Mill e i no vax

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Mill

Vaccino obbligatorio o vaccino volontario? Questo quesito ha spalancato le porte del nuovo anno e sarà protagonista, almeno per i prossimi mesi, del dibattito pubblico italiano e non solo.


Le considerazioni che scaturiscono da questa domanda sono molteplici: nel corso di una pandemia mondiale è lecito proteggere la sicurezza e la salute dei cittadini o è più lecito proteggerne la libertà individuale?


Al momento il nostro governo sembra aver intrapreso la via del vaccino volontario, prediligendo, quindi, la libertà dei singoli nella scelta della somministrazione, ma preoccupano i numeri. Nel caso non si dovesse raggiungere la copertura vaccinale per il 60-70% della popolazione, infatti, la cosiddetta “immunità di gregge” rimarrebbe un obiettivo ancora troppo lontano (1). Il raggiungimento dell’obiettivo di copertura vaccinale non sembra rappresentare una certezza, proprio per via della libertà di scelta concessa (se pur legittima e comprensibile) e soprattutto perché sembra in crescita il fenomeno dei cosiddetti “no vax”, ossia le persone che scelgono di non vaccinarsi, assumendo una posizione totalmente contraria a ciò che viene deliberato dalla comunità scientifica. Da qui emerge un altro interessante quesito: pur intraprendendo la strada del vaccino volontario, quanto possiamo essere sicuri che le scelte dei cittadini siano effettivamente libere?


Scegliere sulla base di false informazioni, ad esempio, mantiene la scelta libera?


Per cercare di rispondere ai dubbi che abbiamo delineato, proveremo a farci aiutare da John Stuart Mill, filosofo inglese dell’Ottocento, figlio del pensiero utilitarista di Jeremy Bentham. In questo articolo, però, lo ricorderemo soprattutto per le sue spiegazioni sul concetto di libertà, espresse, in particolare nel saggio On liberty (1859). Il concetto di libertà di cui tratta il filosofo corrisponde alla libertà sociale-politica per la quale individua tre dimensioni fondamentali: la libertà di coscienza, opinione e pensiero, la libertà di gusti e di obiettivi e la libertà di associazione. L’individuo, quindi, all’interno di una democrazia, deve avere totale libertà d’azione, a meno che tale libertà non vada a intaccare la libertà altrui. La collettività può interferire con la libertà del singolo per proteggere quella degli altri e può esercitare potere sull’individuo solo ed esclusivamente per evitare un danno alla comunità.

«Vi è un limite alla legittima interferenza dell’opinione collettiva sull’indipendenza individuale: e trovarlo, e difenderlo, contro ogni abuso, è altrettanto indispensabile alla buona conduzione delle cose umane quanto la protezione del dispotismo politico.» (2)

Se partiamo da questo assunto di Mill, potremmo facilmente affermare che, optando per l’obbligatorietà del vaccino, non si andrebbe effettivamente a ledere la libertà del singolo, ma verrebbe esercitato un potere per difendere la salute e la vita della collettività, in quanto se non si raggiungesse quel famoso 60-70% il virus continuerebbe a circolare molto più facilmente. L’argomentazione potrebbe essere convincente, eppure non credo che Mill avrebbe risposto in questi termini, in quanto la coercizione dovrebbe risultare l’ultima spiaggia per evitare il peggio.


Per Mill la democrazia non è solo la forma di governo che meglio garantisce la libertà, ma anche la ricerca della verità, insieme con la sua messa a frutto.


La libertà sociale e politica, infatti, non è semplicemente un valore etico-morale per il filosofo, ma è un vero e proprio principio epistemologico, ossia il principio fondamentale per avvicinarsi alla conoscenza. Nessuna opinione al mondo è così certa da impedire di essere smentita e, senza seguire il principio della libertà di opinione e iniziando a censurare altre idee, sarebbe molto più facile iniziare a cadere nel tunnel dell’ignoranza.

