Odio gli uomini

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Odio gli uomini

Difficile non aver sentito nominare almeno una volta nelle ultime settimane “Odio gli uomini”, saggio d’esordio della scrittrice francese Pauline Harmange. Infatti, dopo l’accusa di misandria da parte di un funzionario del ministero delle pari opportunità francese, che ne ha persino proposto la rimozione dal mercato, il breve pamphlet ha avuto una risonanza tale da divenire in poco tempo un vero e proprio caso editoriale dibattuto in quasi mezzo mondo. Tutto il clamore cresciuto attorno a questo libro, alimentato principalmente da critiche e indignazione, ha attratto anche la mia attenzione e in effetti la mia curiosità non si sbagliava: sebbene non proponga posizioni totalmente innovative né apporti un contributo rivoluzionario alla riflessione femminista, “Odio gli uomini” è ugualmente un libro interessante su cui vale la pena soffermarsi.

Per prima cosa ci dimostra che le rivendicazioni femministe sono ancora e troppo spesso accompagnate da un’immancabile scia di fraintendimenti e incomprensioni. Non sorprende quindi che anche questa volta alla base di molte contestazioni ci sia una lettura superficiale e confusa del tema, testimoniata dal largo utilizzo della celebre argomentazione “si, ma non tutti gli uomini”, molto gettonata in questo tipo di circostanze.


In questo caso, poi, non è difficile immaginare che una grossa parte di reazioni estreme e violente sia stata innescata semplicemente dal titolo.


Di fronte a una copertina volutamente indisponente, che parla d’odio a chiare lettere e senza giri di parole, indirizzandolo addirittura verso un genere ben preciso, il rischio di giungere a conclusioni affrettate è dietro l’angolo. Varrebbe però  la pena rispolverare il buon vecchio detto “non giudicare un libro dalla copertina” (mai fu così calzante!) per non ridurre questo libro a un testo che incita all’odio verso il genere maschile, incastrandolo nell’etichetta di opera misandrica.

Nel corso della lettura si scopre che l’obiettivo dell’autrice non ha nulla a che vedere con lo sterminio degli uomini e che la misandria, fil rouge di tutto il libro, serve a mettere in luce gli sbilanciamenti di un sistema che è ancora profondamente patriarcale.

Con tono provocatorio Harmange afferma apertamente di odiare gli uomini e si appropria delle accuse che vengono di solito mosse verso le rivendicazioni femministe, decostruendole e mostrandone le criticità. Seguendo il suo ragionamento, parlare delle consapevolezze delle donne, della loro rabbia e delle loro pretese come qualcosa di pericoloso risulta poco credibile all’interno di una società che è misogina a livello sistemico. Se l’idea che le donne odino gli uomini genera così tanto scalpore, altrettanto sdegno dovrebbe accompagnare ogni vicenda in cui l’odio verso le donne s’incarna in stupro, violenza, femminicidio, discriminazione e molestie più o meno palesi. Invece a infiammare il dibattito e indignare l’opinione pubblica, nonché a guadagnarsi il titolo di “best-seller”, è un piccolo libricino che osa recitare “odio gli uomini” nel suo titolo.


Nel frattempo sulla scena culturale, dalla musica alla letteratura e al cinema, prodotti intrisi di molestie, sottomissione e oggettificazione rimangono normalità inosservata.


Inoltre, specifica l’autrice, misandria e misoginia «non si equivalgono né in termini di pericolosità per i loro bersagli, né di mezzi usati per esprimersi» (1) e questo appare piuttosto chiaramente se si considera che le peggiori conseguenze dell’odio verso gli uomini sono la rabbia, la freddezza, il risentimento e la diffidenza, mentre, dati alla mano (2), le conseguenze dell’odio verso le donne sono di tutt’altra entità e portata. Se a ciò si aggiunge sui piatti della bilancia che una nasce come conseguenza di un’oppressione e che l’altra esiste a prescindere e ingiustificatamente, il divario è subito evidente.

Peraltro, Harmange si lascia sfuggire che il suo odio è rivolto solo agli uomini che «godono dei loro privilegi maschili senza metterli in discussione o facendo troppo poco» (3), che non tentano nemmeno di comprendere che cosa ci sia che non va o che silenziosamente e passivamente legittimano e supportano la cultura patriarcale: l’autrice non detesta gli uomini in quanto appartenenti al genere maschile né il singolo uomo, ma si esprime contro un sistema educativo ormai interiorizzato che è necessario osservare con sguardo critico.

La scrittrice francese sembra riuscire a dimostrare che le accuse di misandria, anche quando sono fondate, e non sguinzagliate a sproposito come reazione istintiva di fronte ad un discorso femminista, finiscono per sostenere le tesi criticate, evidenziando ulteriormente le discrepanze e i limiti di una società dove l’oppressione riguarda persino il discorso d’odio. 


Infine, è necessario sottolineare che tutta la riflessione di Pauline Harmange sottende un modello separatista e piuttosto radicale di femminismo, che ricorda le istanze della seconda ondata.


Quest’ultima, più concentrata sulle differenze, forse come leva più visibile in quegli anni per sollevare le proprie rivendicazioni, ha costituito una tappa fondamentale nella storia e nell’evoluzione del femminismo, ma non lo rappresenta in toto. Oggi, per esempio, si propende sempre di più verso un femminismo di tipo intersezionale, che punta all’inclusione di tutte le persone discriminate ed escluse, non solo le donne, ma chiunque sia lasciato ai margini della società e del concetto di normalità, come i membri della comunità lgbtq+, le persone nere, con disabilità o in generale le minoranze.

Si tratta di una lotta comune al suprematismo e all’oppressione in tutte le loro forme e manifestazioni e può essere più o meno condivisa, proprio come i valori e le battaglie di altri movimenti femministi. Provare ad aggirare la complessità “facendo di un’erba un fascio” rimane una cattiva abitudine anche in questo caso. Posto ciò, questo breve libro semplice e scorrevole potrebbe essere un punto di partenza per accendere l’interesse verso un certo tipo di riflessioni ed avvicinarsi al mondo dei femminismi, vasto e talvolta contraddittorio, ma decisamente ricco e degno di essere esplorato.    


Pauline Harmange, Odio gli uomini, Garzanti, Milano, 2021.


(1) Pauline Harmange, Odio gli uomini, Garzanti, Milano, 2021, cap.4

(2) Ivi, cap.4

(3) Ivi, cap.1



FONTI:

Jennifer Guerra, Il corpo elettrico – il desiderio nel femminismo che verrà, Edizioni Tlon, 2020

“Odio gli uomini”. ll caso editoriale femminista francese che devi leggere ora. – THE VISION