Hunters: quando la storia nasconde i suoi crimini

Hunters

La coscienza della storia spesso è celata dietro un velo di omertà e opportunismo, quegli stessi spettri che hanno contribuito a integrare i “mostri” nella nostra società.

Nazisti e fascisti, subito dopo la guerra, hanno cambiato le loro identità per non essere soggetti alle persecuzioni delle vittime del loro stesso fanatismo.

Spesso salvati dagli stessi governi che avevano fermato la loro furia omicida e fuori controllo, per poter effettuare un baratto: in cambio delle informazioni sulle scoperte scientifiche e militari, ai fuggitivi veniva garantita una nuova identità e una nuova vita.


È su questo scenario che si basa la storia di Hunters, serie tv in onda su Prime Video, in cui un gruppo di ebrei dà la caccia ai nazisti fuggiti in America.


Ogni membro ha un passato diverso e solo il protagonista, Jonah Heidelbaum, si riapproprierà di quello della sua gente diventando un cacciatore.

Jonah, interpretato da Logan Lerman, è un diciannovenne che non sa nulla di cosa voglia dire essere un ebreo, conosce le cose basilari, ma non le sente sue, le vive come il retaggio di un mondo ormai lontano. Non sa però che quel mondo sta tornando come la furia di un tornado a cambiare per sempre la sua vita.


Hunters porta alla luce una questione puramente etica e storica: è stato giusto integrare o, per meglio dire, nascondere i nazisti nella società post guerra, mettendo da parte i loro crimini, per un tornaconto delle potenze vincitrici?


Nel campo spaziale gli scienziati nazisti furono inseriti nei progetti NASA per permettere agli USA di arrivare prima della Russia nella conquista dello spazio; molti si sono rifugiati nell’America Latina vivendo indisturbati e creandosi una nuova famiglia.

Questa serie fa vedere come le ideologie naziste e le persone che le hanno portate avanti negli anni del conflitto si sono insinuate in cariche politiche, in strutture mediche, nelle scuole e hanno potuto generare le basi per il Quarto Reich.

La consapevolezza di poter ricreare un mondo per soli nazisti permette ai discendenti di Hitler di agire indisturbati muovendo i fili del mondo e dà loro la possibilità di portare a termine la “soluzione finale”.

I cacciatori, guidati dal misterioso e ricco Meyer Offerman, interpretato da Al Pacino, comprendono di dover utilizzare qualsiasi mezzo per impedire la nascita di un nuovo Reich: si vedranno costretti a fare i conti col passato e a scoprire che potrebbero non avere un futuro, alcuni capiranno che il nemico è più vicino di quanto si pensi e altri perderanno l’ancora che li teneva lontani dalle tenebre. Ma ognuno di loro sa che quella lotta è necessaria, non solo per loro, ma anche per coloro che si sono visti ingoiare dall’abominio nazista e dall’indifferenza.


Probabilmente il senso di tutto porta proprio a questo, l’indifferenza.


Jonah capisce che il suo mondo ha permesso a degli assassini di poter vivere tranquillamente senza punizioni e senza giustizia, e comprende l’indifferenza di ogni singolo sguardo che incontra per strada. Capisce che i non ebrei preferiscono ignorare le atrocità della storia e che solo il suo popolo può comprendere il dolore e le urla che sente lui nel suo cuore e nella sua testa.

«L’indifferenza è abulìa, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. […] L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferenza è complice. Complice dei misfatti peggiori» (1). Come afferma la senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, è questa la peggiore piaga della società del passato e della società di oggi, un male che cresce piano piano e si insinua in ogni angolo facendo marcire anche l’animo più puro e buono.


Ogni episodio racchiude un’immagine dell’indifferenza più vera, perché mostra quanto sia difficile per la società tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta ammettere il razzismo, la pulizia razziale e i crimini della guerra.


Jonah stesso in principio preferisce ignorare, perché considera altre le priorità della vita di tutti i giorni, come il portare i soldi a casa, il “sopravvivere” ogni istante in un mondo che non fa nulla per te se non schiacciarti. Quando si renderà conto di quanto ingenuo è stato, inizierà a provare disgusto e risentimento per se stesso e per tutti coloro che si sono nascosti dietro il velo del “non voler vedere”.

Oggi tutto questo è così reale e vicino. Viviamo in un momento storico in cui si preferisce rimanere indifferenti davanti a catastrofi provocate dalla cattiveria umana, a momenti oscuri della storia e del presente, a questioni sociali che dilaniano il mondo, solo per la paura di poter essere vittime di queste stesse tragedie. L’umanità ha memoria di ciò che vorrebbe dimenticare, ma preferisce rinchiudere tutto questo in un cassetto lontano così da non dover vivere in un continuo stato di angoscia.


L’indifferenza era, è e sarà sempre la più grande piaga del nostro mondo: grazie ad essa assassini, mostri e carnefici potranno prosperare; la paura detterà le regole sulla solidarietà facendola, probabilmente, sparire.


L’unico strumento che possiamo usare per contrastarla sarà sempre la memoria e la volontà di fare la differenza e di cambiare un mondo che per troppo tempo ha scelto di negarsi e di negare l’identità ad ognuno di noi.

La serie Hunters sicuramente crea uno scenario tipico dell’action americano, ma contribuisce a far riflettere sulla cecità e l’indifferenza che per anni il mondo ha dimostrato, permette di sentire il dolore di quelle vite spezzate per sempre e di dare loro una voce, contribuisce a creare dei cacciatori di verità che non usano armi, ma il ricordo, la memoria, la solidarietà e la giustizia. I crimini di cui il mondo è colpevole non possono continuare ad essere infangati, è necessario colpire con la verità per ridare dignità.

(1) Definizione di “indifferenza” della senatrice Liliana Segre per Zanichelli 2020.  

L’immagine di copertina è un’immagine ufficiale di Hunters. Il copyright della suddetta è pertanto di proprietà del distributore della serie, il produttore o l’artista. L’immagine è stata utilizzata per identificare il contesto di commento del lavoro e non esula da tale scopo – nessun provento economico è stato realizzato dall’utilizzo di questa immagine. / This is an official image for Hunters. The image art copyright is believed to belong to the distributor of the series, the publisher of the series or the graphic artist. The image is used for identification in the context of critical commentary of the work, product or service for which it serves as image art. It makes a significant contribution to the user’s understanding of the article, which could not practically be conveyed by words alone.

Marta Ranieri

Author: Marta Ranieri

Laureata in Filosofia a Bologna con una tesi sul supporto alle donne nel post aborto volontario e nel post fecondazione medicalmente assistita. Oggi si sta specializzando in Scienze Filosofiche presso l’Università di Bologna. Subito dopo la laurea triennale ha conseguito il diploma di Consulente Filosofico presso la Scuola Parresia di Bologna. Sostenitrice della tutela degli animali e dei diritti individuali.