Cosa possiamo imparare da Borat?

Borat – Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan ritorna dopo 14 anni con un altro film: Borat – Seguito di film cinema. Consegna di portentosa bustarella a regime americano per beneficio di fu gloriosa nazione di Kazakistan.

La trama in breve:

Dopo il primo film il nostro giornalista preferito si ritrova ai lavori forzati in un gulag fino a quando il governo kazako non decide di affidargli un nuovo compito: consegnare in dono Johnny La Scimmia ai vertici del governo americano in modo da diventare loro amici.

Borat parte quindi per questo viaggio, inconsapevole di non essere solo. Una volta raggiunta l’America, infatti, si troverà in mille peripezie insieme a sua figlia, Tutar.


Ma di cosa parla, in sostanza, il nuovo film di Borat?


Paradossalmente di femminismo, di pessima amministrazione trumpiana, di negazionismo, antisemitismo, diritti umani, molestie sessuali, suprematismo bianco e tutto ciò che purtroppo contraddistingue questi giorni.

Girato nei mesi di lockdown, la differenza tra il primo film di Borat e il secondo è che in questa nuova pellicola i razzisti non sono più un’eccezione ma sono persone come il vicino di casa con la faccia da bonaccione che in realtà fa uscire, di fronte a un personaggio estremo, ciò che pensa realmente.

Incredibili sono infatti i dialoghi (per citarne solo un paio) in cui Borat chiede a due signori con cui ha passato qualche giorno di quarantena se sia peggio il virus o i democratici. «I democratici», rispondono loro in coro e senza esitazione. Ancora: il nostro chiede a un negoziante quanti zingari potrebbe uccidere con il gas che intende acquistare e quest’ultimo prontamente risponde al quesito senza battere ciglio, come se gli fosse stato chiesto il prezzo di un innaffiatoio.

Ma è sorprendente anche la risposta delle donne, in particolare quella della ragazza di un centro estetico che prontamente consiglia una gamma di tonalità di abbronzatura dopo la domanda di Borat «qual è il colore migliore per una famiglia razzista?».


Ciò che spiazza e che è giusto che continui a sorprenderci è la naturalezza con cui non si nascondano più le proprie idee di esclusività e discriminazione dietro un timido strato di vergogna, ma si sia prontissimi e prontissime a rivelare al mondo i pregiudizi più estremi.


Sacha Baron Cohen, che interpreta Borat, ha infatti dichiarato che queste in realtà sono «brave persone che hanno adottato teorie cospirazioniste diffuse dai media e dal presidente Trump». (1)

Il fatto che l’intera amministrazione Trump e l’ex presidente stesso abbiano alzato gli scudi contro il film è un segnale molto forte, che ha toccato evidentemente un nervo già scoperto

Alla luce di quanto successo in america, possiamo raccogliere da Borat un’eredità molto forte, quella di saper raccontare la realtà con un senso comico molto forte, di quelli che però non smettono di costruire e indagare su ciò che ci circonda, anche se dobbiamo farlo tramite Borat Margaret Sagdiyev, il giornalista kazako che ancora una volta ha messo su pellicola ciò che siamo.


Se siamo continuamente bombardati da notizie false, diffuse anche e soprattutto dai nostri politici, possiamo realmente contrastare il mondo come lo vede Borat?


Hans Jonas intendeva il principio responsabilità come l’azione di considerare e riflettere con responsabilità sulle nostre scelte e azioni per le conseguenze sul futuro e sulle generazioni prossime.

In un’epoca dove anche i politici hanno perso il senso di questo principio e sicuramente della memoria storica, abbiamo un dovere morale: quello di uscire dalla nostra bolla, smettendo di compatire chi crede a teorie divisive e iniziando invece a domandarci il perché queste idee abbiano così tanta presa su di noi e sulle nostre certezze (o debolezze).

 



(1) https://www.youtube.com/watch?v=05HNhZRMO00

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Lisa Pareschi

Author: Lisa Pareschi

Fondatrice di Filosofemme, si laurea all’Università di Bologna in Filosofia con una tesi in Bioetica e poi in Scienze Filosofiche con una tesi in Filosofia del Diritto. Scrive di diritto animale e di medicina; collabora con Luciana Tufani Editrice e scrive per Leggere Donna.