L’arte incontra la body positivity

Qui su Filosofemme abbiamo spesso parlato di arte e raccontato le vite di grandi artiste che hanno fatto la storia, non solo perché riteniamo sia fondamentale che anche le artiste, come le filosofe, meritino di essere conosciute, ma anche e soprattutto perché crediamo che l’arte in sé sia spesso lo specchio della società che rappresenta e della filosofia. 

Oggi vi raccontiamo la storia di Giulia Lazzaron, una giovane artista contemporanea, che si sta facendo sempre di più strada nel mondo dell’arte e che ha lavorato negli ultimi mesi a un bellissimo progetto: Venere


Ciao Giulia! Eccoci finalmente a parlare di Venere. Dicci, che cos’è? Da dove nasce? E soprattutto quando?

G.L.: Venere è un progetto ampio, che parte dalla necessità di inserire un approccio body positive anche nel mondo dell’arte. È cominciato in realtà gradualmente. All’inizio fondamentale è stata la conoscenza del movimento e della community attraverso i social. È da un paio d’anni ormai che seguo molto influencer, modelle curvy e attivisti del movimento, che mi hanno dato speranza, forza, coraggio. Il coraggio di mostrarmi per ciò che sono senza troppa vergogna, scoprendo poi di non essere così tanto sbagliata, ma semplicemente un tipo di corpo diverso dagli standard. Da qui, l’idea di cominciare a disegnare alcune delle modelle e influencer curvy che mi hanno ispirata, e inserirle nei miei mondi. Per la prima volta compare nei miei lavori la figura umana, un po’ ibrida, a volte sirena, altre volte donna polipo, altre ancora angelo. Non è una riproduzione fine a se stessa delle modelle. 

Mostrando questi lavori, la curatrice Alisia Viola – che è poi diventata la curatrice ufficiale del progetto – ha associato subito alcune figure da me disegnate alla dea Venere. È da qui che è nata questa collaborazione, circa un anno fa, tra un caffè e quattro chiacchiere sul body positive.

La cosa divertente è che ogni volta che ne parlavamo in spazi pubblici, tra di noi, attiravamo sempre gli sguardi curiosi di persone sedute vicine, arrivando a volte a intavolare discorsi sulla tematica e facendo nuove conoscenze. Questa cosa mi ha resa felice e ancora più carica, perché le persone sono ormai stanche di sentirsi obbligate in qualche modo in uno standard di bellezza che non le rappresenta, spesso inarrivabile e insano. 

Il messaggio di Venere è molto forte, perché mentre nei secoli scorsi la Venus, come altre figure mitologiche, ha sempre avuto una rappresentazione standard, la dea oggi è priva di canoni di bellezza esteriori. È semplicemente ognuna e ognuno di noi, con le proprie caratteristiche diverse gli uni dagli altri. 

È nato come progetto espositivo, anche grazie alla partecipazione attiva degli sponsor (Stile PC, Il Punto Edile srl, Stefano Delta, Posterland, Douglas Alberto Nave) e si sta allargando attraverso collaborazioni editoriali: abbiamo già prodotto con il brand 13sedicesimi agende e taccuini con le opere di Venere (www.13sedicesimi.com) , e a breve uscirà anche un libro d’arte edito da Montabone Editore, in collaborazione con la Libreria Bocca dal 1775, con il patrocinio del Comune di Milano e la Presidenza della Repubblica. 

Tutti segnali che la tematica è apprezzata e ben voluta, non posso che esserne felicissima! 


Approfondiamo la scelta di disegnare donne curvy: perché per te è così importante la loro rappresentazione e che impatto credi che abbia sugli spettatori? 

G.L.: Ho disegnato per la maggior parte donne curvy un po’ per narcisismo, perché mi sento rispecchiata fortemente nella “categoria”, un po’ perché credo che il mondo abbia bisogno di essere bilanciato anche in questo: ovunque, troviamo donne magre. Nei nostri telefilm preferiti, vediamo le protagoniste magre e sempre in splendida forma. Vediamo che magari mangiano un sacco, fanno una vita normale senza ossessioni, ma rimangono sempre statuarie, inarrivabili. Anche i cartoni animati con cui siamo cresciute e cresciuti, i giochi che amavamo come le Barbie, promuovono purtroppo lo stesso standard di bellezza.

Con questo progetto ho finalmente trovato un modo di esprimere il mio concetto di bellezza. Credo che al pubblico piaccia l’argomento visti i diversi feedback positivi e di sostegno per questa tematica. 


Milano è purtroppo tornata in lockdown e questo ha comportato la sospensione di diverse attività culturali fino a data da destinarsi. Che ne sarà di Venere?

G.L.: Nonostante il lockdown Venere andrà avanti. È stata una scelta che in molti hanno apprezzato, vorremmo dare un messaggio di speranza anche per i giovani che potrebbero vedere il proprio futuro bloccato tra pandemia e crisi economica annessa, in un Paese che di fatto tratta le persone sotto i trent’anni, e a volte anche oltre, solo come “giovani” (spesso termine equivalente a “poco professionale” o addirittura “poco valido”), e che sostiene poco l’arte contemporanea. Noi procederemo in ogni caso attraverso l’online, grazie agli e-commerce e ai siti web. Per esempio il catalogo, è ora preordinabile su Ibs, Bookdealer, Feltrinelli e Libraccio. 


Parliamo ora un po’ di te. Chi è Giulia Lazzaron e con quale aggettivo descriveresti la tua arte?

