farci scoprire ancora tante sfumature di un termine spesso decontestualizzato e riposizionato in maniera erronea.

Quanti altri modi esistono per dire “grazie” e che significato racchiudono?


(1) G. Devoto- G. C. Oli, Il Devoto Oli – Vocabolario della lingua italiana, Le Monnier, Firenze: 2006, p. 1245.
(2) https://www.daysoftheyear.com/days/world-gratitude-day/
(3) L. Jean Lauand, Antropologia e Forme Quotidiane – La Filosofia di S. Tommaso d’Aquino Soggiacente al nostro Linguaggio d’ogni Giorno (Conferenza proferita nella Universitat Autònoma de Barcelona), trad. it. di M. Sproviero, http://www.hottopos.com/notand1/antropologia_e_forme_quotidiane.htm.

FONTI
https://www.daysoftheyear.com/days/world-gratitude-day/

G. DEVOTO- G. C. OLI, Il Devoto Oli – Vocabolario della lingua italiana, Le Monnier, Firenze: 2006.
L. JEAN LAUAND, Antropologia e Forme Quotidiane – La Filosofia di S. Tommaso d’Aquino Soggiacente al nostro Linguaggio d’ogni Giorno (Conferenza proferita nella Universitat Autònoma de Barcelona), trad. it. di M. Sproviero, http://www.hottopos.com/notand1/antropologia_e_forme_quotidiane.htm.

Valentina Negrelli

Author: Valentina Negrelli

Laureata in Filosofia con una tesi in Bioetica e poi in Estetica Contemporanea all’Università di Bologna, diplomata al Master Executive in comunicazione digitale di Professional Datagest.