Mens sana in corpore sano

Se dovessi pensare a proposito della salute mentale e del ricovero a causa di essa, mi torna subito in mente il video di un uomo affetto da disturbo ossessivo compulsivo il quale racconta cosa significasse per lui l’amore se si è affetti dal Doc. (1)


Quella sigla: dov’è che l’avevo letta prima? Ora mi ricordo, nella scatola delle mie pillole contro la depressione.


Riflettendoci, io non sono mai stata depressa eppure se si soffre di attacchi di panico spesso l’ansiolitico non è sufficiente e ti viene prescritto un farmaco di altro genere. Cos’ha a che fare però l’attacco di panico con il disturbo ossessivo compulsivo e la depressione? Semplice, così semplice da passarti di mente, già, mente: si sta trattando proprio di lei!

Il medicinale in questione, e che assumo regolarmente, si chiama Paroxetina (chi ascolta i Baustelle lo avrà certamente sentito nominare nella nota canzone Charlie fa surf) e nello specifico evita la degradazione di serotonina nel cervello. Qui si arriva al tema della depressione: la serotonina è, difatti, la proteina della felicità e spesso i disturbi mentali sono dettati dalla mancanza di quest’ultima.

Non avrei mai creduto che nel mio cervello mancasse la gioia, specie quando ho iniziato a soffrire di questo disturbo all’età di 14 anni e per giunta a qualche mese dai primi giorni al liceo che tanto desideravo, l’inizio della costruzione del mio futuro. Non avrei mai creduto che quella che tutti sentono come una normalissima ansia per me potesse diventare uno stigma debilitante, da omettere addirittura nei colloqui talvolta, e soprattutto da annoverare nella lista di disturbi mentali, due parole che sembrano pesare così tanto nella mia testa.


Chi si può definire del tutto sano e stabile? Quando un disagio viene definito disturbo?


La linea tra questi due termini è di sicuro labile, ma equivocabile.

Per quanto riguarda l’attacco di panico, ad esempio: è normalissimo provare ansia o agitazione dinanzi a qualcosa che ci spaventa, a una situazione nuova, eccetera. Diventa invece patologia quando questo ti impedisce di portare a termine quel qualcosa, quando il tuo stesso corpo rigetta il cambiamento e ti manda segnali quali tremore, nausea, formicolio e il sentore di un repentino infarto. Mens sana in corpore sano dicevano i latini, ma quando il tuo cervello è ammalato (come qualsiasi organo di cui siamo composti) allora bisogna agire e curarlo.

Il 10 ottobre si celebra a livello internazionale la Giornata mondiale della salute mentale, un monito affinché problematiche quali l’ansia, la paranoia, le fobie, la schizofrenia, ma anche i disturbi alimentari e il bipolarismo non vengano negati, né tantomeno nascosti per timore del giudizio altrui. Tutti, dopotutto, stanno affrontando i propri demoni interiori e non bisogna assolutamente pensare di avere un cartello scritto in fronte con inciso quello che proviamo o sentiamo. Ogni disturbo va appunto preso per com’è e affrontato con il dovuto tempo e aiuto, che questo comporti uno specialista o meno, purché se ne parli e non lo si combatta da soli: un secondo parere ci consente di minimizzare e vedere per quel che è un problema altresì insormontabile.

Secondo l’ultimo rapporto sulla salute mentale (2) è riscontrabile una forte differenza di genere sulle malattie: agli uomini è stato riscontrato una maggiore propensione all’abuso di sostanze e a disturbi quali schizofrenia, della personalità e al ritardo mentale; le donne invece sono più soggette a depressione, nevrosi e a problematiche affettive. I siti di utenza specialistica ammontano a più di 800mila, permettendo così di coprire l’intera penisola italica e insule.


I dati Istat segnalano la depressione come il disturbo più diffuso (3), specie con l’avanzare dell’età, colpendo come già preannunciato più le donne che gli uomini.


La lunga storia della filosofia non è esente da casi di disturbi mentali, con ogni probabilità le stesse passeggiate di Kant al solito orario possono essere un esempio di compulsione, ma il più significativo è senza dubbio l’episodio di Nietzsche che abbraccia e bacia un cavallo, dopo che l’equino venne frustato e calciato dal cocchiere. Da quel fatidico giorno il filosofo iniziò a lavorare ai Biglietti sulla follia, lettere indirizzate a vari amici e non illustri e dal confuso contenuto. Nietzsche finì per essere internato, ma il suo contributo al mondo letterario e il suo genio rimangono indiscutibili.

Nella società odierna, sempre più frenetica e isolante, l’individuo non dovrebbe curarsi solo ed esclusivamente dell’anima o delle imperfezioni fisiche attraverso lo svago e l’esercizio, ma dovrebbe invece unirsi in un’unica palestra che si occupi della mente e del corpo.




(1) Allego il link di suddetto video: https://www.youtube.com/watch?v=vnKZ4pdSU-s
(2) Cfr. http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2841_ulterioriallegati_ulterioreallegato_3_alleg.pdf
(3) Cfr. https://www.istat.it/it/files/2018/07/Report_Salute_mentale.pdf

Ilaria Luciano

Author: Ilaria Luciano

Si laurea in Filosofia con una tesi in Storia della Scienza e della Tecnica e poi in Filosofia del Diritto. Scrive di filosofia del linguaggio, diritto dell’individuo e delle donne.