«Lute como Marielle Franco»

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Marielle Franco

La vicenda biografica di Marielle Franco, sociologa, politica e fervente attivista di origini africane, nata a Rio De Janeiro nel luglio 1979, culmina tragicamente nella notte tra il 14 e il 15 marzo 2018, quando nel quartiere Estacio dell’ex capitale brasiliana, rimane vittima di un agguato insieme al suo autista Anderson Pedro Gomes.

La scelta di raccontare la storia di Franco proprio a partire dagli esiti drammatici della sua esistenza deriva dalla necessità di sottolineare quanto la sua morte sia inestricabilmente connessa al significativo impegno da lei profuso in ambito civile e politico. Nonostante un alone di mistero continui ad aleggiare intorno a questa vicenda è sempre stata avanzata l’ipotesi, anche da parte degli stessi investigatori, che si sia trattato di un omicidio politico ed è sempre stato vivo il sospetto che a esserne responsabili siano state le forze dell’ordine.

La mancanza di perplessità intorno alla natura di questo assassinio risulta pienamente comprensibile quando si diventa consapevoli della delicatissima e pericolosissima situazione in cui versano in Brasile i difensori dei diritti umani, costantemente osteggiati e minacciati dal rischio di una repressione violenta. Marielle Franco è vittima di un sistema che non poteva tollerare la presenza del dissenso e che, dunque, non poteva che porre tra i propri auspici la morte di una militante così determinata.


È proprio guardando alla fine per lei decisa che possiamo cogliere tutta la potenza del suo messaggio, tanto forte da essere evidentemente percepito come pericolosamente sovversivo.


Cresciuta nella favela di Marè, a nord di Rio, Franco conosce personalmente il degrado a cui quei luoghi sono abbandonati e scopre la vocazione di promotrice dei diritti umani in seguito alla perdita di un’amica, colpita da una mina vagante durante un conflitto armato tra polizia e trafficanti di droga nel Complexo da Marè.

Franco compie i suoi studi in sociologia all’Università Pontificia Cattolica di Rio De Janeiro e consegue poi un master in Amministrazione Pubblica all’Università Federale Fluminense (UFF) con una tesi dal titolo: “UPP: a reduҫão da favela a três letras”. A tal proposito, occorre ricordare che l’attenzione di Franco verso le difficili condizioni di vita nelle favelas, e in particolare verso la condizione delle donne in questi ambienti, rappresenta una costante nel suo percorso di lotta, una lotta che si scaglia contro diversi motivi di disagio e discriminazione.

Donna, nera e omosessuale, ragazza madre cresciuta in mezzo alla desolazione delle favelas, Marielle Franco è un’icona potente di attivismo intersezionale: oltre ad aver combattuto per i diritti delle donne, ha lottato per contrastare la criminalità insediata nei poveri sobborghi delle periferie e si è battuta contro i pregiudizi e la violenza che si scagliano sulle persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+. Nel 2006 entra a far parte del Partido Socialismo e Liberdade (PSOL). Nel 2016 è eletta consigliera comunale a Rio e, oltre che membro della Commissione statale per i diritti umani di Rio de Janeiro, è relatrice di una commissione che ha il compito di controllare l’azione della polizia federale.


In questo contesto, Marielle Franco assume un ruolo di rilievo nel denunciarne gli abusi ed è ora che evidentemente la sua posizione diventa particolarmente scomoda.


Da tantissimo tempo Franco si era fatta portavoce della violenza esercitata dagli agenti nelle favelas della sua città natale e lo aveva fatto fino a poche ore prima di morire. Quasi a sigillo del suo percorso di lotta rimane un tweet del 13 marzo 2018. Di fronte all’ennesimo caso di omicidio consumatosi a Rio per mano della polizia, a danno di Matheus Melo, lancia una riflessione accorata sull’urgente bisogno di cambiamento attraverso queste parole: «Quante altre persone dovranno morire prima che questa guerra finisca?».

Anche se sei mesi dopo quella notte in cui Franco fu uccisa furono arrestati Ronnie Lessa ed Elcio de Queiroz, ex poliziotti sospettati di essere stati gli esecutori materiali e, successivamente, anche Maxwell Simões Corrêa, vigile del fuoco accusato di aver nascosto le armi, a distanza di quattro anni non si è fatta chiarezza sui mandanti dell’omicidio e il caso di Marielle Franco rimane irrisolto.


Cosa rimane invece del suo coraggio e della sua ostinazione, della sua forza e del suo senso di giustizia, della sua dedizione e della sua passione?


Dall’operato di Marielle Franco scorre limpida una linfa vitale inarrestabile e feconda che irriga i campi aridi della violenza convertendoli in terreno di dialogo e desiderio di trasformazione. Marielle Franco ha aperto valichi di libertà e pace e ci ha insegnato il valore dell’impegno sociale a favore di indigentə ed emarginatə. Che tutta la verità intorno alla sua morte sia una volta per tutte raccontata e che questa vicenda sia risolta sul piano giudiziario rimane una priorità fondamentale, soprattutto dopo così tanti anni di silenzio. Tuttavia Marielle ha già ottenuto la sua più grande vittoria: l’atroce violenza che le è stata usata ha potuto ucciderne il corpo ma non i risultati dell’opera umanitaria.

L’eredità che consegna ai popoli viene accolta con intenso coinvolgimento dalle favelas di Rio al resto del mondo portando con sé un monito che incoraggia tuttə noi a coltivarne gli ideali e a contribuire affinché essi possano prendere forma: «Lute como Marielle Franco».






Sitografia:

Immagine di copertina: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Marielle_Franco.jpg