Waking life: sognando la filosofia

Waking life

Waking Life di Richard Linklater è tutto quello che non ci si aspetterebbe da un film. È un’antologia di pensieri, riflessioni, teorie, un elogio alla filosofia, un sogno lucido. Non uso casualmente quest’ultimo termine: una delle prime frasi che sentiamo pronunciare nella pellicola è «Il sogno è il destino». E infatti, da quel momento in poi accompagnamo il protagonista in un viaggio compiuto nel sonno, dove vede e sente di tutto, dove è testimone di un’ampissima collezione di vite e menti, assurdamente compendiata in un’unica mente, la sua.


Riflettendoci, quanti sono i pensieri e le informazioni che riceviamo ed elaboriamo di continuo? Waking Life è quanto di più si avvicina al fare esperienza di tutti questi in un unico momento. 


Questa situazione, però, non è così facile da affrontare. Di pari passo con noi spettatori, il protagonista incontra nel suo sogno “reale” una moltitudine di personaggi diversi, ognuno dei quali ha tanto da dire e da trasmettere. Il ragazzo deve allora ambientarsi, capire come muoversi ed essere attivo in un tale stato. E anche se è vero, come gli dice uno dei suoi incontri, che una comunicazione non verbale non è necessariamente passiva, il film subisce una svolta quando il giovane comincia a parlare e a porsi le giuste domande a proposito dell’esperienza che sta vivendo. Com’è possibile che in un suo sogno gli si presentino così tanti discorsi differenti, che certo gli sono familiari, ma che egli non hai mai effettivamente elaborato? 

Ogni persona gli parla di qualcosa di diverso; tra gli incontri troviamo, ad esempio, il professore universitario che elogia l’esistenzialismo, l’autolesionista che critica la società, due amanti che discutono della memoria collettiva. Però, tutti non sono altro che prodotti della mente del ragazzo, che sembra avere un soliloquio sotto forma di dialogo. E mentre il suo percorso va avanti, anche noi iniziamo a interrogarci sul valore di quello che sogniamo, sulla sua natura e su quello che ci fa capire di noi stessi. Waking Life ci trasporta efficacemente nella dimensione onirica, facendoci domandare se non stiamo forse sognando anche noi, se non siamo forse anche noi gli inconsapevoli protagonisti di un enorme sogno lucido.


Ma come ho già detto il film è anche – forse soprattutto –un elogio alla filosofia.


Laddove ci fosse bisogno di far capire a qualcuno lontano da questo mondo cosa questa sia e quanto sia pervasiva nella nostra quotidianità, si dovrebbe consigliare la visione di questa pellicola. Waking Life riesce infatti a riunire così tanti spunti di riflessione che rende impossibile non soffermarsi neanche su uno di essi. Chiunque si potrà sentire coinvolto quando si parlerà, ad esempio, dell’assurdità del linguaggio, che riesce a convogliare realtà inesprimibili, come i concetti astratti. Ma allo stesso tempo, chi è già abituato ad ascoltare discorsi del genere ne rimarrà ancora una volta affascinato ed estasiato, grazie ai magistrali dialoghi che quasi invogliano a prenderne nota.

Waking Life riesce laddove molti libri, articoli o film hanno fallito. Ci dimostra che non è affatto detto che i concetti più profondi debbano essere inaccessibili ai più, ma che anzi forse ognuno di noi li interiorizza senza neanche accorgersene. Ci fornisce degli input, su cui saremo noi a dover poi riflettere, arrivando ad essere più consapevoli delle idee che quotidianamente elaboriamo.

Per me, questo è un film essenziale, in cui davvero chiunque può ritrovarsi. Infatti tutti gli spettatori, come il protagonista, ascoltano attentamente i personaggi, finché non ne incontrano uno che li mette davanti a loro stessi.


Ed è proprio lì che scatta la difficoltà, ma soprattutto il fascino, di conoscerci.

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