Il femminismo e l’inclusività dello Studio Ghibli

A partire dal primo febbraio sono disponibili su Netflix alcuni film dello Studio Ghibli; la piattaforma permette, così, ai fan di Miyazaki & Company di rivedere alcuni capolavori, consentendo anche ai “neofiti” di goderseli. 

Per chi non lo conoscesse, lo Studio Ghibli è uno studio cinematografico d’animazione nato in Giappone e fondato da Hayao Miyazaki e Isao Takahata, divenuto famoso in tutto il mondo grazie a splendidi anime.


Perché piacciono tanto i loro film?


Sono semplici ma grandiosi, pieni di valori positivi ma mai scontati o sdolcinati. L’ambientazione è spesso fantastica e storica allo stesso tempo, i personaggi non sono sempre umani, ma creature strane e di frequente appartenenti alla tradizione nipponica. Per quanto diverse e uniche, queste pellicole sono quasi tutti accomunate da uno spiccato pacifismo e da un forte ambientalismo. Anche se non recenti, insomma, sono attuali più che mai e sono speciali anche per noi di Filosofemme.


La maggioranza dei protagonisti sono, infatti, di sesso femminile.


Non sono, però, come spesso accade nei classici Disney, giovani alla ricerca del principe azzurro o principesse da salvare. Sono donne forti e valorose, che non hanno bisogno di un uomo per affermarsi (1).

Uno dei film in cui ciò è più evidente è la Principessa Mononoke. La protagonista San, detta appunto “Mononoke”, è una giovane cresciuta dai lupi, che prova rancore verso gli esseri umani che distruggono la natura e minacciano la foresta. Sin dalla prima scena in cui essa compare, è evidente la differenza tra le classiche principesse dei cartoni, belle e aggraziate, e lei: appare sporca, piena di sangue e coperta da pellicce e pelli.

La ragazza è determinata nel suo scopo e lo difende con coraggio e violenza. Anche se è evidente che è lei l’eroina “buona” del film, neppure la sua “nemica” Eboshi è una figura negativa tout court: aiuta i lebbrosi e fa lavorare le donne, liberandole dalle imposizioni della società (2).


Insomma, non c’è una netta e limitante distinzione tra bene e male e il sesso femminile è rappresentato in maniera più complessa rispetto ad altri cartoni animati. 


Per quanto Principessa Mononoke appaia forse come l’opera più femminista di Miyazaki & Co., ci sono altri film in cui la donna si riscatta dal suo ruolo di “sesso debole”. Uno tra questi è un altro classico dello studio: Nausicaä della valle del vento. Nausicaä è la figlia del Re della Valle del vento ed è, possiamo dire, una sorta di scienziata: abile pilota di mehve (3), studia le piante del Mar Marcio per capire la loro natura e l’origine della tossicità. Oltre ad essere intelligente è coraggiosa —  non ha paura degli insetti giganti — ed empatica. Nausicaä ha varie caratteristiche in comune con San: è una combattente e il suo scopo è quello di salvare la natura. L’ambientalismo, insomma, è strettamente legato alla donna, che è custode di un mondo in pericolo per l’impronta distruttiva degli uomini.

Accanto a queste figure di principesse, le donne popolano tanti altri film di Miyazaki, tra cui uno dei più politicamente impegnati: Porco Rosso. In questo caso il protagonista è un uomo, o per meglio dire un maiale, ma il personaggio fondamentale è Fio, una meccanica. Entra in un ambiente esclusivamente maschile, inizialmente scettico, finendo con il farsi rispettare per le sue evidenti capacità (3).


Molto significativa è la scena del film in cui Fio e le sue parenti, ragazze e signore di tutte le età, riparano l’idrovolante di Porco Rosso tutte insieme, in una letterale sorellanza


Anche in altre pellicole estremamente note dello Studio Ghibli non mancano i personaggi femminili che, anche se differenti e meno “aggressivi” rispetto agli anime sopra nominati, risultano essere cruciali per la storia: ne La Città Incantata, Chihiro riesce a evitare una catastrofe di proporzioni inaudite, mentre ne Il Castello Errante di Howl è Sophie la vera protagonista, la luce nell’oscurità. Insomma, non sono loro a dover essere salvate, ma sono le salvatrici, anche se “piccole” e apparentemente più deboli.

Il ruolo fondamentale delle donne nei film di Miyazaki & co. viene confermato dal Maestro stesso che, in un’intervista di qualche anno fa dice:

«La maggior parte dei miei film ha forti protagoniste femminili – donne coraggiose e autonome che non pensano due volte a combattere per ciò in cui credono con tutto il loro cuore. Avranno bisogno di un amico, di un supporto, mai di un salvatore.
Ogni donna è in grado di essere un eroe, al pari di ogni uomo.»(4)


Un altro elemento che è necessario menzionare è l’età delle protagoniste.


