Sesso e temperamento

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Sesso e temperamento

«Servendosi di elementi di tanta universalità e semplicità, l’uomo si costruì un tessuto culturale, dentro il quale ogni vita umana acquistò dignità di forma e di significato. […] Ogni popolo si costruisce differentemente questo tessuto, scegliendo alcuni elementi e trascurandone altri, dando rilievo a un determinato settore dell’arco delle potenzialità umane.» (1)

Queste prime parole contenute nell’Introduzione del testo Sesso e temperamento racchiudono tutto il senso delle ricerche antropologiche, sociologiche e filosofiche di una delle pioniere degli studi antropologici statunitensi, nonché figura fondamentale all’interno dei femminismi: Margaret Mead.

Mead ha basato i suoi studi e le sue ricerche analizzando l’interconnessione tra fattori biologici, sociali e psicologici per formare la personalità dell’individuo e Sesso e temperamento è un chiaro ed esaustivo esempio delle sue ricerche.


Il punto di partenza del suo scritto sono i concetti di cambiamento e cultura: l’essere umano ha dovuto cambiare, sotto ogni aspetto, e dotarsi di una società con ruoli ben definiti per poter sopravvivere. 


A partire da questo, la studiosa si pone una semplice domanda: il temperamento, l’atteggiamento, l’attitudine vengono attribuiti biologicamente a maschi e femmine o sono determinati dal contesto sociale, basato su aspettative sociali che hanno l’unico scopo di mantenere viva la dicotomia del ruolo maschile e ruolo femminile nei vari contesti culturali?

Margaret Mead è una determinista culturale e pensa che la natura umana sia malleabile, quindi può essere modificata e, in questo discorso, il cambiamento assume le sembianze della libertà: si cambia per emanciparsi, autodeterminarsi e attuare una rivoluzione positiva nella società; inoltre, questo dimostra come l’essere umano possa sempre imparare: non esistono concetto e definizione assoluta che lo fissano in una determinata etichetta, ruolo o stereotipo.


In sostanza la risposta alla domanda è la seguente: biologia ed evoluzione hanno un ruolo importante nella creazione dei caratteri tipici della natura umana ma un ruolo ancora più determinante lo svolgono la cultura e il contesto sociale in cui vivono e agiscono gli individui. 


Infatti, studiando le tre società della Nuova Guinea, ovvero gli Arapesh, i Mundugumor e i Ciambuli, Mead scopre e racconta come i ruoli del maschile e femminile non siano fissi ma cambino in base al contesto socio culturale, dimostrando, inoltre, che la concezione occidentale dei suddetti ruoli non è naturale e non è innata e, anzi, ha il solo scopo di mantenere invariato un sistema patriarcale dove le donne hanno un piccolo ruolo e l’unico spazio di espressione è quello della maternità.

Già a partire dagli anni Trenta, Margaret Mead ha anticipato i contemporanei studi di genere tentando di dare una nuova dignità alle donne e di collocarle all’interno di uno spazio sociale dove non sono ai margini ma sono al centro, insieme agli uomini, a costruire la società. 


E come è possibile costruire una riflessione sui ruoli? Confrontandosi con le culture, quelle definite diverse, estranee.


Mead apprende che gli uomini Arapesh hanno quelle caratteristiche da sempre definite appannaggio delle donne: si prendono cura dei figli, con quell’atteggiamento che si usa definire materno ma è semplicemente parentale; dalle donne Mundugumor comprende che la loro femminilità non è solo cura e accoglienza: è anche forza, aggressività, incarnando ciò che si intende con l’etimo maschile “virile”. Infine, dalla comunità Ciambuli impara che donna e uomo hanno delle differenze e sono diversi, ma questo non causa disparità: ognuno ha il proprio potere.

La tesi pregnante all’interno del libro è che i caratteri che identificano e caratterizzano i sessi, soprattutto in occidente, non sono in maniera assoluta biologici bensì culturali, derivano dall’educazione e, soprattutto, sono arbitrari e modificabili. 

Per una nuova società non basta mettere in discussione il maschile e il femminile e lo schema in cui sono inseriti: quello che per la studiosa è davvero importante è il temperamento, l’attitudine, di ogni singolo individuo che, basandosi sui suoi studi, dovrebbe essere lasciato libero di autodeterminarsi seppur il suo modo di essere e di agire non coincida con il comportamento socialmente stabilito dal genere di appartenenza. 


Per una società evoluta bisogna abbracciare la moltitudine della personalità individuale e offrirgli non solo spazio di espressione ma anche una centralità nella costruzione della società stessa.


M. Mead, Sesso e temperamento, Il Saggiatore, Milano, 2020.

Grazie a Il Saggiatore!




(1) M. Mead, Sesso e temperamento, Il Saggiatore, Milano, 2020, p. 18.