La natura dell’economia

La contemporaneità ci mette, giorno dopo giorno, sempre più spesso di fronte all’esigenza di rivedere le nostre credenze. Le spinte, antiche, ma ora di inevitabile portata, del cambiamento climatico e di una società affetta dalle disuguaglianze, evidenziano le crepe di quello che per decenni è stato considerato l’unico paradigma possibile, nonché il più solido: il mito del progresso. Inutile notare come l’emergenza COVID-19, mettendo in pausa il sistema economico per la sicurezza dei cittadini, mostri gli stretti legami che esistono tra economia e società, benessere collettivo e speculazione finanziaria.


La natura dell’economia – Femminismo, economia politica, ecologia, edito da DeriveApprodi e curato da Federica Giardini, Sara Pierallini e Federica Tomasello, è una guida preziosa per questo periodo storico.


Non solo perché, attraverso i saggi brevi che lo compongono, suggerisce dei paradigmi alternativi a quello in cui viviamo, ma anche e soprattutto perché il centro propulsivo del discorso di cui si fa portatore è il femminismo.

Ripeterlo sembra pleonastico, ma vista la grande confusione che ancora in molti fanno nel definire il termine, è meglio sovrabbondare: del femminismo, in primo luogo, bisognerebbe parlare al plurale, date le diverse frange esistenti nel movimento; il femminismo contemporaneo, quello cosiddetto della quarta ondata, in secondo luogo è, stando alle sue caratteristiche generali, quanto di più inclusivo e intersezionale si possa immaginare – non certo un’istanza ghettizzante.


Una prospettiva femminista sull’economia si rende, quindi, necessaria per far sì che quest’ultima rispetti le esigenze di tutti, compreso l’ambiente.


I tre saggi introduttivi delle tre curatrici spiegano al meglio l’intento della raccolta: strappare la dimensione economica alle narrazioni dominanti, calandola nel vivo dell’umano e rendendo visibili le necessità di chi, del sistema attuale, risente. Il libro è poi suddiviso in tre parti: Il taglio femminista, Epistemologie e Nuovi Mondi. Attraverso la voce di diverse docenti, studiose e ricercatrici, le criticità del fare economico attuale vengono esaminate una per una.

Economia di genere, per esempio, non significa Economia femminista. Alla prima interessa la partecipazione femminile alla forza lavoro, il divario salariale e l’impatto dell’inclusione sullo sviluppo economico. La seconda fa un passo in più, partendo da una semplice constatazione: il PIL di un Paese è una misura di benessere insufficiente, perché non tiene conto né delle reali differenze di genere, né delle forti connessioni che possono instaurarsi tra economia e scienze sociali.


Uno dei problemi principali è la dicotomia produzione/riproduzione di matrice già marxiana.


«Una volta associato il lavoro di riproduzione sociale alle donne e quello produttivo all’uomo, le prime sono state retribuite con la moneta dell’amore e della virtù e i secondi con il denaro […] In un mondo governato dal denaro, il lavoro retribuito ha acquistato sempre più prestigio sociale a scapito di quello di cura, sebbene sia su quest’ultimo che poggia la riproduzione della specie umana e, di conseguenza, il sistema capitalista. Da qui la contraddizione sociale intrinseca di un sistema che non è affatto autosufficiente.» (1)

Il lavoro riproduttivo è dato per scontato, sebbene l’intero sistema economico giovi delle sue prestazioni. Il concetto di benessere che si materializza nel PIL grava sulle spalle di un lavoro domestico, di cura, non ritenuto, per l’appunto, lavoro.

Di qui la relazione fruttuosa tra economia e scienze sociali, il trascendere l’homo œconomicus per pervenire a un modello più attento alla realtà concreta del benessere sociale, evitando lo sfruttamento assoluto in nome del progresso.

Donna ha anche, infatti, molto a che vedere con Natura e un punto di vista femminista non può che abbracciare un approccio ecologico, oltre che una riflessione sul corpo proprio, necessari allo stato attuale delle cose, fatto di attività ad alto impatto ambientale e di nuove tecnologie.


L’economia, in poche parole, deve diventare ecosistema.


La natura dell’economia – Femminismo, economia politica, ecologia approfondisce le relazioni tra dimensione economica e dimensione sociale, non solo a livello teorico, ma anche portando dei casi-studio concreti, i Nuovi Mondi. Macao, un centro culturale a Milano; la città mappate, da “Le Pantegane”, collettivo di ricercatrici impegnate nel mappare lo spazio urbano per la riappropriazione della città da parte di donne e trans e i Gruppi di Educazione Condivisa di Barcellona sono solo alcuni tra gli esempi riportati.


Lettura consigliata a tutti, cittadini responsabili, ma anche irresponsabili, che magari in questo momento si stanno chiedendo cosa succederà quando, finita questa quarantena, torneremo a popolare il mondo reale.



Grazie a DeriveApprodi!

F. Giardini, S. Pierallini, F. Tomasello, La natura dell’economia – Femminismo, economia politica, ecologia, DeriveApprodi, Roma, 2020




(1) F. Giardini, S. Pierallini, F. Tomasello, La natura dell’economia – Femminismo, economia politica, ecologia, DeriveApprodi, Roma, 2020.

Martina Peruzza

Author: Martina Peruzza

Laureata triennale in Filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore con una tesi in Storia dell’Estetica e laureanda magistrale presso la stessa università. Scrive di quello che capita, ma la sua grande passione è la letteratura. (Non si prende tanto sul serio e spera un giorno di poter realizzare la sua più grande ambizione intellettuale: sceneggiare Un posto al sole.)