«È proprio la completa libertà di contraddire e confutare la nostra opinione che ci giustifica quando ne presumiamo la verità ai fini della nostra azione; e solo in questi termini chi disponga di facoltà umane può trovare una sicurezza razionale di essere nel giusto.» (3)


Qui arriviamo al secondo grande quesito: sulla base di quali opinioni si fanno scelte realmente libere?


Secondo Mill, per fare in modo che le scelte siano davvero autonome, lo stato democratico si deve prendere carico della trasmissione della conoscenza, attraverso l’educazione. Scopo del governo, infatti, è massimizzare la felicità della collettività e per farlo è necessario garantire la libertà nella conoscenza, perché fondare le proprie scelte sulla disinformazione è peggio della coercizione stessa. Per questo lo stato deve essere promotore attivo della raccolta e della diffusione delle conoscenze, che garantiscono un mezzo valido per poter favorire la libertà dei singoli. La vera domanda che dobbiamo porci ancora prima di scegliere è: quanto ne so realmente sull’argomento in questione? O quanto credo di saperne? Chi mi può aiutare a conoscere qualcosa in più?

Va detto che Mill ha vissuto una democrazia molto diversa dalla nostra: senza un vero suffragio universale e soprattutto senza il web, da cui era ben lontano. La nostra è una democrazia dove c’è molta più libertà a livello di opinioni, di fonti dalle quali attingere e tutto questo si è amplificato, in particolare, con l’avvento dei social media. Rispondere alla domanda rispetto al chi mi può aiutare a saperne di più, quindi, era molto più facile per Mill, lo è molto meno per noi. In effetti, il web appare come il mondo a portata di mano, dove chiunque può conoscere tutto ciò che vuole, a volte facendo un semplice click. Sembra che non siamo più noi a scegliere cosa voler sapere o cosa voler vedere, ma sono le informazioni (o a volte le disinformazioni) che vengono a noi, fagocitandoci quotidianamente.


Il web, dove vige la massima libertà alla quale Mill abbia mai auspicato, diventa il principale luogo dove è possibile trovare il massimo impoverimento dell’opinione.


Nelle infinite possibilità davanti a sé, infatti, perdere la rotta non è così difficile e non riuscire a comprendere cosa si vuole conoscere e da chi è meglio conoscere diventa una vera e propria ricerca, spesso anche molto faticosa. L’utente, quindi, inizia a ricercare e seguire quei siti, quelle pagine o quei profili che abbracciano di più ciò che lui stesso già pensa, i suoi pregiudizi, le sue verità, per trovare una terra sicura sulla quale attraccare. Tutto ciò che è altro rispetto alla propria visione viene semplicemente eliminato, ma è proprio il dibattito a favorire un percorso di conoscenza, sia personale che collettiva.

Nel momento in cui eliminiamo fonti opposte alle nostre e ci rintaniamo costantemente sotto l’ala dei cosiddetti opinion leader a noi più vicini (per molti dei quali forse Platone avrebbe utilizzato il termine “demagoghi”) ci impoveriamo. La soluzione sta nella fatica della conoscenza dell’argomento, ma anche in quella dell’opinione avversa, perché solo così avremo quegli strumenti di cui parlava Mill, per scegliere realmente in maniera libera e consapevole.




(1) C. Marrone, Coronavirus, in quanti davvero dovranno essere vaccinati per ottenere l’immunità di gregge?, «Corriere della Sera.it»
https://www.corriere.it/salute/muscoli-ossa-articolazioni/20_dicembre_28/coronavirus-quanti-davvero-dovranno-essere-vaccinati-ottenere-l-immunita-gregge-872b610a-48f7-11eb-922c-4ee9293ee215.shtml

(2) J.S. Mill, Saggio sulla libertà, Il Saggiatore, Milano, 2014, p. 23.

(3) ivi, pp. 39-40.