G.L.: Chi sono io? Non sono sicura di saperlo ancora fino in fondo. Di solito mi lascio ampio spazio rispetto a questa domanda, nel senso che sono convinta di poter essere chiunque io voglia e di poter cambiare quando ne sento la necessità. Ci sono sicuramente dei punti fermi in questo. Innanzitutto sono una giovane donna, con i propri sogni, le proprie passioni, il proprio lavoro, ma prima ancora sono un’artista. Credo che l’essere artisti sia una prerogativa legata alla vita stessa. Lo sguardo verso il mondo, i pensieri, le idee, il modo di fare e creare, sono gli stessi sia nell’atto di disegnare che nella vita. Sono molto legata alla trasformazione, alla spiritualità, al fare arte come necessità interiore, sono per questo molto introspettiva. Ogni situazione è vagliata attraverso l’intuizione, l’empatia, la sensibilità e la mia visione interiore. È una delle caratteristiche che ho coltivato maggiormente e in questo l’arte è stata un aiuto molto potente. Per questo motivo la mia arte è legata prima di ogni altra cosa alla trasformazione. È una profonda espressione di me, delle mie parti più profonde e intime, e frutto di un ascolto interiore e al contempo anche di ciò che mi circonda. 


Nelle tue opere si vedono spesso creature marine e in generale appartenenti al mondo animale. Che significato hanno per te? 

G.L.: So che può sembrare banale, ma è da quando curo i miei due gatti che l’attenzione verso il mondo animale è cresciuto, tanto da rappresentarli nelle mie opere. Credo che ci sia un debito inconscio che l’essere umano si porta dietro rispetto agli animali (Hillman ha scritto un piccolo saggio a riguardo), e credo che il mio modo per riscattare i miei animali interiori sia quello di rappresentarli. Tra tutte le opere, credo che Tigri angeli ne sia un esempio. Le Tigri, in procinto di ribellarsi, sono raffigurate con l’aureola, diventando degli Angeli. È un’opera che ha significato molto per me, e che ha sciolto un piccolo nodo riguardante la mia rabbia. Quelle Tigri sono io, e ogni volta che mi arrabbio ripenso a quell’opera, e a quanto in realtà a volte sia giustificato arrabbiarsi, a quanto non sia così tabù per una giovane donna. Si sa, la rabbia delle donne è presa sicuramente più di mira rispetto a quella degli uomini, e spesso non si riesce a giustificare. Spesso ci si ritrova ad essere apprezzate per l’essere accomodanti, carine e gentili, eppure dentro di noi può vivere una rabbia da tigre. 


Quali sono gli artisti e/o i pensatori che senti ti abbiano influenzata maggiormente non solo in quanto artista, ma anche e soprattutto come giovane donna?

G.L.: Prima ho citato Hillman, lui è sicuramente uno psicoterapeuta e un pensatore che mi ha illuminata, soprattutto con il saggio Il codice dell’anima. Poi mi piacciono molto i trattati di Jung di psicologia analitica e di Marie Louise Von Franz. Mi piace scandagliare la visione del mondo e della vita, mia e di chi mi sta intorno. Dal punto di vista della psicologia del profondo, per me è diventata una vera e propria estasi capire alcuni meccanismi psicologici che si innestano in me e negli altri. Jung è comunque il pensatore, psicologo, psichiatra, antropologo, artista che più mi ispira nella vita quotidiana. Qualche anno fa l’ho totalmente idealizzato, arrivando a farne una specie di mio santone personale, oggi ho capito che è un meccanismo pericolosissimo e ho dovuto prenderne un po’ le distanze. Però rimane sempre un grandissimo uomo. 


Che cosa significa essere un’artista oggi? Che cosa consiglieresti a una giovane esordiente che vorrebbe farsi conoscere nel settore?

G.L.: Essere una giovane artista oggi non è facile, ma gli ostacoli maggiori sono anche interni a noi. Chiaramente in questo periodo di pandemia e crisi economica, e vivendo in Italia, mi sento di capire chi si demoralizza. Tuttavia, nonostante gli ostacoli interiori ed esteriori, mi sento comunque tanto felice e grata per ciò che sto costruendo. Senza aspettarmi tutto subito, senza troppa avidità, ma procedendo lenta e inesorabile verso ciò che voglio essere e fare. Ho davvero un grande team che mi segue, e si aggiungono sempre più creativi con tanta voglia di fare e soprattutto con abilità straordinarie. Già solo il poter condividere ciò che faccio, mi rende serena e positiva. Ci vogliono tanta pazienza, perseveranza, abilità, passione. 

Un consiglio per la vita ai “giovani”: l’ascolto profondo di sé. È da lì che poi si ricrea il nostro mondo. Sembrerà banale come frase, ma bisogna renderla pratica per accorgersi di quanto sia vera. Quando si comincia e si capiscono gli effetti positivi su di noi e su chi ci sta intorno, diventa come una nuova droga, solo che è salutare al 100% e senza effetti collaterali! 

A parte gli scherzi, non credo nemmeno che sia così fondamentale rilasciare consigli verbali, perché spesso è vedere un esempio concreto che accende una luce all’interno delle coscienze. Le parole in questi casi lasciano il tempo che trovano. 

Non demoralizziamoci troppo, restiamo positivi, il nostro futuro ci sta aspettando! 

Monica Cattabriga

Author: Monica Cattabriga

Redattrice di Filosofemme. Si laurea due volte in Filosofia (perché una non le bastava) presso l’Università di Bologna, prima in Storia della Scienza, poi in Filosofia del Diritto, sulla filosofia di Mary Wollstonecraft. È redattrice anche dell’Enciclopedia delle donne. Attualmente frequenta il Master in Editoria presso la Fondazione Mondadori a Milano.

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