Dove nasce la filosofia?

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Dove si possono individuare le origini della filosofia? Trae le sue radici dal sapere orientale o è una disciplina di prerogativa prettamente occidentale? Sin dai tempi di Platone e Aristotele si è cercato di dare risposta a queste domande, dibattute anche tra gli studiosi moderni. 

L’elaborazione di forme del sapere durante il periodo storico del V-VI secolo a.C. non è una caratteristica esclusiva della realtà occidentale (greca), poiché anche le culture del Vicino Oriente e dell’Egitto elaborarono conoscenze relativi agli astri, al rapporto fra uomo e divinità, alla previsione del futuro così come iniziarono a sviluppare calcoli, terapie per i malati. Queste civiltà orientali furono inoltre tra le prime a conservare le conoscenze acquisite attraverso la scrittura (1).


È quindi possibile ricercare la genesi della filosofia presso la cultura orientale?


Alcuni filosofi antichi affermarono nei loro scritti che la filosofia non fosse nata in Grecia ma che avesse origine più remota presso altre civiltà come ad esempio in Egitto, in Persia, in India o presso antiche popolazioni nordiche.

Gli studiosi moderni però confutano queste teorie, sostenendo che la filosofia è una disciplina esclusiva della civiltà greca e che i filosofi antichi che attribuirono a essa una diversa provenienza avessero come unico obiettivo il  «conferire veneranda antichità a proprie dottrine: il passato era visto come garanzia della verità delle proprie tesi e delle proprie credenze» (2). 

Gli esperti individuano quindi la nascita della filosofia nel VI secolo presso le colonie ioniche dell’Asia Minore, in particolare nelle prospere e fiorenti città di Mileto, Efeso, Colofone, Clazomene, Samo e Chio. Geograficamente esse erano collocate in posizioni favorevoli agli scambi commerciali tra Occidente e Oriente, e diventarono così anche luoghi di fervidi confronti culturali in un contesto di libertà intellettuale, sociale e politica sconosciuto in qualsiasi altro luogo del mondo.


Qui il sapere orientale ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione del pensiero filosofico occidentale, perché ha contribuito alla nascita di una riflessione razionale.


Nelle colonie ioniche, infatti, si venne a conoscenza della cultura astronomica degli antichi babilonesi, della matematica e della geometria degli egizi e delle varie forme di religione, mitologia e cosmogonia orientali. 

Però soltanto nel contesto ionico nacque quella forma di sapere che verrà successivamente chiamata filosofia, e che portò alla messa in discussione delle conoscenze provenienti dai miti: racconti che fornivano risposte a domande esistenziali sulla vita, sul rapporto fra uomini e divinità e sui fenomeni della natura. Con la nascita della filosofia si riconobbero come validi soltanto gli argomenti razionali, che reggevano alla prova del lògos, distinguendo ciò che è attendibile da ciò che non lo è. I primi filosofi avviarono un nuovo modo di riflettere sulla natura cercando di dare spiegazioni e non più racconti.


Gli esperti in particolare individuano tre motivi per i quali la filosofia è nata proprio nella Grecia del VI secolo e non nelle civiltà orientali.


Il primo riguarda la configurazione politica (3): l’oriente era caratterizzato da governi monarchici e il potere politico, economico e religioso era incentrato in un’unica figura; la Grecia era costituita da poleis, ovvero da città politicamente indipendenti e non centralizzate rette da forme di governo di tipo aristocratico-democratico. 

«Il potere non è più rappresentabile come una piramide avente al vertice il monarca; esso appartiene a un gruppo, anche se ristretto di individui. In queste nuove circostanze le decisioni richiedono di essere prese in seguito a uno scambio più articolato di pareri e discussioni. Si apre uno spazio maggiore per l’individuo» (4).

Il secondo motivo è legato alla peculiarità della lingua greca per la presenza dell’articolo determinativo, rendendo possibile la formulazione di vocaboli astratti come “l’essere”, “il non essere”, “il bello”. Grazie a questa potenzialità linguistica è stato possibile elaborare concetti filosofici indipendenti dal sapere religioso (5).

Il terzo motivo inerisce alla religione. Diversamente dalle altre culture, la religione greca non possedeva un libro sacro attraverso cui istituire una serie di credenze, pratiche e riti prestabiliti e comuni a tutti fedeli. Essa si diversificava di polis in polis, ognuna di queste valorizzava alcuni dei ed elaborava i propri miti e pratiche. Ciò fece rese possibile la costituzione di «un vasto repertorio di racconti concernenti le divinità e i loro rapporti con gli uomini» (6).


La filosofia nasce per questi motivi in Grecia, in quanto costituita da città libere, dinamiche e indipendenti, aperte agli scambi culturali. Sebbene il sapere orientale sia molto più antico di quello occidentale, esso non è indipendente da forme di pensiero religioso.


In Oriente infatti sono state trovate riflessioni precedenti al VI secolo sull’esistenza umana, sul dolore, sulla sofferenza e sulle possibili vie di liberazione attraverso una pratica di vita in armonia con l’ambiente e con la natura, ma che sono strettamente connesse alla religione induista, buddista, taoista e confuciana.

Il pensiero filosofico è quindi greco, anche se il confronto e il continuo scambio con  cultura orientale, ha avuto per la sua formazione un’importanza fondamentale





(1) Giuseppe Cambiano, Fra Oriente e Occidente: le origini della filosofia, in Id. Storia della filosofia antica, Laterza, Roma-Bari, 2004, p. 4.

(2) Ivi, p. 5.

(3) Cfr. ibidem.

(4) Ibidem.

(5) Cfr. ibidem.

(6) Ivi, p. 6.