Il diritto all’infelicità: il caso dell’escissione

La riflessione sul significato di felicità, inerente all’interazione del singolo con il mondo sociale e politico, rappresenta un’importante tematica all’interno del dibattito filosofico-politico contemporaneo. Esso verte principalmente sul confronto/scontro tra le tesi comunitariste e quelle liberali: le prime si fanno portavoce di una concezione oggettiva di felicità attraverso il recupero di alcune nozioni aristoteliche, come quelle di bene e di comunità, che istituiscono una stretta correlazione tra individuo e politica, tra realizzazione personale e perseguimento del benessere collettivo; le seconde, al contrario, assumono il concetto di felicità nella sua valenza soggettiva, ereditando dall’impostazione kantiana l’idea che l’ambito pubblico debba costituire uno spazio d’azione “neutro”, potenzialmente conciliabile con qualsiasi rappresentazione individualistica del bene. Le implicazioni teoriche e concettuali che derivano da questa discussione sono molte e complesse: basti pensare alla sfida che le nozioni di comunità o di individuo rappresentano all’interno del contesto multiculturale odierno


Paradigmatico è il caso dell’escissione femminile, pratica di origine africana riguardante l’intervento di ablazione degli organi genitali esterni femminili.


Essa viene legittimata su basi consuetudinarie a tal punto influenti da generare un sentimento di obbligazione sociale vincolante e profondamente radicato: tramite questa pratica, la donna si rende degna di essere sposa e madre e ciò determina la sua felice appartenenza alla comunità d’origine. Al contrario, la donna non escissa incontra gravi ostacoli, come l’emarginazione e l’isolamento sociale (1). 

L’esempio dell’escissione si presta molto bene a rilevare i limiti e i punti di forza sia dell’orientamento liberale che di quello comunitarista. Ai principi liberali, fondati sull’autonomia individuale, fanno da contraltare i valori delle comunità, che rivendicano le loro tradizioni come manifestazioni di un’identità culturale da proteggere; analogamente, all’argomento volto a tutelare la salute e l’integrità psichica della minore si oppone la prospettiva della donna africana, secondo la quale è la non-escissione ad arrecare danno alla bambina, emarginandola dal gruppo al quale appartiene.


Di fronte a una simile situazione d’impasse, quale criterio risulta più inclusivo, ovvero maggiormente capace di prendere atto del pluralismo normativo, da un lato, e dei diritti individuali, dall’altro?


Una possibile risposta potrebbe consistere nell’assumere il valore della libertà come principio necessario per la tutela giuridica di stili di vita fra loro alternativi. Ciò è possibile «solo quando i rapporti di forza fra gruppi rendano efficace l’ordinamento normativo che si fonda sull’autonomia dell’individuo, concepito come prius rispetto al tutto politico del quale fa parte e come indifferenziato rispetto agli altri individui» (2). In altri termini, un’impostazione che tuteli il diritto del singolo di poter scegliere di essere infelice, quindi di non partecipare ai valori dominanti della cultura d’origine, risulta compatibile soltanto se si concepisce il rapporto fra la parte e l’intero politico e sociale in modo non esclusivo, tale cioè da non considerare la perfetta integrazione dell’individuo nel tutto come un valore, ma piuttosto come una libera scelta.

D’altro canto, l’assunto liberale della neutralità necessita di una revisione profonda. Poiché il bene da tutelare è innanzitutto garantire agli individui un ventaglio di opzioni possibili, un atteggiamento di totale disinteresse, o di mera tolleranza, da parte dello Stato, in nome dell’autonomia culturale, non è giustificabile: l’intervento pubblico si rende necessario al fine di salvaguardare la libertà e l’autodeterminazione del soggetto, in particolar modo laddove questi valori si scontrano con le istruzioni eudemonologiche imposte dalla rete familiare o dalla comunità (3).





(1) Alessandra Facchi, L’argomento dell’“infelicità” e l’escissione, in Elementi di etica pratica. Argomenti normativi e spazi del diritto, Roma: Carrocci editore, 2003, p. 19.

(2) Gianfrancesco Zanetti, Amicizia, felicità, diritto. Due argomenti sul perfezionismo giuridico, Roma: Carrocci Editore, 1998, p. 65.(3) Su questo tema, vedi anche Martha Craven Nussbaum, Capacità personale e democrazia sociale, a cura di Gianfrancesco Zanetti, Parma: Diabasis, 2003.

Foto copertina: https://www.pexels.com/it-it/foto/vista-aerea-persona-camminando-modello-3490253/