La tortura di genere

Quando si sente la parola tortura, la si associa per lo più alle grandi persecuzioni delle streghe tra il 1500 e il 1700, alle inquietanti rappresentazioni delle macchine per attuarla, ai film di spionaggio in cui la si sfrutta per ricevere informazioni.


Ma è qualcosa di più vicino, di più nascosto, di più reale di quanto si possa immaginare.


Già Friedrich von Spee, in Cautio Criminalis (1), ha sottolineato quanto la tortura sia la peggior soluzione al presunto crimine di stregoneria e ha posto le basi per una via abolizionista, per la ricerca della verità al fine di svelare i volti nascosti dei mostri che attuavano questa atrocità: donne innocenti depilate in tutto il corpo (anche nelle parti intime) per cercare amuleti magici, dilaniate con tenaglie di ferro per estorcere false confessioni che potessero saziare la fame fanatica di quegli uomini di “chiesa”, bruciate sul rogo per iniettare paura nel popolo e nelle vittime successive, costrette a guardare l’infamia mentre divora i propri cari. Tutto questo hanno dovuto subire quelle donne e tanto altro ancora.

Apparentemente quel periodo oscuro è passato, è lontano, ma la tortura è un crimine che oggi si manifesta con infidi sistemi: attraverso le parole, la discriminazione, la violenza fisica e psicologica. Il problema è definire cosa è tortura e cosa no, perché oggi, a livello giuridico e di tutela dei diritti, la sua definizione non tiene conto di comportamenti che dal punto di vista etico e umano possono essere considerati tortura. Secondo il Torture Journal (2), la quantità di articoli che affrontano il tema è veramente basso e quelli che trattano di quella di genere ancora meno.


La tortura può essere legata al genere? 


Oggi, come ai tempi di Spee, la risposta è affermativa.

La gender torture ha una forma estremamente capillare poiché va a colpire il genere sotto tutte le sue inclinazioni: il sesso biologico può diventare un’arma per chi tortura e una dannazione per chi subisce perché gli standard sociali e culturali hanno bisogno di essere rispettati (virilità, femminilità, atteggiamenti tipicamente maschili o femminili); l’identità di genere e l’appartenenza alla comunità LGBTQ sono una trasgressione che va sedata da coloro che mantengono un ordine sociale, essere fuori dagli schemi convenzionali rappresenta un biglietto di sola andata per la tortura di genere; l’orientamento sessuale è una fragilità strumentalizzata da chi ha bisogno di far valere gerarchie sociali e il controllo. Questa è la definizione di violenza di genere secondo S. Merry (4) e in essa si pongono quindi tre distinzioni: sesso biologico, identità di genere e orientamento sessuale (5).

La gender torture si manifesta attraverso un attacco fisico e psicologico a persone considerate dalla società fragili, non in linea con gli standard e fuori dalle gerarchie e dagli schemi sociali che il senso comune crea secondo un criterio di “normalità”. Uno degli esempi più efferati di questo crimine è lo stupro, che in un primo momento prende la forma di aggressione per soli scopi sessuali o di sottomissione o di pulizia razziale, ma in un secondo momento diviene la più potente tortura per schiacciare il genere della vittima: un attacco distruttivo al corpo (sexual torture); un’offesa alla donna, all’uomo, alla persona non binaria nella sua identità di genere e nel suo orientamento sessuale (gender-based torture); il fine specifico di demolire l’essere umano attraverso l’uso di numerosi elementi legati al genere che lo rendono molto vulnerabile (genderized torture).


Nello specifico, quest’ultimo caso, difficile da distinguere rispetto al secondo, si riferisce a quegli atteggiamenti ritenibili torturatori nei confronti di chi appartiene al genere femminile, al proprio essere donna.


Ne è un esempio la condizione della donna nei paesi arabi, in cui la cittadinanza attiva è ancora esclusa per le donne e in cui la violazione del proprio ruolo di figlie, madri e mogli, quindi sottomissione, non può essere trasgredito, altrimenti si incorre in punizioni estremamente violente. Queste rappresentano le tre inclinazioni dello stupro date dal Torture Journal (6).

L’oppressione provocata dalla tortura di genere è in stretta relazione con i sistemi e i contesti socioculturali che la adottano per questioni di ordine, di onore, di religione e di potere. Un gruppo privilegiato opprime per trarre profitto dal male che si provoca a un gruppo minoritario. Ogni declinazione delle questioni legate al genere rappresenta uno dei fattori più sfruttati per sopraffare: il patriarcato impone la propria gerarchia sul ruolo femminile; la mascolinità pretende il rispetto di un canone che stabilisce i presunti corretti comportamenti del ruolo maschile; le gerarchie sociali che ne derivano schiacciano gli individui che non si riconoscono nel proprio sesso biologico o nell’orientamento eterosessuale, suggerendo la strategia di violenza da applicare a chi non rientra nei modelli stabiliti.


Qualche esempio?


In alcuni Paesi non si concedono leggi che riconoscano la loro rilevanza sociale; le si esclude dai ranghi più alti della politica e dell’economia; si punisce l’omosessualità perché “fuori natura”; si difende l’onore della famiglia con lo stupro, la mutilazione genitale e la morte (alcuni uomini sono costretti ad assistere allo stupro della moglie perché siano memori del ruolo che in quanto marito non hanno portato a termine). 

Per troppo tempo nella storia si è concesso largo spazio alla tortura legalizzata: individui omosessuali condannati a castrazioni chimiche, a centri di correzione sessuale con elettroshock, costretti a subire discriminazione in nome di una superiorità falsa e di una paura fuori controllo di ciò che è “diverso”, per eliminare la libertà di espressione della propria identità sessuale e di genere


Sfidare la tortura di genere significa sfidare un’intera struttura familiare, culturale e sociale.





(1) Friedrich von Spee, I processi contro le streghe Cautio criminalis, Roma, Salerno Editrice, 2004.  

(2) Pau Pérez-Sales e Meggie Zraly, trad. mia, From sexualized torture and gender-based torture to genderized torture: The urgent need for a conceptual evolution, Torture Journal, volume 28, numero 3, 2018.

(3) Ibidem.

(4) S. E. Merry, Gender Violence: A Cultural Perspective, John Wiley & Sons, Volume 3, 2011.

(5) Per sesso biologico si intendono i caratteri sessuali con i quali una persona nasce; l’identità di genere prescinde completamente dal sesso biologico e indica il genere nel quale il singolo individuo si riconosce; l’orientamento sessuale specifica verso quale sesso biologico si manifesta l’attrazione. Cfr. https://medium.com/lgbt-italia/differenza-fra-sesso-biologico-orientamento-sessuale-e-identit%C3%A0-di-genere-5280e37b2312.

(6) Pau Pérez-Sales e Meggie Zraly, From sexualized torture and gender-bades torture to genderized torture: The urgent need for a conceptual evolution, Torture Journal, volume 28, numero 3, 2018.

Marta Ranieri

Author: Marta Ranieri

Laureata in Filosofia a Bologna con una tesi sul supporto alle donne nel post aborto volontario e nel post fecondazione medicalmente assistita. Oggi si sta specializzando in Scienze Filosofiche presso l’Università di Bologna. Subito dopo la laurea triennale ha conseguito il diploma di Consulente Filosofico presso la Scuola Parresia di Bologna. Sostenitrice della tutela degli animali e dei diritti individuali.