
Pubblicata nel 1947 in Francia L’ombra e la grazia (1) è una raccolta di pensieri e meditazioni tratti dai diari intimi di Simone Weil e organizzati tematicamente dal filosofo francese Gustave Thibon.
A settant’anni dalla sua prima edizione italiana, Edizioni di Comunità ne propone una nuova ristampa.
Siamo nel periodo compreso tra il 1940 e il 1942, a un anno dalla morte per tubercolosi di Weil. Le pagine dei suoi diari, affidate a Thibon affinché ne pubblicasse il meglio, suonano come un testamento spirituale, il resoconto di una visione del mondo scissa tra la materia e lo spirito.
La pesanteur et la grâce (2) dell’edizione francese diventano, nella traduzione italiana di Franco Fortini, L’ombra e la grazia, in una separazione manichea che rimanda al contrasto luce e tenebra ed esprime l’inteso dolore che attraversa le pagine di questo testo.
Da un lato, la gravità e il mondo terreno; dall’altro, la grazia e le sue leggi, estranee a quelle fisiche. Due forze inesorabili che regnano sull’universo, incontrandosi nell’uomo, costretto a vivere nel solco di realtà inconciliabili.
La via d’uscita dal dissidio è un’etica dell’abbandono, la discreazione: non la distruzione, ma lo spogliarsi di se stessi, che Weil abbraccia teoreticamente con tormento, ma con consapevolezza della necessità.
«Non possediamo nulla al mondo perché il caso può toglierci tutto eccetto il potere di dire Io. Quel che bisogna dare a Dio, e cioè distruggere, è questo. Non c’è assolutamente nessun altro atto libero che ci sia permesso, eccetto la distruzione dell’Io». (3)
Il suo linguaggio è puro, altissimo e, al contempo, vicino alle cose quotidiane: una voce decisa e gentile, consapevole della realtà, della sua bellezza e dei suoi limiti. Emblematico in questo senso, è il capitolo sulla mistica del lavoro.
«Spiritualità del lavoro. Il lavoro fa sentire in modo spossante il fenomeno della finalità rimandata avanti e indietro come una palla. Lavorare per mangiare, mangiare per lavorare… Se si guarda una di queste due cose come un fine, o l’una o l’altra prese separatamente, si è perduti. Il ciclo contiene la verità.» (4)
Lo spirito religioso di Weil è sentito e personale, sospeso tra il Dio cristiano, le Upanishad e il Tao. Un vero e proprio pensiero mistico, carico di saggezza e intuizioni sulla realtà profonda delle cose.
Un pensiero che cerca di ricucire la lacerazione della condizione umana:
«Il vuoto è la suprema plenitudine, ma l’uomo non ha il diritto di saperlo». (5)
S. Weil, L’ombra e la grazia, Edizioni di Comunità, Roma, 2021.
(1) S. Weil, L’ombra e la grazia, Edizioni di Comunità, Roma, 2021.
(2) S. Weil, La pesanteur et la grâce, Plon, Parigi, 1947.
(3) S. Weil, L’ombra e la grazia, p. 72.
(4) Ivi, p. 225.
(5) Ivi, p. 59.
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