(Dis)educazione sessuale

Educazione sessuale

L’anno scolastico che sta per iniziare porterà con sé anche una novità non dettata dall’emergenza Covid-19: nelle scuole di ogni ordine e grado, per un’ora alla settimana si studierà Educazione Civica.

Le linee guida emanate dal Ministero dell’Istruzione per questa materia si sviluppano attorno a tre pilastri fondamentali: la conoscenza della Costituzione e l’educazione alla legalità; lo sviluppo sostenibile e l’educazione ambientale; la cittadinanza digitale e l’approccio consapevole alle risorse del web.

Cosa manca?

È presto detto: da nessuna parte si menziona l’educazione sessuale o, in senso più ampio, all’affettività, alla parità (di genere e non solo), all’inclusione, alla comprensione e valorizzazione dell’alterità.

Sembrerebbe lecito supporre che questi temi abbiano molto a che fare con l’educazione civica e la creazione di una cittadinanza futura consapevole e responsabile, eppure il Ministero sembra non ritenere essenziale la loro inclusione nelle linee guida sopracitate. Verrebbe da chiedersi come mai. 

Spesso ci si nasconde dietro l’idea che la sessualità sia un argomento delicato e privato e che quindi non sia appropriato discuterne in pubblico, per di più in un luogo dignitoso come un’aula di scuola.

Meglio lasciare ad ogni famiglia il compito di fare da sé, dando così ai genitori il potere e la responsabilità di trasmettere (anche in perfetta buona fede) ai cittadini del domani qualsiasi credenza, pregiudizio, stereotipo e tabù essi abbiano.

E se a casa di qualcuno si crede fermamente che l’omosessualità sia una malattia che deve essere curata e che l’unico modo in cui una donna può provare piacere sia tramite la penetrazione di un pene, non sarebbe meglio evitare che queste idee circolino e si moltiplichino, impostando un percorso ragionato, con linee guida chiare e tramite personale qualificato da diffondere capillarmente sul territorio? 


Un altro grande pregiudizio che ostacola l’introduzione dell’educazione alla sessualità (o all’affettività) nelle scuole è l’idea che se si parla a bambini e adolescenti di sesso, questi saranno più invogliati a sperimentarlo precocemente.


Tuttavia dai dati (1) risulta evidente che gli adolescenti sono tutt’altro che ignari dell’esistenza del sesso: in Italia un adolescente su tre ha rapporti completi prima dei 17 anni

Dato che la scuola non ne fornisce, l’89% dei maschi e l’84% delle femmine usano internet come fonte principale per cercare informazioni sulla salute sessuale e la riproduttività.

Qui sta il nocciolo del problema: se i giovani non ricevono alcuna educazione sulla sessualità da fonti autorevoli, si rivolgono altrove (su internet o tra gli amici).

Sarebbe opportuno domandarsi quale sia la qualità degli insegnamenti che traggono da tali fonti e come questo modifichi i loro comportamenti


Un aspetto particolarmente problematico di questo documentarsi online è quello che riguarda il consumo di pornografia mainstream e le aspettative e convinzioni sul sesso che ne derivano per chi ha ancora poca o nessuna esperienza.


Deve essere chiaro che qui non si intende dire che l’esistenza e l’uso della pornografia siano di per sé da condannare, ma è necessario assumere un atteggiamento critico nei confronti di questo tipo di prodotti e chiedersi quale impatto essi hanno su un fruitore o una fruitrice che non hanno altri termini di paragone per interpretare quanto visto sullo schermo. 

In assenza di strumenti pedagogici ragionati, infatti, la pornografia rischia di diventare la principale (se non addirittura l’unica) fonte di informazione che un adolescente ha a disposizione sul mondo della sessualità, e c’è il rischio concreto che questi finisca per credere che ciò che viene mostrato in questo tipo di materiale sia la realtà di un rapporto sessuale normale.

Il termine “normale” è qui purtroppo da intendere nel senso peggiore, e cioè quello in associazione con il concetto di “norma”: certe pratiche sono reiterate così spesso nel materiale pornografico mainstream da creare l’illusione che costituiscano gli ingredienti standard che necessariamente devono essere parte di un rapporto.


Ciò può portare ad una relativa stigmatizzazione di chi non è disposto a prestarsi a pratiche simili, poiché se quelle sono normali allora è la persona che si rifiuta ad essere anormale, ad avere qualcosa che non va. 


Un ulteriore rischio presente nel consumare pornografia senza aver ricevuto un’adeguata educazione all’affettività è quello di introiettare le dinamiche di genere in essa contenute, che sono quasi totalmente improntate sulla dominazione del genere maschile su quello femminile. Ciò è evidente a partire dal modo in cui sono strutturati i principali siti internet che offrono questo genere di materiale: sono divisi in categorie che, per la maggior parte, vanno a comporre un vero e proprio catalogo di tipi di donna diversi che il fruitore (qui immaginato chiaramente come maschio bianco eterosessuale) può usare come oggetto del proprio piacere, selezionandole in virtù di una caratteristica fisica (dal colore dei capelli alle forme del corpo, passando per l’etnia), per il ruolo interpretato nel contesto o per la prestazione resa.

«Va rappresentata la possibilità maschile eterosessuale di poter disporre a piacimento di corpi femminili di ogni fattezza, e in ogni situazione, pronti a soddisfare con grande piacere qualunque desiderio immaginabile» (2). 

Anche le aspettative nei confronti del proprio corpo e del proprio piacere possono diventare facilmente irrealistiche se ci si forma tramite la pornografia:

«I corpi delle attrici nella pornografia commerciale, importantissimi perché costantemente inquadrati e impegnati nella performance richiesta dal tipo di video, sono scelti con cura. Sono lisci, senza alcuna imperfezione esteriore, e rispondono a un canone standard di immaginazione erotica basata sull’esaltazione atletico/adolescenziale: seni e glutei alti e di grosse dimensioni, punti vita ridotti al minimo, statura scarsa per esaltare le dimensioni del vicino corpo maschile, costante espressione di soddisfazione, felicità, o di voluttuosa sofferenza» (3). 


La parola performance è di fondamentale importanza.


Se nella pornografia il rapporto sessuale può diventare una prestazione atletica con un copione ben preciso e ruoli codificati, è imprescindibile che nella vita reale resti un’esperienza gratificante che i soggetti vivono assieme, con consapevolezza e senza sentirsi in dovere di uniformarsi a paradigmi che sono letteralmente irreali, perché mutuati da un’opera di finzione.

Vivere in modo consapevole e appagante i rapporti sessuali e affettivi è un elemento centrale nella salute mentale e fisica di chiunque. Se vogliamo contribuire a una società in cui le persone sono sempre più felici e realizzate, è necessario abbandonare tabù e preconcetti e costruire un percorso capillare di educazione sessuale da introdurre nelle scuole

(1) https://www.sanita24.ilsole24ore.com/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/QUOTIDIANO_SANITA/Online/_Oggetti_Correlati/Documenti/2019/02/20/FERTILITA_DEF.pdf?uuid=ABz2orVB

(2) L. Gasparrini, Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressioni, Settenove, Cagli, 2016, p. 77.

(3) Ivi, p. 79.

Cecilia Bucci

Author: Cecilia Bucci

Laureata in Scienze Filosofiche presso l’Università di Ferrara con una tesi sulla Teoria istituzionale dell’Arte di George Dickie, si occupa di attivismo femminista ed LGBTQ+. È insegnante di Storia e Filosofia alla Smiling International School di Ferrara.