Ci scalderemo al fuoco delle vostre code di paglia.

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Se siete stancə di subire il solito tone policing (1) da gente che se ne va in giro per il mondo sostenendo idee intransigenti, sessiste, violente e discriminatore e nascondendosi dietro alla “libertà di espressione”, questo è il posto giusto.

Si tratta di Ci scalderemo al fuoco delle vostre code di paglia di Lorenzo Gasparrini, filosofo femminista di cui abbiamo già parlato in passato, e di cui siamo contente di poter parlare di nuovo.

In questo testo edito da D Editore per la collana NEXTOPIE, troverai il rigore argomentativo a cui Gasparrini ci ha già abituatə mescolato con un’esplosiva onestà. 

Come evidenziato già dal titolo incendiario (la battuta, in questo caso, è voluta), questo è un libro militante, che ha il pregio di essere scritto senza ipocrisia e senza ambiguità lessicali.

Leggendolo si ha l’impressione di parlare un amicə fidatə, una di quelle persone che ti conoscono davvero e proprio per questo non si fanno remore a scopre i tuoi bluff e dirti chiaro e tondo quando stai facendo una cazzata.

Ecco, in questo caso la persona che non si tira indietro è proprio l’autore, Lorenzo Gasparrini, che fin dall’introduzione non nasconde la spinta emotiva e passionale dietro alle sue parole:

«con questo libretto voglio dire esplicitamente che non ne posso più delle persone, soprattutto uomini ma anche diverse donne, che inventano scuse secondo loro addirittura plausibili per non occuparsi e assumersi responsabilità riguardo questioni sociali sollevate dei femminismi e dagli studi di genere.» (2) 

Il tono di tutto il libro è questo: schietto, diretto e senza ipocrisia.

Un modo di esprimersi chiaro e essenziale che, lontano anni luce dal sospetto di voler polemizzare per il gusto di farlo, ci invita a smettere di fare buon viso a cattivo gioco e guardarci in faccia per quellə che siamo. 

Ogni capitolo prende in esame una figura umana e sociale (dal filosofo al comico, dal giornalista al “bro” arrabbiato, da chi si dice antisessista ma non femminista al poliziotto) analizzando come mai questi personaggi sentono continuamente il bisogno di prendere le distanze dai femminismi e dalle tematiche da essi analizzate, nascondendosi dietro argomenti vuoti o atteggiamenti di superiorità e scherno.

E chi sono queste persone se non i nostri colleghi, vicini di casa, zii, cugini, e forse anche noi stessə? 

Come evocato dal titolo, l’autore mette al centro dell’attenzione la proverbiale coda di paglia di tutte queste categorie umane, non certo per nutrire un senso di superiorità di chi legge e non si riconosce nei ritratti proposti, ma per scoprire finalmente le carte e gettare le basi per un discorso serio sul patriarcato e su come ci danneggia tuttə, nessunə esclusə.

Un’analisi che, fatta in questi termini, è come una boccata d’aria fresca rispetto a una certa tendenza, molto presente negli ultimi anni, a stare sempre troppo attentə a non risultare in nessun modo offensivə o provocatorə nei confronti degli interlocutori, che spesso sono i primi ad arrogarsi il diritto di dispensare giudizi, negare diritti o delegittimare le battaglie altrui perché non sarebbero la priorità del momento (spoiler: non lo saranno mai, a meno che non le facciamo diventare tale). 

Si tratta, inoltre, di un’operazione autenticamente filosofica, perché ha a che fare in modo profondo e molto evidente con il disvelamento della verità e con il conoscere se stessə, affrontando quelle parti di noi che non ci piacciono e che non vorremmo mai mostrare in pubblico.

Un approccio che riporta la filosofia alla sua dimensione originaria, quella di una ricerca intellettuale che non è solo esercizio accademico ma strumento per vivere una buona vita, per stare meglio nel mondo e nella società. 

Sfogliando le pagine del pamphlet di Gasparrini emerge dunque un tema comune a ogni strategia di mascheramento e difesa: quello della paura di mettere in discussione il proprio ruolo e la propria complicità nei confronti di un sistema fondato sull’ingiustizia e la discriminazione (il patriarcato).

La paura di accettare la propria fallibilità e di riconoscere il proprio privilegio, e soprattutto il timore della inevitabile responsabilità che segue dal prenderne coscienza. 

Attraverso questa panoramica a tratti quasi tragicomica sui molti archetipi dell’uomo-che-non-ha-bisogno-del-femminismo, il testo ci riporta proprio alle radici della pratica femminista stessa: analizzare il patriarcato significa anche e soprattutto svelare il modo in cui esso ci ha condizionatə e continua a farlo.

Significa mettere in discussione il valore che viene attribuito alle persone e i criteri in base ai quali ciò avviene.

Nelle parole di Gasparrini stesso:

«Capire di essere stato condizionato da un sistema culturale, anche nella costruzione della tua identità di genere, vuol dire soprattutto avere l’umiltà di ammettere che sei stato condizionato e che non sai riconoscerlo finché altrə non te ne fanno accorgere, perché riuscirci da soli è estremamente difficile.» (3) 

Scendere dal piedistallo, dunque, e (saltando da una metafora all’altra) avere il coraggio di guardare la propria coda di paglia e mostrarla in pubblico. Un’operazione che, come scoprirà chi avrà il coraggio di seguire le orme di Gasparrini, per quanto ardua risulta profondamente liberatoria. 

Grazie D. Editore!

L. Gasparrini, Ci scalderemo al fuoco delle vostre code di paglia, D Editore, 2023, Roma

  1. Il tone policing (o argomento sul tono) è una forma particolarmente diffusa della fallacia ad hominem, ovvero un argomento logicamente scorretto in cui si attacca la persona anziché dimostrare la falsità dei suoi argomenti. Il tone policing, in particolare, consiste nel portare l’attenzione sul tono con cui si affermano certe cose, sostenendo che sia il tono ad essere sbagliato, e che questo di per sé renda non valide le posizioni espresse.
  2. L. Gasparrini, Ci scalderemo al fuoco delle vostre code di paglia, D Editore, 2023, Roma, p.11.
  3. Ivi, p. 200.