I rischi di una filosofia senza donne

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Prendendo in mano un manuale qualsiasi di storia della filosofia ci si rende facilmente conto di essere di fronte a una lunghissima lista di nomi maschili.

Le pochissime donne presenti appaiono verso la fine, come se il genere femminile si fosse accorto dell’esistenza di questa disciplina solo di recente, e come se solo poche di noi si fossero prese la briga di interessarsi di questioni filosofiche in modo degno di essere ricordato e studiato. 

Ovviamente le cose non stanno così.


Per secoli le donne sono state sistematicamente escluse dalla filosofia perché si riteneva che la natura non le avesse dotate della razionalità per cimentarsi in questa disciplina, e non si contano i grandi filosofi, a partire da Aristotele, che hanno argomentato in favore di questa esclusione o hanno assunto una prospettiva filosofica apertamente misogina, determinata anche del contesto storico e culturale all’interno del quale questi autori si muovevano (1). 

Negli ultimi decenni, soprattutto grazie alle lotte e agli studi femministi, si sono verificati alcuni cambiamenti che, lungi dal riportare definitivamente l’equilibrio, hanno almeno cominciato a denunciare e intaccare questo sistema di potere. 

Tuttavia forse ancora non è chiaro a moltə perché questa cancellazione delle filosofe sia così dannosa, non solo per le donne stesse ma per la filosofia a tutto tondo. 

Quali sono, dunque, i rischi che corriamo continuando a portare avanti una filosofia declinata soltanto al maschile? 

1 – Il falso mito del soggetto neutro


In filosofia si parla quasi sempre del soggetto in modo neutro e astratto.

Interrogandosi, ad esempio, su questioni che riguardano la teoria della conoscenza, l’etica e la politica, si traccia solitamente il profilo di un soggetto che dovrebbe rappresentare le caratteristiche di ogni essere umano, e in quanto tale non è caratterizzato come maschile né come femminile.

Eppure, come è evidente, se ad occuparsi di queste tematiche è un realtà un gruppo di esseri umani piuttosto ristretto (tipicamente maschi bianchi eterosessuali cisgender che godono di un certo benessere economico) (2) il punto di vista che queste teorie filosofiche esprimono è relativo all’esperienza del mondo che questo gruppo di persone ha.

Ciò ovviamente non significa che la loro esperienza sia meno valida di quella di altri individui, ma che il loro è solo uno dei moltissimi punti di vista possibili sul mondo.

Questo problema è molto presente anche nell’ambito del linguaggio: basti pensare al fatto che, nella nostra lingua, “uomini” può riferirsi invariabilmente agli esseri umani di sesso maschile o all’umanità tutta.

2 – Filosofia di serie A e di serie B


Il fatto che per migliaia di anni si sia impedito a chi non appartenesse a una ristrettissima categoria di persone di poter portare il proprio vissuto e la propria soggettività al centro della riflessione filosofica ha determinato non solo le soluzioni alle grandi questioni che caratterizzano questa disciplina, ma ha anche definito quali sono le domande rilevanti e quelle indegne di nota.

I temi che meritano l’attenzione della filosofia sono soltanto quelli che chi ha accesso alla disciplina vede come tali, mentre tutto il resto viene bollato di conseguenza come frivolo, irrilevante o, in ogni caso, secondario. Non è casuale che, anche al giorno d’oggi, si continui a pensare che occuparsi di soggettività diverse da quella storicamente dominante (3) sia meno interessante e meno teoreticamente raffinato che occuparsi di metafisica o altre branche classiche della filosofia da sempre dominate dalla presenza maschile. 

3 – Vite e filosofə di serie A e di serie B


Questo doppio standard teorico ha almeno due conseguenze pratiche molto gravi.

Da un lato il vissuto, l’esperienza e le problematiche che caratterizzano le identità divergenti da quella del maschio bianco eterosessuale cisgender sono sistematicamente delegittimate e messe in secondo piano, quando non addirittura negate o tacciate di essere inferiori, contro natura e malate.

Parallelamente, ciò costituisce un ostacolo concreto allo sviluppo degli studi di genere, che non a caso sono davvero poco presenti nell’ambito accademico italiano, proprio perché percepiti come studi poco importanti o di parte, e dunque non intellettualmente onesti.

Chi si occupa di queste tematiche viene percepitə come settoriale e le sue ricerche e teorie sono spesso accusate di presentare una prospettiva parziale, di rappresentare solo “il loro punto di vista” o “la loro opinione”, in opposizione alla presunta neutralità e oggettività del pensiero dominante che, come abbiamo visto, non è né neutrale né oggettivo (4). 

Questa situazione, oltre a costituire un’evidente ingiustizia, è dannosa anche per la filosofia in sé.

Non dobbiamo dimenticare che questa disciplina è nata per fornire all’umanità uno strumento di comprensione della realtà, ma se continuiamo a osservarla da uno solo dei molteplici punti di vista possibili la nostra comprensione sarà inevitabilmente limitata e parziale. 

Quante idee sono andate perdute perché le persone che le hanno espresse sono state considerate non degne di fare filosofia?


Quanti testi non potremo mai leggere perché qualcuno ha deciso che il loro contenuto non rispecchia il canone patriarcale?

Escludendo grandi colpi di fortuna, difficilmente potremo recuperare ciò che abbiamo perduto. Siamo ancora in tempo, tuttavia, per non commettere gli stessi errori in futuro. 

(1) Imbastire oggi un processo a questi autori non ha senso, come non ha mai senso proiettare i valori e la cultura di un’epoca sulle precedenti. È invece opportuno assumere un atteggiamento critico nei confronti di questo passato e delle sue conseguenze sul presente in modo da compiere scelte più consapevoli in futuro.

(2) Ricalcando lo slogan not all men, si potrebbe obiettare che not all philosophers rientrano in questa categoria. Questo è certamente vero, ma lo scopo di questo articolo è di parlare di quella che è una oggettiva realtà statisticamente rilevante.

(3) In queste soggettività altre sono incluse le donne, ma anche le persone appartenenti alla comunità LGBTQ+ e tutte le etnie diverse da quella caucasica, così come tutte le culture e le tradizioni religiose diverse da quelle occidentali.

(3) Questo problema è familiare a chiunque militi nell’ambito delle lotte per i propri diritti: nel momento stesso si desidera studiare e imparare qualcosa di più sul sistema che ci opprime e criticarlo, si viene accusatə di farlo solo perché si qualcosa da guadagnarci, e dunque (usando un classico argomento ad hominem che, come chi ha studiato logica sa perfettamente, è una fallacia) qualsiasi teoria o considerazione sviluppata in proposito è automaticamente squalificata come di parte, faziosa, non intellettualmente onesta. 

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