Orgasm gap: una questione politica

Nel 2009 usciva Not Fair (1), un brano piuttosto orecchiabile di Lily Allen, cantautrice inglese che ricordiamo soprattutto per Smile e Fuck You, canzoni sorridenti ma ciniche.

Allora avevo tredici anni e canticchiavo più o meno qualsiasi cosa MTV mi proponesse: erano gli anni struggenti di Kesha, di Pitbull, dei Black Eyed Peas — e di Not Fair. L’inglese lo sapevo a malapena, il sesso l’avrei conosciuto solo qualche anno dopo — e non senza traumi subiti e causati al mio primo partner — eppure, del tutto inconsapevole, mi ritrovavo di fronte alla prima trattazione “pop” di una questione che, negli anni a venire, avrei capito essere molto importante: l’orgasm gap


La mia generazione ha avuto la fortuna/sfortuna di vivere un altro gap, ovvero quello linguistico con i genitori.


I miei, l’inglese, non l’hanno mai imparato: che una ragazzina che fino a poco tempo prima giocava con le Bratz (ovvia e originaria fonte di apertura mentale nei confronti di una sessualità libera), si ritrovasse a pronunciare versi come “Oh you’re supposed to care / But you never make me scream / you never make me scream”, non destava di certo scandalo — ma neanche possibilità di dialogo.

Aggiungiamo, poi, un approccio alla vita tendenzialmente cattolico e l’assenza totale di educazione sessuale nelle scuole, ed ecco che il senso di una canzone che mi sembrava innocua lo capisco solo ora, dieci anni dopo. 


Ma che cos’è l’orgasm gap? 

Secondo uno studio del 2016 degli Archives of Sexual Behavior (2), che ha esaminato oltre 52.500 adulti negli Stati Uniti, compresi lesbiche, gay e bisessuali, ci sarebbe un sostanziale scarto, durante il rapporto sessuale, tra la percentuale di raggiungimento dell’orgasmo negli uomini eterosessuali rispetto alle donne eterosessuali.


Il 95% degli uomini eterosessuali raggiungerebbero l’orgasmo durante il sesso, contro il 65% delle donne eterosessuali che, comparate anche a bisessuali e omosessuali, si confermerebbero le meno fortunate in termini di apice del piacere. 

Un dato rilevante è che il gap non si limita a uomini e donne: nei rapporti lesbici la percentuale di orgasmo raggiunge circa il 75%, superando di dieci punti le colleghe etero (3). Inoltre, raggiungere l’orgasmo attraverso la masturbazione non sembrerebbe essere un problema (4).

La ragione, dunque, non può essere meramente fisiologica — le donne non provano meno piacere degli uomini perché sono fatte così. I fattori sono molteplici e proveremo qui di seguito ad analizzarli in una prospettiva il più filosofica possibile. 

Un articolo molto interessante sul tema, Coming to Understand: Orgasm and the Epistemology of Ignorance (5), scritto da Nancy Tuana, è uscito nel 2004 su «Hypatia» e ha il merito di affrontare il problema dal punto di vista della teoria della conoscenza.

Tuana ha come riferimento il concetto fondamentale di epistemologia dell’ignoranza, secondo il quale l’ignoranza non accade per caso ma è una specifica scelta dettata dall’indifferenza al problema; dagli interessi di parte che bloccano lo sviluppo conoscitivo; dall’attività di certe istituzioni che vogliono deliberatamente negare la conoscenza a determinati individui (6).


Il sesso, come ricorda Michel Foucault, è un problema di verità e l’orgasmo femminile altro non sarebbe che una vittima dell’ignoranza su di esso esercitata

Quante cose NON sappiamo sull’orgasmo femminile? Il vero orgasmo è vaginale o clitorideo? Esiste il punto G? Che forma ha la clitoride? Le donne godono più o meno degli uomini? Il desiderio sessuale è appannaggio del maschio? E la masturbazione?

Quali siano le risposte alle domande appena poste (la cui trattazione lascio agli esperti), il problema è più che altro l’aleggiare nella dimensione del mito di un qualcosa di totalmente concreto come il piacere femminile: l’ignoranza non è una questione, in questo caso, di mancanza di conoscenza, ma di deliberata azione politica.

Libri di anatomia che descrivono l’apparato sessuale solo come riproduttivo, concezioni che oppongono all’attività del maschile la passività del femminile, una forte tradizione freudiana che assicura alla donna uno spazio di privazione piuttosto che di presenza (7): tutti questi fattori hanno contribuito all’ignoranza sui genitali e sul piacere femminile — con il risultato di renderci addirittura illetterati sul tema. 

Nel 2012 l’artista concettuale Sophia Wallace ha dato vita al progetto CLITERACY, che esplora il paradosso della sessualità femminile: da una parte l’iper sessualizzazione del corpo; dall’altra l’estromissione della donna dal piacere agito e non solo offerto.


La clitoride è un tabù culturale e Wallace l’ha rappresentato, tra i vari media artistici, scolpendo clitoridi anatomicamente accurate — la cui morfologia, agli occhi dei più, non è per niente scontata (8).

