Mondanità dell’uomo e umanità del mondo

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Mondanità dell'uomo e umanità del mondo

Vi sono molti fili tracciabili nella filosofia di Hannah Arendt: la critica ai totalitarismi, il concetto di natalità, la politica; ma una prospettiva privilegiata sul pensiero della filosofa del Novecento è data certamente dall’interesse arendtiano per il mondo.

Amore per il mondo, infatti, è sia la concezione interpretativa sotto la quale va letta tutta la riflessione arendtiana, ma anche e soprattutto la formula che meglio traduce la biografia della pensatrice, dal momento che, come scrive Young-Bruehl, l’amor mundi esprime il “chi” Arendt sia veramente stata (1).


Evidenziare la rilevanza del mondo nel pensiero arendtiano è l’intento di Mondanità dell’uomo e umanità del mondo. Il superamento dell’acosmismo in Hannah Arendt di Letizia Konderak, un testo che intende cartografare, rileggendo tutta la produzione della filosofa tedesca, l’emergere della mondità come perno del filosofare arendtiano.


Se l’interesse per il mondo emerge già dalla prima dissertazione del 1929 su Il concetto di amore in Agostino, lungo tutta la sua riflessione il termine acquista significati sempre più stratificati, arricchendosi di volta in volta con nuove considerazioni e sfumature di senso. 

Come evidenzia infatti Konderak, Arendt attua una continua risignificazione del termine “mondo”, assegnando, a seconda del contesto e della riflessione, contenuti e determinazioni sempre diverse, che la portano talvolta a smussarne il significato o a fluidificarne i confini (2).

Attingendo dal lessico heideggeriano, che già restituisce una plurale convivenza di significati, il mondo è per Arendt sia ciò che perdura, come prodotto dell’agire umano, sia la condizione di possibilità del perdurare

«Tale architettonica è quanto Arendt ha in mente quando definisce il mondo, nell’accezione proposta a partire da Vita activa: il mondo è il prodotto stabile del produrre, che crea oggetti destinati a durare e non a essere consumati, organizzati secondo una struttura significativa di mezzi e fini e capace di ospitare, come teatro pubblico e relativamente permanente, le attività umane» (3).

Sullo sfondo delle varie attività umane, e in relazione alla temporalità, il mondo si articola per Arendt sotto il duplice significato di natura e di cultura, un eterno perdurare del creato (dato naturale) nel quale si affacciano le vite mortali degli esseri umani, creature finite destinate a scomparire insieme con la loro unicità.


Proprio in relazione alla comparsa e alla precaria durata dell’attività umana, il termine “mondo” si presta a un’ulteriore lettura, con una stratificazione di significato in chiave politica.


Mondo è sia lo spazio delle opere create dall’uomo, oggetti costruiti e perciò materiale che si differenzia dal dato naturale, sia il tessuto di discorsi, parole e azioni che tessono la scena pubblica e danno forma ad una serie di prospettive che abitano e sorreggono il reale. Se il mondo come cultura è l’insieme delle produzioni umane, il mondo come natura assume una nuova nota di senso quando Arendt relaziona il dato naturale dell’esserci (e cioè dell’esistenza dell’individuo come essere umano), alla legge, cioè al diritto di avere diritti.

In questa ottica si pone una certa lettura esistenziale del termine “mondo”, proprio quando Arendt parla dell’avere un posto nel mondo (5), uno spazio cioè dove poter emergere come singoli dotati di una specifica unicità. 


È in questa stratificazione di senso, in questa armoniosa polisemia di significati, che Arendt pone in un doppio legame il compito e il destino dell’umano nei confronti del mondo.


Dal momento che l’azione politica fonda il “mondo”, nel senso che attraverso le relazioni che i singoli mettono in scena prende forma lo spazio esistenziale umano, e che senza una mondanità non sarebbe possibile alcuna umanità, la relazione uomo-mondo si poggia su un vincolo inscindibile. Dall’agire umano, cioè, non dipende solo la sopravvivenza del singolo o della collettività, ma quella dell’intero mondo.

Ed è proprio qui che viene a delinearsi il compito umano: l’amor mundi, sorreggere il mondo, rendendolo la propria casa e preservandolo attraverso l’amore.


L. Konderak, Mondanità dell’uomo e umanità del mondo. Il superamento dell’acosmismo in Hannah Arendt, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno, 2022.

Grazie a Orthotes Editrice!




(1) L. Konderak, Mondanità dell’uomo e umanità del mondo. Il superamento dell’acosmismo in Hannah Arendt, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno, 2022, pag. 7.

(2) Ibidem, p. 114.

(3) Ibidem, p. 117.

(4) Ibidem, p.148.

(5) Ivi.

(6) Ibidem, pag. 216.