Drag. Storia di una sottocultura

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Drag

“Cos’è drag?” è la domanda cardine del testo di Eleonora Santamaria Drag. Storia di una sottocultura, la cui risposta risulta tutt’altro che semplice da delineare. La difficoltà nell’offrire una sola risposta al quesito è dovuta alla ricchezza e alla complessità della sottocultura drag, che è spesso avvolta da un alone di mistero, proprio perché scarsamente conosciuta.


Sicuramente, pensando alla parola drag, la prima associazione che compiamo è relativa alle performance delle drag queen, caratterizzate da esagerazione, lustrini e piume.


Eppure, dietro all’apparente superficialità di un costume, grazie a Santamaria, scopriamo un gruppo culturale e artistico con una storia complessa, fatta anche e soprattutto di lotte per cercare di ritagliarsi uno spazio. Questo tentativo di affermazione non risulta facile da raggiungere nemmeno all’interno del mondo LGBTQ+ (al quale oggi appartengono) proprio per le loro particolari caratteristiche: le drag queen sono uomini che si vestono e si atteggiano secondo i canoni del genere femminile per motivi artistici o di ribellione, ma che non hanno come obiettivo la definizione di una propria identità attraverso il travestimento.

Il focus della drag queen è, invece, la performance, dove tutte le convenzioni tradizionali vengono completamente decostruite e dove tutto diventa possibile: gambe pelose e tacchi, boa e addominali, gli opposti convivono nella rappresentazione artistica, senza giudizi. È proprio la loro mancanza di identità, nel mostrarsi aldilà di ogni genere, che le ha fatte allontanare dal mondo trans e gay, che le accusava di rallentare il proprio processo di affermazione e accettazione


Nel testo l’autrice riesce a scavare nella profondità di questa sottocultura, mostrando come la performance drag possa costituire una rappresentazione filosofica-ontologica.


Le drag, attraverso il grottesco e un grande spirito ironico, non mettono in scena solo uno spettacolo, ma qualcosa di molto più profondo: la complessità della natura umana. Scardinando ogni stereotipo di genere tradizionale, infatti, dimostrano di poter essere qualsiasi cosa in scena, così come nella vita, perché il costume che viene indossato sul palco non è così diverso da quello che ognuno di noi può decidere di indossare all’interno della propria quotidianità




E. Santamaria, Drag. Storia di una sottocultura, Edizioni dell’asino, San Giuliano Milanese, 2021.