Donne in viaggio

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Viaggio

Il viaggio è sempre stato un tema di grande interesse culturale, in quanto rappresenta l’incontro tra il reale e l’inconsueto, l’esotico. Molti sono i diari di viaggio in cui vengono descritte terre lontane e sconosciute: per antonomasia, l’opera che esprime pienamente il senso del viaggio è sicuramente l’Odissea di Omero. Qui quello di Odisseo viene raccontato come nostos, cioè un viaggio di ritorno dalle peripezie della guerra alla sua terra d’origine: Itaca. Allo stesso tempo, le avventure di Odisseo non finiscono con il suo rientro. A dircelo è lui stesso quando racconta la profezia di Tiresia, che prevede che egli dovrà ancora navigare sino a «genti che non conoscono il mare, non mangiano cibi conditi con il sale, non sanno le navi dalle guance di minio, né i maneggiovoli remi, che son ali alle navi» (1).


Dunque c’è una nuova “odissea” che lo attende: giungere presso quei popoli che non conoscono la navigazione. Solo allora potrà far ritorno a casa; a quel punto «morte dal mare gli verrà» (2) cogliendolo nella vecchiaia.


Nel leggere attentamente la vicenda del viaggiatore per eccellenza, si nota che il viaggio non è inteso solo come una meta da raggiungere, con difficoltà da superare, ma è una costante ricerca del nuovo, una sfida al confronto con realtà diverse e sconosciute che non si arresta mai. Nel viaggio dell’eroe greco è evidente il desiderio di appagare la sete di conoscenza, la voglia di vivere in nome della verità e del sapere.

Il viaggio è anche un importante momento di cambiamento e di trasformazione: viaggiare non vuol dire solo valicare i confini geografici di un luogo, ma cercare di superare antiche paure per aprirsi all’incertezza di ciò che è sconosciuto con la voglia di arricchirsi di altre esperienze.


Bisogna però sottolineare come la possibilità di viaggiare, quale dimensione di libertà e intraprendenza, è stata per secoli una prerogativa esclusivamente maschile. La donna era costretta a casa, dedicandosi alle sole faccende domestiche e familiari. 


Nell’Alto Medioevo, secondo quanto scrive Dinora Corsi nel suo saggio Donne e viaggi nel Medioevo, in cui descrive la mobilità femminile di quel periodo, l’unico movimento possibile per le donne era il viaggio di nozze, tipicamente uno spostamento di sola andata, dalla casa del padre a quella del marito, un cambio di residenza comune a tutte le classi sociali. 

Un altro viaggio tutto femminile era il pellegrinaggio, la cui meta si configura nei luoghi sacri del culto cristiano. Le donne che partivano erano le religiose e le vedove; queste ultime, non avendo vincoli familiari, potevano muoversi più liberamente. In ogni caso non potevano viaggiare da sole perché ritenuto troppo pericoloso, per cui si univano ad altri gruppi di pellegrini. 

In età moderna, invece, le donne partivano per seguire il marito nei suoi impegni lavorativi: si tratta perlopiù di mercanti che le costringevano a recarsi, con la servitù femminile al seguito, in località molto lontane dalla loro famiglia di appartenenza. 

«Donne che si abituano così ad ambienti diversi da quelli in cui erano cresciute e si erano formate, che si confrontano con una lingua diversa dalla loro, che subivano il fascino e l’attrazione degli ambienti di corte intorno ai quali i loro sposi gravitavano come commercianti d’élite […] ma anche donne che dovevano rinunciare a quanto in patria era loro caro e consueto» (3).


Solo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si assiste alle prime figure di donne viaggiatrici, vere esploratrici alla ricerca di nuovi mondi e nuove esperienze. Un modello fu offerto dalle viaggiatrici dell’età vittoriana.

«Per il mondo femminile qualcosa iniziava a cambiare, cominciava a farsi strada il viaggio per diletto o come strumento di crescita personale e intellettuale in contrapposizione ai secoli precedenti in cui lo spostamento era più che altro dettato dalle necessità, per motivi di salute o per seguire il proprio padre o marito in viaggi di lavoro o, ancora, per devozione» (4).

Dunque le motivazioni che spingevano le donne al viaggio, da quel momento in poi nella storia, derivavano da una maggiore sensibilità verso l’ignoto e da una più marcata apertura verso il diverso, rispetto all’esperienza di viaggio maschile. Ma soprattutto, per le donne viaggiare rappresentava un processo di riscatto, una forma di integrazione nella società, una sorta di fuga dalle consuetudini e dallo spazio domestico per trovare posto nello spazio pubblico.


Le viaggiatrici sono ancora oggi una “categoria” esistente, infatti sono sempre più numerose le donne che desiderano partire da sole.


Non sono certo le esploratrici dell’Ottocento volte alla scoperta di territori inesplorati, ma donne desiderose di ritrovare se stesse, i propri spazi e nutrire un personale bagaglio di conoscenze ed esperienze. Fortunatamente, oggi, sono libere di poterlo fare. La libertà è tuttavia soggetta alle restrizioni del luogo di provenienza, di imposizioni patriarcali ancora esistenti, nonché delle possibilità economiche che sì, riguardano le persone tutte, ma sappiamo essere squilibrate a svantaggio della sfera femminile.

Abbiamo bisogno di viaggiare, perché vive nell’essere umano un desiderio innato di esplorare e di conoscere. Come scriveva Virginia Woolf nel suo diario di viaggio dedicato all’Italia: «mi piacerebbe scrivere non soltanto con l’occhio, ma con la mente; e scoprire la realtà delle cose al di là delle apparenze» (5).


Questa affermazione racchiude tutta la sua idea del viaggio inteso come esplorazione di caratteri e di interiorità e non solo di luoghi fisici, il viaggio come un librarsi e un liberarsi della mente.


Consapevoli, infine, che viaggiare è anche rinascere, come ci ricorda Paulo Coelho: «Quando si viaggia si sperimenta in maniera molto più concreta l’atto della Rinascita. Ci si trova dinanzi a situazioni del tutto nuove, il giorno trascorre più lentamente e, nella maggior parte dei casi, non si comprende la lingua che parlano gli altri. È proprio quello che accade a un bambino appena nato dal ventre materno» (6).






(1) Odissea, 23, 269-272.

(2) Ibidem. 

(3) G. Sedita, La spia degli storici. Aldo Romano e «Nuova rivista storica», Società Editrice Dante Alighieri, Roma, 2009, p.1045.

(4) E. Dell’Agnese, E.Ruspini, “Introduzione”, in Dell’Agnese E., Ruspini E. (a cura di), Turismo al maschile turismo al femminile – L’esperienza del viaggio, il mercato del lavoro, il turismo sessuale, CEDAM, 2005, pp. 19-26.

(5) V.Woolf, Diari di viaggio in Italia, Grecia e Turchia, Mattioli 1885, Fidenza,2011, p. 50.

(6) P. Coelho, Il Cammino di Santiago, La Nave di Teseo, Milano, 2001, p.60.