L’orgasm gap risente, oltretutto, di un altro nemico insidioso: la performance — piaga sia per gli uomini che per le donne, ma che nel caso del piacere femminile si traduce nella pressione a godere a tutti i costi, pena l’essere considerata frigida. Nel sesso, per fortuna, non ci sono regole fisse e i motivi che portano o meno all’orgasmo sono innumerevoli: si può avere un ottimo rapporto con il partner, un’ottima intesa e una mutua volontà di darsi piacere — ma ogni individuo è differente, ha i suoi blocchi e le sue ritrosie.


Raggiungere l’orgasmo non è obbligatorio, ma soprattutto né definisce, né esaurisce il sesso.

Certo, però, è che visti i dati concreti del gap — sull’orgasmo si può senz’altro lavorare. Posto che tutto ciò che è personale è anche politico, non trascurare il proprio piacere è un atto importante.

Ricordate la scena di Harry ti presento Sally, quella in cui lei simula l’orgasmo per dimostrare a lui quanto è brava a fare finta? Ecco, no: fingere non serve a nulla. Parlare, esporsi, non vergognarsi della propria sessualità è molto più utile alla causa. 

Per restare in tema epistemologico, la cosiddetta standpoint theory, o epistemologia dei punti di vista ci viene in aiuto, mettendo in luce i bias che occorrono nei processi di conoscenza. Lungi dal perseguire quegli ideali scientifici quali la neutralità dei valori, l’imparzialità e l’autonomia che il metodo scientifico riterrebbe necessari (9), dobbiamo essere consapevoli che la scienza si nutre di pregiudizi e, in materia sessuale, di presupposizioni androcentriche. Il maschile è il paradigma, il femminile il suo specchio appannato.


Esempio evidente: il sesso è considerato tale solo se penetrativo.

Tutto ciò che viene prima o che ci gira attorno, altro non è che preliminare — ma è proprio così o questa convinzione è biased?

La standpoint theory suggerisce che sarebbe il caso, perché la conoscenza possa essere il più completa possibile, di affidarsi ad altri punti di vista,  capaci di rendersi conto di problemi e questioni invisibili a chi fa parte del paradigma stesso. 

L’orgasmo femminile non è un problema del maschio? Arrabbiarsi serve a poco, conviene piuttosto che noi donne, che il problema lo vediamo eccome, lo mettiamo in luce. 

Sarebbe bello che il letto non fosse un campo di battaglia, ma siamo realisti: fino a quando il motivetto di Lily Allen continuerà a risuonare familiare — fino ad allora lo sarà eccome. 



FONTI:

(1) https://www.youtube.com/watch?v=fUYaosyR4bE

(2) D. A. Frederick, H. K. S. John, J. R. Garcia, et al., Differences in Orgasm Frequency Among Gay, Lesbian, Bisexual, and Heterosexual Men and Women in a U.S. National, Archive of Sexual Behaviour, 2018.
https://doi.org/10.1007/s10508-017-0939-z

(3) https://kinseyinstitute.org/research/faq.php

(4) D.L. Rowland, S. L. Sullivan, K. Hevesi et al., Orgasmic Latency and Related Parameters in Women During Partnered and Masturbatory Sex, The Journal of Sexual Medicine, 2018, 15.
https://www.jsm.jsexmed.org/article/S1743-6095(18)31108-1/fulltex

(5) N. Tuana, Coming to Understand: Orgasm and the Epistemology of Ignorance, Hypatia, 2004, 19, 1.

(6) Per approfondire: N. Tuana, The Speculum of Ignorance: The Women’s Health Movement and Epistemologies of Ignorance, Hypatia, 2006, 21, 3.

(7) C. Lonzi, Sputiamo su Hegel, Scritti di Rivolta femminile, Milano, 1970. 

(8) TedTalk di Sophia Wallace: https://www.youtube.com/watch?v=dg2RoARuAHM

(9) A. Tanesini, Epistemologie e Filosofie Femministe della Scienza, Aphex, 2015, 11. 


La foto di copertina è un’immagine ufficiale del videoclip It’s not fair di Lily Allen. Il copyright della suddetta è pertanto di proprietà di chi detiene i diritti del suddetto. L’immagine è stata utilizzata per identificare il contesto di commento del lavoro e non esula da tale scopo – nessun provento economico è stato realizzato dall’utilizzo di questa immagine. / This is an official image for It’s not fair‘s videoclip by Lily Allen. The image copyright is believed to belong to the artist or the record company. The image is used for identification in the context of critical commentary of the work, product or service. It makes a significant contribution to the user’s understanding of the article, which could not practically be conveyed by words alone. – no money were made by the use of this picture.

Martina Peruzza

Author: Martina Peruzza

Laureata triennale in Filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore con una tesi in Storia dell’Estetica e laureanda magistrale presso la stessa università. Scrive di quello che capita, ma la sua grande passione è la letteratura. (Non si prende tanto sul serio e spera un giorno di poter realizzare la sua più grande ambizione intellettuale: sceneggiare Un posto al sole.)