Estremamente giovani, adolescenti e spesso bambine. I bambini, in generale, sono presenti molto di frequente nei film dello Studio Ghibli e risultano essere figure chiave per la storia, per la loro naturale sensibilità, vicinanza con il mondo della fantasia e della natura e per la loro innata, ma stupenda, testardaggine (5). 

Il mondo di Miyazaki è popolato da donne, bambini, ma anche creature strane, dall’aspetto a volte terrificante, ma comunque positive. Questo fatto è un elemento rivoluzionario rispetto ai cartoni animati “classici” in cui le figure buone sono anche belle, mentre quelle negative risultano brutte e/o mostruose: hanno nasi lunghi, visi deformati, capelli scompigliati. 


Insomma, in Miyazaki la bellezza o il suo contrario sono secondarie e non vanno di pari passo con il netto binomio buono-cattivo.


Negli anime dello Studio Ghibli è fondamentale la diversità: si esce dagli schemi. Una possibile spiegazione di questo è la grande differenza culturale e, di conseguenza, simbolica tra la nostra cultura occidentale e quella giapponese. 

In realtà, almeno per quanto riguarda il ruolo della donna, la cultura maschilista è molto presente anche in Giappone. La donna “schiava” e sottomessa non è solo prerogativa occidentale: per questo si può dire che, almeno da questo punto di vista, lo Studio Ghibli va decisamente controcorrente.

Insomma, i film di Miyazaki & Co. sono un inno agli umiliati e agli ignorati e rappresentano un loro riscatto: tutti possono essere eroi, al di là di come si presentano. La scelta dei personaggi è inclusiva: che siano mostri dall’aspetto inquietante, donne, uomini in corpo di animali, non importa.


Tutti hanno diritto a vivere, muoversi e affermarsi nel mondo variopinto dello Studio Ghibli. Nessuno escluso.





(1) Cfr. http://www.lundici.it/2015/10/lepoca-delle-donne-miyazaki-e-le-principesse-selvagge/

(2) Cfr. http://www.lundici.it/2015/10/lepoca-delle-donne-miyazaki-e-le-principesse-selvagge/

(3) Una specie di macchina volante usata nel cartone animato.

(4) Cfr. https://www.mediterraneaonline.eu/marco-pagot-e-lantifascismo-di-miyazaki 

(5) «Many of my movies have strong female leads – brave, self-sufficient girls that don’t think twice about fighting for what they believe in with all their heart. They’ll need a friend, or a supporter, but never a savior. Any woman is just as capable of being a hero as any man.» trad.mia LINK: http://hallofcartoons.com/cartoons/hayao-miyazaki-idea-donna/

(6) Cfr. https://www.mediterraneaonline.eu/marco-pagot-e-lantifascismo-di-miyazaki 

(7) Cfr. https://ventunesimosecoloblog.wordpress.com/2016/12/14/le-donne-di-hayao-miyazaki/

FONTI:

https://i-d.vice.com/it/article/gyg9a7/il-padre-del-femminismo-giapponese-si-chiama-hayao-miyazaki
http://www.lundici.it/2015/10/lepoca-delle-donne-miyazaki-e-le-principesse-selvagge/
http://www.softrevolutionzine.org/2015/studio-ghibli-femminista
http://hallofcartoons.com/cartoons/hayao-miyazaki-idea-donna/
https://ventunesimosecoloblog.wordpress.com/2016/12/14/le-donne-di-hayao-miyazaki/
https://www.mediterraneaonline.eu/marco-pagot-e-lantifascismo-di-miyazaki
https://27esimaora.corriere.it/17_settembre_21/esaltate-umiliate-donne-simbolo-contraddizioni-giappone-76d89218-9e51-11e7-a6ea-abd1a52d72e1.shtml

La foto di copertina è un’immagine ufficiale di Porco Rosso (紅の豚 Kurenai no buta). Il copyright della suddetta è pertanto di proprietà del distributore del film, il produttore o l’artista. L’immagine è stata utilizzata per identificare il contesto di commento del lavoro e non esula da tale scopo – nessun provento economico è stato realizzato dall’utilizzo di questa immagine. / This is an official image for Porco Rosso (紅の豚 Kurenai no buta). The image copyright is believed to belong to the distributor of the film, the publisher of the film or the graphic artist. The image is used for identification in the context of critical commentary of the work, product or service. It makes a significant contribution to the user’s understanding of the article, which could not practically be conveyed by words alone.

Gloria Albonetti

Author: Gloria Albonetti

Laureata prima in Filosofia con una tesi sui rapporti tra psichiatria ed estetica e poi in Scienze Filosofiche approfondendo nuovamente argomenti che toccano medicina e arte.